Lies of P: Complete Edition – Recensione - GameScore

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In un’epoca avviluppata dalla nebbia del progresso sfrenato, la scintilla della creazione ha sfidato le leggi stesse della natura. Un artigiano, mosso da un dolore indicibile e da un’ambizione smisurata, ha plasmato la materia inerte, infondendovi un barlume di coscienza. Eppure, questa nuova forma di vita si risveglia in un mondo che ha smarrito la propria anima. Le strade lastricate di pietre lucide, un tempo palcoscenico di opulenza e scoperte strabilianti, risuonano altresì soltanto del clangore metallico di automi impazziti, macchine nate per servire che hanno affogato i loro padroni in un mare di sangue. Il viaggio inizia nel silenzio di una carrozza abbandonata, guidato da una voce eterea e da un battito ritmico che simula goffamente l’esistenza. Il viandante, un costrutto dalle fattezze incredibilmente umane, si fa strada tra le rovine di una civiltà decaduta, armato solo della propria resilienza e di una singolare, spaventosa capacità: quella di alterare la percezione della realtà attraverso l’inganno. La verità, fredda e spietata, si scontra inesorabilmente con il calore rassicurante della finzione. Qualunque passo mosso all’interno di questo incubo fatto di acciaio e ingranaggi arrugginiti richiede una dedizione assoluta. I nemici si accaniscono con una brutalità logica e spietata, esigendo dal viaggiatore una precisione specifica nei movimenti; una danza macabra scandita da schivate repentine e parate calcolate al millisecondo. Risulta un percorso intrinsecamente punitivo, logorante per lo spirito, concepito appositamente per spezzare la volontà di chi non possiede la giusta tenacia. Il trionfo giunge esclusivamente dopo innumerevoli cadute, quando il dolore acuto della sconfitta si trasforma lentamente in pura memoria muscolare e in una strategia affinata. In questo grottesco teatro dell’assurdo, la disperata ricerca del proprio creatore si tramuta ben presto in una discesa vertiginosa negli abissi della follia, sollevando un interrogativo costante e martellante su cosa significhi realmente possedere un’anima all’interno di un universo dominato dal gelo dell’artificio.
Il ritorno tra le strade intrise di sangue e fango di Krat (dopo un prologo chiamato Overture davvero piacevole e sensazionale) è un’esperienza che riesce a scuotere l’animo oggi esattamente come fece al suo debutto originale. Quando il team di Neowiz Games e Round8 Studio decise di prendere il capolavoro letterario di Carlo Collodi per trasfigurarlo in un incubo gotico-steampunk, molti storsero il naso, temendo un banale esercizio di stile. Il risultato, come la storia recente ci ha ampiamente dimostrato, fu un’opera immensa capace di ritagliarsi uno spazio d’onore nell’affollato pantheon dei souls-like. A distanza di tempo, ci troviamo tra le mani la Complete Edition di Lies of P, e il palcoscenico scelto per questa disamina è nientemeno che Nintendo Switch 2, arrivato il 5 agosto 2026. L’approdo di un titolo così massiccio, denso e tecnicamente esigente sulla nuova console ibrida della casa di Kyoto rappresenta un banco di prova formidabile, sia per gli sviluppatori coreani, sia per l’hardware stesso. Questa recensione, dunque, vuole esplorare non solo la sontuosità di un pacchetto definitivo che racchiude ogni singolo aggiornamento, espansione e miglioria estetica rilasciata nel corso dei mesi, bensì valutare quanto il brutale viaggio del burattino riesca a mantenere intatto il suo fascino assuefacente in un ecosistema inedito e portatile.

Krat non è mai stata così affascinante e portatile
Addentrarsi nei meandri di Krat attraverso lo schermo del Nintendo Switch 2 restituisce sensazioni meravigliosamente contrastanti. L’idea di poter affrontare la furia delle marionette impazzite, seduti comodamente in treno o rannicchiati sul divano, conferisce all’intera produzione una dimensione intima e alquanto viscerale. L’architettura della console ibrida esalta in maniera sorprendente la direzione artistica del titolo. La città di Krat, ispirata prepotentemente all’eleganza decadente della Belle Époque europea, brilla di una luce sinistra e ammaliante. I riflessi dell’acqua piovana sui ciottoli dissestati, il bagliore tremolante dei lampioni a gas e il fumo denso che fuoriesce dalle fabbriche in rovina vengono renderizzati con una cura certosina. Gli sviluppatori hanno svolto un lavoro di ottimizzazione che ha del miracoloso. Certo, paragonando l’immagine a quella generata dalle ammiraglie casalinghe più carrozzate (un po’ come la prova effettuata per il titolo base e il suo DLC su ecosistema Xbox) si nota qualche compromesso nella risoluzione delle ombre e nella densità del particellare; tuttavia, il colpo d’occhio generale rimane sbalorditivo. Giocato in modalità portatile, lo schermo esalta i contrasti cromatici, rendendo i rossi scarlatti del sangue e i blu cobalto dell’Ergo ancora più vibranti e ipnotici. In modalità docked, collegato al televisore, il gioco sfrutta la potenza aggiuntiva dell’hardware per stabilizzare ulteriormente il frame-rate e aumentare la risoluzione dinamica. E parliamo proprio di fluidità, un aspetto che in un souls-like decreta inesorabilmente la vita o la morte del videogiocatore. Lies of P su Switch 2 mantiene una solidità granitica, gestendo le animazioni complesse e i ritmi forsennati dei combattimenti senza incertezze fatali. I cali di frame sono eventi rarissimi, circoscritti a momenti di estremo caos a schermo con molteplici nemici e letali esplosioni elementali. Questa fluidità è il pilastro su cui si regge l’intera godibilità dell’opera, permettendo al giocatore di affidarsi ai propri riflessi senza il timore di essere tradito da incertezze tecniche.
Come ben sappiamo ed è possibile riscontrare con le recensioni passate dedicata sempre a Lies of P, la lore è alquanto fitta, criptica e intrisa di malinconia. Il protagonista non pronuncia mai una parola, eppure il suo ruolo nel mondo è definito da un’azione profondamente umana: mentire. In un mondo dove i burattini sono vincolati al “Grande Patto” che impedisce loro di dire il falso, il nostro eroe possiede il libero arbitrio. Durante la campagna vi troverete ad affrontare scelte morali delicate, dialoghi in cui dovrete decidere se rivelare una verità crudele capace di distruggere le speranze di un sopravvissuto, o concedere una pietosa bugia per donare un attimo di conforto in un mondo condannato. Queste scelte non possono essere considerate come un mero orpello estetico; accumulando “umanità” attraverso l’inganno, il protagonista muterà fisicamente, sbloccando reazioni inedite dai personaggi secondari, alterando l’esito di alcune missioni e, inevitabilmente, modificando il finale del gioco. La Complete Edition brilla in maniera accecante proprio per la quantità e la qualità dei contenuti narrativi aggiuntivi. L’inclusione dell’espansione principale, Overture, amplia enormemente la mappa di gioco, portandoci ad esplorare i sobborghi dimenticati e le vecchie fonderie dove i primi esperimenti alchemici presero vita. Queste nuove aree si integrano in maniera così fluida nel tessuto originale del gioco da risultare indistinguibili per chi affronta il viaggio per la prima volta. Il level design, già ottimo nella versione base, altresì raggiunge picchi di eccellenza, con un sistema di scorciatoie interconnesse che allevia il peso di un backtracking a tratti insistente. Si incontrano nuovi boss, figure tragiche e deformate dalla follia dell’Ergo, capaci di mettere a dura prova anche i veterani più navigati. Gli scontri con i Boss di Lies of P sono coreografie di puro terrore e meraviglia estetica; i nuovi scontri presenti in questa edizione alzano ulteriormente l’asticella della sfida, richiedendo una memorizzazione perfetta dei pattern di attacco e una gestione oculata delle risorse.
L’Hotel Krat, che funge da hub centrale per il ristoro, il potenziamento e l’interazione con gli altri personaggi presenti nel gioco, si popola di nuove figure enigmatiche, portatrici di missioni secondarie articolate che scavano nel passato oscuro dell’invenzione dei burattini. I documenti, le lettere insanguinate e le descrizioni degli oggetti disseminati per la città formano un puzzle narrativo assuefacente, che spinge il giocatore a esplorare ogni anfratto per comprendere le origini del disastro. Si percepisce forte l’autorialità del team di sviluppo, la volontà precisa di creare un mondo dotato di regole proprie, coerente nella sua follia e spietato nella sua evoluzione. La longevità è in linea con quello mostrato con le precedenti recensioni; dunque, vi rimandiamo lì per eventuali riscontri su quel frangente. La scrittura è sopraffina e delicata a tratti, emozionante in alcuni punti e decisiva per via della sua natura da souls. Il titolo è disponibile localizzato in lingua italiana.

Farsi largo in una città meccanica – La portabilità è la quintessenza di questa Complete Edition
Il cuore pulsante dell’esperienza ludica di Lies of P: Complete Edition risiede nel suo sistema di combattimento, un ibrido magistrale che fonde la pesantezza calcolata di Dark Souls con la frenesia aggressiva di Bloodborne, introducendo al contempo una meccanica di parata perfetta che strizza l’occhio a Sekiro. Nella Complete Edition, questo sistema raggiunge la sua vetta più alta grazie ad un certosino lavoro di bilanciamento accumulato nel tempo. Il protagonista dispone del Braccio a Legione, una protesi meccanica intercambiabile che aggiunge uno strato tattico fenomenale agli scontri. Potrete utilizzare un cavo per trascinare a voi i nemici più deboli, sputare fiamme per logorare le difese degli automi sensibili al surriscaldamento, o piazzare mine esplosive per controllare il territorio. La vibrazione dei Joy-con di Nintendo Switch 2 restituiscono un feedback tattile assai piacevole durante l’utilizzo di questi strumenti, aumentando il senso di immersione e il peso di ogni singola azione. L’elemento di maggior spicco rimane indiscutibilmente il sistema di assemblaggio delle armi. Il giocatore ha la libertà di disgiungere la lama (o la testa contundente) dall’impugnatura di quasi tutte le armi presenti nel gioco, creando combinazioni letali e personalizzate. L’impugnatura determina il moveset, le animazioni di attacco e lo scaling delle statistiche; la lama, di contro, stabilisce il danno base, il tipo di danno e la gittata. Questa meccanica vi invita costantemente a sperimentare, permettendovi di brandire una gigantesca chiave inglese montata sull’impugnatura veloce di uno stocco aristocratico. In questa edizione definitiva, l’arsenale si arricchisce di nuovi e bizzarri strumenti di morte, provenienti dalle espansioni incluse nel pacchetto. Ogni arma ha un proprio peso specifico, una propria identità che deve essere padroneggiata. Inoltre, la meccanica dell’affilatura, che vi costringe ad utilizzare una mola meccanica sul braccio sinistro per ripristinare la durabilità dell’arma anche nel bel mezzo di uno scontro boss, aggiunge una tensione drammatica favolosa. Il rumore stridente del metallo contro la pietra, amplificato dai potenti altoparlanti della console o da un buon paio di cuffie, scandisce il ritmo di danze mortali all’ultimo respiro.
Sul versante estetico, la Complete Edition offre una pletora di nuovi costumi e maschere, permettendo ai giocatori di personalizzare il proprio alter ego di legno e ferro con un gusto sartoriale squisitamente ottocentesco. Vedere il proprio personaggio sfrecciare tra gli attacchi nemici indossando un cappotto logoro da cacciatore o una raffinata divisa militare in disuso aggiunge un tocco di teatralità fantastico all’azione. La pulizia visiva raggiunta su Switch 2 è encomiabile; i modelli poligonali dei nemici, specialmente dei boss principali, mostrano un livello di dettaglio che rende tangibile la consistenza del freddo metallo, del cuoio sdrucito e degli ingranaggi che girano a vuoto. Il comparto sonoro, infine, rappresenta la ciliegina su una torta già ricchissima. L’atmosfera è costantemente permeata da suoni ambientali inquietanti: lo stridere dei giunti arrugginiti in lontananza, i lamenti gutturali delle creature corrotte nei vicoli bui, lo scrosciare incessante della pioggia. La colonna sonora è un capolavoro di emotività, alternando silenzi opprimenti a valzer malinconici suonati al grammofono, fino ad esplodere in tracce orchestrali epiche, incalzanti e drammatiche durante i brutali scontri di fine livello. Ascoltare questi brani mentre si esplora una Krat desolata regala vibrazioni di puro lirismo, confermando come Lies of P sia un’opera curata sotto ogni minimo aspetto sensoriale.

In conclusione, Lies of P: Complete Edition su Nintendo Switch 2 è un trionfo assoluto, la consacrazione di un titolo che ha saputo prendere i dogmi di un genere inflazionato e farli propri, reinterpretandoli attraverso una lente affascinante e malinconica. La mole contenutistica di questa edizione definitiva garantisce decine e decine di ore di gioco frenetico, impreziosite da una rigiocabilità altissima dettata dai molteplici finali e dalle innumerevoli build sperimentabili. I ragazzi di Neowiz hanno confezionato un gioiello oscuro che trova sulla nuova console Nintendo una casa sorprendentemente accogliente e performante. Il viaggio del burattino alla ricerca della propria umanità vi logorerà, vi farà imprecare, vi costringerà ad affinare le vostre abilità fino al limite estremo; al contempo, saprà ricompensarvi con un senso di appagamento che pochi altri titoli sul mercato riescono ad eguagliare. Preparate la vostra lama, caricate il vostro Braccio a Legione e scegliete con cura le vostre bugie: Krat vi aspetta per il suo ultimo, macabro spettacolo.

Lies of P: Complete Edition – Recensione
PRO
Direzione artistica sontuosa e coerente, esaltata in modalità portatile;
Combat system profondo, personalizzabile e incredibilmente appagante;
Mole di contenuti mastodontica grazie all'inclusione di tutte le espansioni;
Trama e lore avvolgenti, con il sistema di bugie a donare un grande peso morale;
Ottimizzazione su Switch 2 eccellente e frame-rate granitico.
CONTRO
Il livello di sfida in alcune boss fight aggiuntive rasenta la frustrazione;
Il backtracking in certe aree del gioco base resta a tratti farraginoso;
Le meccaniche di platforming sono ancora leggermente imprecise.
9.2
Un capolavoro oscuro e assuefacente nella sua forma più ricca!
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