Strage di Linate, 25 anni dopo: sicurezza aerea e memoria delle vittime

Linate, 25 anni dopo la strage la battaglia per la sicurezza aerea: il dolore dei familiari “diventato impegno per tutti”

Alle 8.10, a Linate, il tempo si è fermato ancora una volta. È l’ora e il luogo in cui, 25 anni fa, tutto accadde: un Cessna privato in arrivo da Parigi entrò per errore nella pista di decollo e si scontrò con un aereo della Sas diretto a Copenaghen. Il McDonnell Douglas, incendiatosi dopo l’impatto, finì contro un capannone dello smistamento bagagli. Morirono 118 persone. Milano le ha ricordate con un momento di raccoglimento nello stesso aeroporto e poi nella basilica di Sant’Ambrogio, dove la messa celebrata dall’arcivescovo Mario Delpini ha riunito autorità e familiari delle vittime. In prima fila anche Pasquale Padovano, unico sopravvissuto: lavorava nel deposito bagagli dell’aeroporto. Ma nel venticinquesimo anniversario il ricordo non è stato soltanto rivolto a ciò che accadde quella mattina. È stato anche un bilancio di ciò che, da quella tragedia, è stato costruito.

Al centro c’è il lavoro del Comitato 8 ottobre, nato dall’esperienza e dal dolore dei familiari e impegnato negli anni sul fronte della sicurezza aerea. “Venticinque anni sono un’eternità e sono un nulla per tutti noi familiari”, ha detto la presidente Adele Pesapane Scarani. Ma il proposito che i familiari si erano dati dopo la strage era chiaro: “Fare qualcosa perché non succedesse più una cosa di quel genere, che nessuno soffrisse quello che avevamo sofferto”. Quel lavoro, ha sottolineato Pesapane Scarani, ha portato a una lunga trasformazione del sistema. “Il lavoro sulla sicurezza per quanto riguarda il trasporto aereo è stato veramente un grossissimo successo“, ha detto, aggiungendo però che l’impegno non è finito. Oggi il Comitato lavora anche sulla family assistance, perché dopo una tragedia i familiari abbiano risposte e un sostegno concreto, anche psicologico, fin dal momento in cui la loro vita viene sconvolta.

È questa la trasformazione del dolore di cui hanno parlato anche le istituzioni. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha definito quella dei familiari una capacità “difficile da fare”: trasformare la sofferenza in impegno civile e in un’azione concreta per la comunità. “Se oggi c’è maggiore sicurezza negli scali aeroportuali, è merito anche delle loro iniziative“, ha detto, ricordando anche i premi di laurea promossi dal Comitato per diffondere la cultura della sicurezza. Per Sala, alla sua ultima commemorazione da sindaco, il ricordo di Linate è anche personale. Un collega e amico che lavorava con lui alla Pirelli morì in quella tragedia. Quel giorno, ha raccontato, era in ufficio quando arrivò la notizia e poco dopo qualcuno lo chiamò dicendogli che forse Alberto era su quel volo. Poi arrivò la conferma.

La memoria resta dunque una ferita, ma non è rimasta immobile. “Da parte nostra raccogliamo questa energia e la traduciamo in responsabilità, impegno costante e crescente sulla sicurezza”, ha detto l’amministratore delegato di Sea Armando Brunini, ringraziando il Comitato per aver saputo trasformare il dolore in energia positiva. Anche Enac ed Enav hanno sottolineato quanto sia cambiato il sistema. Per il commissario straordinario dell’Enac Carlo Mearelli, la sicurezza del trasporto aereo non ammette pause né compromessi. Il presidente di Enav Sandro Pappalardo ha parlato del “grandissimo processo di trasformazione” avviato dopo la tragedia e di un miglioramento che deve restare costante.

Nella basilica di Sant’Ambrogio, Delpini ha dato alla commemorazione un significato di speranza. “Forse i morti di Linate hanno un messaggio, forse sono un simbolo che ci incoraggia“, ha detto nell’omelia. A quei 118 che non poterono proseguire il loro viaggio, l’arcivescovo ha affidato un invito: alzare il capo, guardare avanti, fare tutto ciò che dipende dall’uomo e dalle tecnologie perché un disastro non si ripeta. È forse questo il senso più concreto di 25 anni di memoria: non cancellare il dolore, cosa impossibile, ma provare a farne qualcosa che resti. Perché la sicurezza conquistata dopo Linate non è soltanto una serie di procedure e sistemi più efficaci. È anche il risultato della voce di chi quel dolore lo ha vissuto sulla propria pelle e ha scelto di trasformarlo in una responsabilità per tutti.