Linee Brt, la rivoluzione della mobilità. Un viaggio nei cantieri tra criticità e aspettative
Corso Italia è uno dei punti in cui la trasformazione si vede meglio. Le fermate tecnologiche sono già lì, al centro della carreggiata, le corsie dedicate prendono forma e la segnaletica orizzontale completa progressivamente il nuovo disegno della strada. A Taranto Brt non è più soltanto un progetto sulla carta: ha già cominciato a cambiare lo spazio urbano. E con il cambiamento arrivano le domande: dove parcheggiare, come attraversare, come cambierà il traffico e soprattutto quando i nuovi bus potranno partire?
Il viaggio nei cantieri della rivoluzione della mobilità tarantina comincia da qui, insieme all’assessore comunale alla Mobilità Giovanni Patronelli. Prima dei bus, però, bisogna chiudere i cantieri. «Prima di parlare dell'utilizzo delle linee Brt parlerei del completamento dei cantieri e dello stato d'avanzamento degli stessi», spiega. La fase più pesante, quella della moltiplicazione delle lavorazioni che aveva interessato diversi punti della città anche alla vigilia dei Giochi del Mediterraneo, è ormai alle spalle. Molte aree sono state liberate e in alcuni casi si è lavorato anche di notte. L’esempio più recente è il cavalcaferrovia di Croce: è stata varata la seconda di tre travi e la terza è prevista tra lunedì e martedì. Il deposito di via Acton è in fase di completamento, alcuni collaudi dei mezzi sono già stati effettuati e in diverse arterie si lavora alla segnaletica. L’obiettivo resta chiudere le opere entro la fine di novembre. Patronelli, tecnico di cantiere prima ancora che assessore, mantiene però una cautela: «Sappiamo come vanno i cantieri, l'imprevisto è dietro l'angolo». Se il cronoprogramma sarà rispettato, gennaio resta l’orizzonte per l’ingresso in esercizio dei bus. Prima, però, dovranno essere definiti anche gli aspetti legati al trasporto pubblico locale e al rapporto con la Regione Puglia, compreso il rimborso chilometrico. «Per quanto riguarda l'assessorato e per quanto riguarda me non ho mai parlato di slittamenti», precisa Patronelli. Saranno quindi i prossimi mesi a dire se l’obiettivo sarà rispettato.
Dal cantiere alla strada, il primo nodo è quello dei parcheggi. Siamo davanti al Tribunale, una delle zone più delicate della nuova rete. Le prime due fermate tecnologiche sono già realizzate. Attorno ci sono scuole, uffici, il palazzo di giustizia e un continuo movimento di persone. Gli stalli che prima consentivano di parcheggiare lungo la strada sono diminuiti e qui la trasformazione si fa sentire più che altrove. «È una zona importante, una zona che potrebbe subire degli impatti importanti», riconosce l’assessore. La ricerca di soluzioni, spiega, è però già partita: una prima manifestazione di interesse per acquisire terreni destinati a parcheggi era stata avviata a dicembre dello scorso anno e recentemente ne è stata pubblicata un’altra. Si stanno avvicinando anche privati interessati a realizzare parcheggi, compresi quelli in silos. Il problema non è però soltanto trovare spazio. In una zona densamente costruita bisogna fare i conti con accessi, viabilità e fattibilità tecnica. «Prima dell'ingresso in esercizio dei bus Brt alcune risposte saranno sicuramente date», assicura Patronelli.
Altra tappa importante e simbolica, il rione Tamburi. Qui muta la conformazione urbana e, secondo l’assessore, cambia anche il modo di affrontare il problema della sosta. L’esempio è via Verdi, dove si valuta il passaggio dalla disposizione «a cassonetto» a quella «a pettine». Una modifica apparentemente minima, ma che può recuperare posti senza costruire nuovi parcheggi. «Ogni dieci stalli di parcheggio a cassonetto recuperiamo altri sette posti a pettine», spiega Patronelli. In quattro isolati da cinquanta metri si potrebbero recuperare circa 24 posti attraverso una diversa disposizione della segnaletica. Non è la soluzione generale al problema, ma una delle compensazioni possibili. «Le criticità ci sono, è innegabile», ammette l’assessore, «ci stiamo impegnando e stiamo studiando nei minimi dettagli le soluzioni da adottare».
C’è anche la questione del carico e scarico delle attività commerciali. La nuova viabilità impone di ripensare gli spazi utilizzati dai negozi. La Polizia locale sta lavorando alla loro delocalizzazione, ascoltando anche i commercianti. Sono piccoli pezzi della stessa trasformazione. Brt non significa soltanto far passare un autobus più veloce: significa cambiare la disposizione delle auto, spostare un’area di carico, modificare un attraversamento, togliere uno stallo e recuperarne altri altrove.
Poi ci sono le fermate al centro della carreggiata, altro elemento che ha alimentato dubbi soprattutto sulla sicurezza. Corso Italia è il punto più semplice per capire la scelta. «La corsia è collocata al centro dell’isola spartitraffico per ridurre i punti di conflitto con il traffico ordinario e garantire al mezzo la velocità di progetto». Qui entra in gioco la bus priority. Ogni bus veloce sarà localizzato attraverso il GPS e le lanterne semaforiche saranno collegate al sistema. Quando il mezzo si avvicinerà, il traffico ordinario verrà fermato e il bus avrà il verde per attraversare l’intersezione. L’obiettivo è ridurre le interferenze e rendere il servizio più regolare.
Ma se al centro della strada viaggia il bus, ai lati restano pedoni e automobili. Le fermate saranno quindi accompagnate «da attraversamenti regolati dai semafori e da nuova segnaletica. In questi giorni si è intervenuti anche davanti alla scuola Alfieri, con la realizzazione della zebratura. Le fasce più deboli del territorio sono i nostri figli», sottolinea Patronelli. Lo stesso discorso vale per i cordoli, questione che in questi giorni ha suscitato polemiche in seguito ad alcune cadute di pedoni. La barriera delimita la corsia e segnala che quello spazio non può essere attraversato liberamente, ma per chi è abituato da anni a muoversi nello stesso modo il cambiamento non è immediato. «Molto probabilmente chi è abituato a percorrere serenamente il centro dove risiede, vedere trasformato quello stesso posto non lo porta subito a metabolizzare quella che è la nuova realtà», osserva l’assessore. Per questo servirà una forte campagna di sensibilizzazione, soprattutto per anziani e bambini.
«È una rivoluzione soprattutto culturale», dice Patronelli. Perché il nuovo sistema funzioni non basterà costruire corsie e fermate: bisognerà convincere una città abituata all’automobile a sperimentare un altro modo di spostarsi. Il ragionamento parte da un effetto molto concreto. Con la bus priority il traffico ordinario dovrà lasciare spazio al passaggio dei mezzi pubblici. «Se oggi per percorrere Corso Italia ci vogliono sette, otto, dieci minuti, domani quei dieci minuti potrebbero essere un quarto d'ora, venti minuti», spiega Patronelli negli orari di punta. L’aspettativa è che, dopo aver sperimentato più volte i rallentamenti, una parte degli automobilisti scelga di cambiare percorso oppure di lasciare l’auto.
Ma perché questa seconda possibilità sia praticabile servono parcheggi di scambio. L’esperienza dei Giochi del Mediterraneo viene indicata come un precedente: l’area realizzata nei pressi della clinica Bernardini, in via Scoglio del Tonno, con circa 500-600 posti, aveva consentito a chi arrivava da Talsano di lasciare l’auto e proseguire con una navetta. Lo stesso modello potrebbe essere replicato, anche nell’area del Tribunale. Gli avvocati hanno chiesto una soluzione per la perdita degli stalli e tra le ipotesi c’è l’individuazione di aree di scambio collegate da navette ogni 20-30 minuti. L’obiettivo sarebbe portare professionisti e utenti vicino al palazzo di giustizia senza concentrare tutte le automobili nella zona.
La qualità del sistema dipenderà quindi anche da ciò che succede prima e dopo la fermata. Ci sarà infatti bisogno di una rete complementare: le attuali linee del trasporto pubblico saranno riorganizzate e arriveranno linee di adduzione destinate a collegare i quartieri alle due dorsali veloci. Sarà una seconda rivoluzione, meno visibile dei cantieri ma decisiva per il funzionamento della rete. Anche sulle tariffe l’orientamento indicato dall’assessore è quello di «non trasformare la novità in un ostacolo. L’idea è mantenere il costo degli abbonamenti in linea con quello attuale, consentendo agli studenti di utilizzare Brt e linee complementari. Il quadro definitivo dovrà essere definito anche sulla base del piano economico-finanziario di Kyma Mobilità». Poi c’è il rapporto con le aziende. Patronelli immagina convenzioni e accordi per collegare il trasporto pubblico ai piani di spostamento casa-lavoro. Per chi arriva da un quartiere periferico o dalla provincia, la domanda è semplice: dove lasciare l’auto e come raggiungere il posto di lavoro in tempi certi? È una questione che riguarda lavoratori, studenti, professionisti e utenti dei servizi.
Il viaggio nei cantieri finisce così davanti a una città ancora sospesa tra due modelli. Da una parte ci sono i cordoli, gli stalli cancellati, le nuove fermate e le strade che devono essere ridisegnate. Dall’altra c’è un sistema che non trasporta ancora passeggeri ma ha già cominciato a cambiare lo spazio urbano. La fase più difficile dei cantieri, secondo l’amministrazione, è alle spalle. Davanti ci sono ancora mesi di lavori, collaudi e organizzazione. Poi arriveranno i bus, se il cronoprogramma sarà rispettato. E sarà allora il vero banco di prova: non più il cantiere, ma le abitudini dei tarantini. Lasciare l’auto, cercare un parcheggio di scambio, utilizzare una linea di adduzione, raggiungere una fermata al centro della strada, rispettare un nuovo semaforo. La rivoluzione della mobilità, in fondo, sarà tutta qui: trasformare un’opera in un’abitudine quotidiana, strada dopo strada, fermata dopo fermata.