Lombardia, la scelta di Domenico: suicidio assistito gestito dalla sanità regionale

Milano, 27 agosto 2026 –  Per la prima volta in Lombardia il percorso per il suicidio medicalmente assistito è stato interamente gestito dal servizio sanitario pubblico.

Domenico Zuccarella, 59 anni, era affetto da sclerosi multipla progressiva

Domenico Zuccarella, 59 anni, era affetto da sclerosi multipla progressiva

Domenico Zuccarella ha potuto esaudire il desiderio di porre fine alla propria vita in una struttura indicata dal servizio sanitario lombardo, assistito da personale medico e infermieristico del servizio sanitario lombardo e attraverso un farmaco messo ovviamente a disposizione dal servizio sanitario lombardo.

I tre casi precedenti in Lombardia

Nei tre casi precedenti la sanità pubblica si era limitata a verificare i requisiti per autorizzare l’iter e aveva poi fornito il farmaco. A render noto il caso di Zuccarella è stata l’Associazione Luca Coscioni, che da tempo si batte perché il suicidio medicalmente assistito sia disciplinato da una legge in recepimento delle disposizioni della Corte costituzionale.

Un caso che ha riacceso il dibattito perché appare sempre più eclatante la distanza tra un Consiglio regionale, quello lombardo, che a novembre del 2024 ha scelto di non aprire alcuna discussione su un’eventuale legge regionale sul Fine Vita, considerando il tema di competenza statale, e una Giunta che il 13 maggio scorso ha dato al servizio sanitario regionale linee guida con le quali operare in base al dettato della Corte costituzionale.

Chi era Domenico Zuccarella

Zuccarella, affetto da sclerosi multipla, viveva a Giussano, in provincia di Monza, ed è morto il 25 agosto, l’altroieri, a 59 anni. È il terzo paziente in Lombardia ad aver ottenuto l’autorizzazione al suicidio medicalmente assistito ma è il primo che ha potuto contare sul servizio sanitario, che ha curato tutta la fase attuativa: dall’assistenza al farmaco e alla strumentazione necessari fino all’individuazione del luogo nel quale procedere.

L’iter per ottenere il sì a morire

Zuccarella aveva presentato la richiesta all’Azienda Socio Sanitaria Territoriale dell’Ovest Milanese l’8 novembre 2025. «Dalla richiesta all’attuazione – sottolinea l’Associazione Luca Coscioni nella nota – sono trascorsi 290 giorni, oltre 9 mesi, nonostante le linee guida regionali prevedano un termine massimo di 145 giorni. Dopo mesi di attesa, il collegio legale di studio e difesa di Zuccarella, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale della Luca Coscioni, aveva presentato un ricorso d’urgenza al tribunale. Il 23 giugno, in udienza, Domenico aveva espresso al giudice il peso dell’attesa: “Sono stanco, non ne posso più”. Il percorso si è infine concluso all’interno del Servizio sanitario regionale, che non si è limitato alla verifica dei requisiti».

Da qui le dichiarazioni di Gallo e di Marco Cappato, tesoriere della Coscioni: «Oggi in Lombardia esiste un percorso tracciato. Non un’affermazione di principio ma una strada percorsa fino in fondo nel servizio pubblico. Per evitare che un futuro assessore possa disfare tutto con un tratto di penna, è fondamentale che il Consiglio regionale approvi la legge di iniziativa popolare Liberi Subito».

L’imbarazzo dell’assessore  Bertolaso

Guido Bertolaso, assessore al welfare Regione Lombardia

Guido Bertolaso, assessore al welfare Regione Lombardia

Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare, dirama una nota che palesa l’imbarazzo del centrodestra lombardo: «Dal momento che altri hanno purtroppo deciso di rendere pubblica la vicenda, confermo che il percorso si è svolto nel pieno rispetto delle procedure previste dalle indicazioni regionali e in osservanza delle pronunce della Corte costituzionale. Su temi tanto delicati credo che le istituzioni abbiano un dovere preciso: applicare le regole, garantire i diritti, rispettare le persone e le loro scelte senza strumentalizzazioni».

L’attacco di Matteo Forte 

Matteo Forte, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e ciellino doc, non ci sta: « «Il rischio è che il servizio sanitario regionale assuma un ruolo che va oltre la sua missione fondamentale, che è quella di curare e tutelare la vita. Le linee guida emanate dall’assessorato al Welfare non riflettono l’indirizzo politico espresso dal Consiglio regionale a novembre 2024».