«Lo fucileremo in diretta tv» L’Onu: è tortura   - L'Unione Sarda.it

Stati Uniti

10 ottobre 2026 alle 00:39

Sdegno per l’annuncio choc di Hegseth. L’ira dei vescovi 

WASHINGTON. La fucilazione di Nidal Hasan, l’ex maggiore dell'esercito che nel 2009 uccise 13 persone e ne ferì altre 32 in una violenta sparatoria alla base militare di Fort Hood, in Texas, sarà trasmessa in diretta streaming. «Una violazione al divieto assoluto di tortura», ha tuonato l'Ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani dell'Onu, unendosi allo sdegno per l'annuncio shock del capo del Pentagono. «La gente deve capire che ci sono gravi conseguenze per questo tipo di azioni», ha sostenuto Pete Hegseth, parlando dell’esecuzione già programmata per il prossimo 3 dicembre, proprio nel luogo dell’attacco di Fort Hood, a un orario (le 13) tale da coincidere con l’inizio della sparatoria.

L’autorizzazione

«Se la merita la pena di morte per fucilazione», ha rincarato il presidente Donald Trump, che in settimana aveva autorizzato il plotone di esecuzione che per i militari non veniva schierato dalla fine della Seconda guerra mondiale. «Non so se accadrà davvero. Quest’uomo ha compiuto il peggior attentato terroristico sul suolo americano dopo l’11 Settembre. Se alla fine dovesse essere trasmesso in diretta streaming, io non la guarderò», ha commentato il vicepresidente Usa, JD Vance, replicando in Ohio a una domanda su come sia possibile conciliare la sua fede cristiana alla controversa vicenda.

I vescovi

Durissima la Conferenza episcopale dei vescovi degli Stati Uniti. «Il nostro Dio è il Dio della vita: in nessun modo le azioni di Hassan possono essere giustificate, ma questa decisione è una promozione barbara di una cultura di morte e deve essere riconsiderata», ha tuonato l’arcivescovo Paul Stagg Coakley. «Non è accettabile la spettacolarizzazione della morte, per quanto naturalmente la persona sia colpevole, però ci sono altri sistemi, è incomprensibile», ha rincarato il cardinale Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin, per il quale «il pensiero della Chiesa è in opposizione totale alla pena di morte».

Il dibattito

L'inedita mossa del Pentagono ha creato un forte fronte critico bipartisan anche in Congresso. «Hasan deve affrontare la pena capitale, ma rendere pubblica la sua esecuzione e trasmetterla in streaming? È assolutamente ripugnante», ha scritto il senatore Thom Tillis, repubblicano della Carolina del Nord, in un post su X. «Le esecuzioni pubbliche sono pratiche tipiche di dittature oppressive come l’Iran e l'Afghanistan. Non dovrebbero accadere in America», ha rincarato Tillis. Simili i commenti del senatore dem Chris Murphy: l'idea è «ripugnante» e ricorda le esecuzioni compiute dall’Isis. Il paradosso della decisione di Trump è che le forze armate americane non utilizzano questo metodo dal 1945 e non dispongono più di una procedura moderna per attuarlo. Nel caso di Hasan pesano anche altre considerazioni sia sul suo trasferimento da Fort Leavenworth, in Kansas, sia sulle sue condizioni, dato che è paralizzato ed è costretto su una sedia a rotelle dopo le ferite riportate nella sparatoria. La scelta della fucilazione ha costretto quindi l’esercito ad abbandonare mesi di pianificazione basati su modalità diverse. Documenti interni hanno chiarito che i funzionari si stavano preparando a ricorrere alle iniezioni letali. Le stesse della recente vicenda di Christa Pike, in Tennessee, sopravvissuta a due tentativi.

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