Lo stalker-detective . Gps e telecamera nascosti per spiare la compagna

Pedinamenti, messaggi e aggressioni dopo la fine della relazione. L’uomo è finito agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.

Pedinamenti, messaggi e aggressioni dopo la fine della relazione. L’uomo è finito agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.

Pedinamenti, messaggi e aggressioni dopo la fine della relazione. L’uomo è finito agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.

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Un gps nascosto nell’auto per sapere dove andava. Una telecamera piazzata in casa per vedere cosa faceva. Poi pedinamenti, appostamenti, messaggi, comparsate improvvise e, secondo l’accusa, anche le botte. È il sistema di controllo che un 38enne residente a Rimini avrebbe messo in piedi attorno alla ex compagna. Una storia che adesso gli è costata gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Il provvedimento è stato disposto dal gip del tribunale di Rimini su richiesta del pm Davide Ercolani. La misura è stata eseguita dai carabinieri.

Il cuore della vicenda sta proprio nei sistemi che, secondo gli inquirenti, sarebbero serviti per tenere d’occhio la donna e sapere dove si trovava. Nell’auto della ex sarebbe stato infatti nascosto un localizzatore gps, una sorta di microspia capace di seguirne gli spostamenti. Nell’abitazione sarebbe stata piazzata anche una telecamera wireless, nascosta dietro una griglia di aerazione, attraverso la quale sarebbe stato possibile procurarsi immagini della vita privata della donna. A questo si sarebbero aggiunti appostamenti, telefonate, messaggi e incontri tutt’altro che casuali.

L’uomo, stando a quanto ricostruito, si sarebbe fatto vedere sotto casa, nei posti frequentati dalla ex e sul luogo di lavoro. In alcune occasioni avrebbe inoltre seguito in macchina la donna e il suo nuovo compagno. La loro separazione risale al 2017. La donna ha raccontato agli investigatori che già durante la convivenza ci sarebbero stati atteggiamenti gelosi e possessivi. Con la fine della relazione, però, la situazione non si sarebbe chiusa. Al contrario, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero proseguite pressioni, richieste di tornare insieme, minacce e controlli continui.

I litigi e le aggressioni sarebbero iniziati per la gestione delle due bambine sfociando poi in scenate per la nuova frequentazione della donna. Aggredita fisicamente e verbalmente, la ex compagna sarebbe ricorsa diverse volte alle cure dei medici del pronto soccorso. Nel marzo scorso, durante una lite, il 38enne avrebbe colpito la ex con un pugno all’occhio, provocandole lesioni. Un altro episodio sarebbe avvenuto ad agosto. Secondo quanto ricostruito, il 38enne avrebbe raggiunto il nuovo compagno della ex, aperto con forza la portiera dell’auto e sferrato un calcio, provocandogli altre lesioni.

Gli investigatori hanno messo insieme il racconto della donna con gli altri elementi raccolti, tra testimonianze, documentazione sanitaria e interventi delle forze dell’ordine. Alla fine è arrivata la decisione del giudice. Per il 38enne sono scattati gli arresti domiciliari.

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