Lobbying e trasparenza alla Regione, ecco cosa dice il contestato Ddl "anticorruzione", la riforma lanciata dalla giunta Schifani
Alla regione la chiamano legge sulla trasparenza, la sintesi giornalistica lo ha subito fatto diventare il ddl anti corruzione. Ma comunque venga chiamata è la proposta di legge che mette ordine in un settore caldo, cerca di frenare le lobbies e rappresenta il modo in cui la giunta rilancia la sua azione di governo. inevitabilmente le opposizioni urlano alla “presa in giro”. ma al netto dello scontro delle parti politiche ecco cosa prevede la proposta.
Un giro di vite nei rapporto fra uffici pubblici, funzionari, politici e portatori di interessi privati
La norma rappresenta una regolamentazione dei rapporti tra uffici pubblici, esponenti politici e portatori di interessi privati. Il governatore Renato Schifani e l’assessore all’Economia, Alessandro Dagnino, sono i proponenti del Ddl che punta a regolamentare in modo organico l’attività di lobbying all’interno dell’amministrazione dell’Isola. Una mossa che anticipa la normativa nazionale in discussione al Senato e che risponde direttamente al monito lanciato dalla Corte Costituzionale a fine 2025, la quale sollecitava regole chiare per distinguere la legittima rappresentanza dalle influenze illecite.
Il provvedimento non punta a criminalizzare il confronto con imprese e associazioni, ritenuto fisiologico, ma a eliminare le zone d’ombra in cui le relazioni personali rischiano di condizionare i procedimenti pubblici.
Nascono il Registro pubblico e l’Agenda degli incontri
La colonna portante della riforma è l’istituzione del Registro pubblico dei rappresentanti di interessi, posizionato sotto la vigilanza del Responsabile per la prevenzione della corruzione della Regione. Per poter interloquire professionalmente con i decisori politici – dal Presidente agli assessori, fino ai consulenti e ai dirigenti generali – i lobbisti avranno l’obbligo di iscriversi e dichiarare l’identità dei propri clienti e gli obiettivi perseguiti.
Parallelamente, sul portale istituzionale della Regione nascerà un’Agenda pubblica degli incontri. In questo spazio virtuale dovranno essere registrati, entro cinque giorni dallo svolgimento, tutti i dettagli dei colloqui: data, partecipanti, argomenti trattati ed eventuali documenti consegnati. Se il rappresentante privato dimentica di inserire i dati, l’adempimento ricadrà direttamente sulla struttura pubblica.
La stretta sulle singole pratiche e il blocco delle così dette “porte girevoli”
La vera novità del testo siciliano risiede nella tracciabilità delle interlocuzioni extraprocedimentali sulle pratiche amministrative individuali, come concessioni, finanziamenti o appalti. Il disegno di legge introduce il principio dell’impronta procedimentale: qualsiasi contatto informatico o personale che cerchi di incidere sui tempi di trattazione, sulle priorità delle pratiche o sull’assegnazione dei fascicoli dovrà lasciare una traccia scritta e sintetica all’interno del fascicolo stesso. I canali non istituzionali vengono banditi; qualora un politico o un dirigente riceva messaggi su canali privati, dovrà inoltrarli immediatamente alla struttura competente.
Il Ddl affronta anche il fenomeno delle “porte girevoli” (o pantouflage): chi ha rivestito il ruolo di decisore pubblico non potrà svolgere attività di lobbying nei confronti dell’amministrazione regionale per un anno intero dalla cessazione del proprio incarico, limitatamente ai settori in cui ha esercitato i propri poteri.
Niente multe pecuniarie, scattano sanzioni interne e disciplinari
Per quanto riguarda l’apparato sanzionatorio, il testo adotta una scelta prudenziale legata ai limiti della potestà legislativa regionale, evitando l’introduzione di multe in denaro che rischierebbero l’impugnativa costituzionale. Chi viola le regole andrà incontro a provvedimenti amministrativi interni calibrati sulla gravità della condotta: si va dal richiamo scritto alla sospensione dal Registro, fino alla cancellazione definitiva con il divieto di iscriversi per due anni e la conseguente inibizione ai canali istituzionali.
Se a violare le norme sulla trasparenza è invece un dipendente regionale, gli atti saranno inviati all’ufficio procedimenti disciplinari; per i consulenti esterni scatterà la segnalazione all’organo che ha conferito l’incarico per la revoca immediata. Resta fermo l’obbligo di denuncia alla Procura o alla Corte dei Conti qualora emergano profili di reato o ipotesi di danno erariale.
Per rendere operativa la riforma e aggiornare le piattaforme informatiche regionali necessarie alla gestione di registri e agende, il disegno di legge autorizza una spesa complessiva di 3 milioni di euro, suddivisa in un milione di euro per ciascuno degli esercizi finanziari del triennio 2026, 2027 e 2028.
La norma, approvata ieri dalla giunta, dovrà seguire l’iter ordinario quindi sarà trasmessa all’ars per l’analisi di legittimità, poi analizzata dalle commissioni competenti e quindi dovrà andare a sala d’ercole per l’approvazione del Parlamento prima di divenire legge della Regione siciliana.