Licenze 5G, Slc Cgil: "Sì al rinnovo non oneroso”
Il rinnovo delle frequenze 5G “sia l’occasione per facilitare finalmente una vera politica industriale che liberi risorse per investimenti infrastrutturali mirati e, soprattutto, veicoli un programma straordinario di formazione e riprofessionalizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori della filiera, a iniziare da quelli del Crm/Bpo”.
A parlare è Riccardo Saccone, segretario generale di Slc Cgil, che commenta l’avvio, da parte di Agcom, della consultazione pubblica sul rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze radiomobili in scadenza nel 2029. Per Saccone si tratta di “un’occasione unica per permettere finalmente la realizzazione della rete 5G Standalone e, soprattutto, evitare che i costi della transizione digitale ricadano sulle persone”.
Nuove risorse per riprofessionalizzare i lavoratori Crm/Bpo
Per i sindacati, d’altra parte, il settore Crm/Bpo sta attraversando “una profonda ristrutturazione, una crisi che rischia di essere irreversibile. In più occasioni ci siamo dichiarati favorevoli a un rinnovo non oneroso delle licenze a patto che favorisca anche investimenti sulle persone della filiera. Ora è il momento di agire. È necessario che tutti gli attori, a partire dalle istituzioni, si coordinino per trovare strumenti, risorse e opportunità di riprofessionalizzazione per migliaia di lavoratrici e lavoratori. Ci attiveremo in tutte le sedi”, conclude Saccone, “affinché sia chiaro che da questa opportunità, se decisa, dal governo non devono in alcun modo esser lasciati fuori i lavoratori, a partire dai più esposti”.
La consultazione pubblica
Il provvedimento Agcom riguarda le bande 800, 900, 1500, 1800, 2100, 2600, 3400-3600 MHz e le frequenze fixed wireless a 28 GHz e conferma l’impostazione della cosiddetta “Opzione Rinnovo”, già prospettata nella precedente consultazione avviata con la delibera n. 154/25/Cons.
L’Autorità propone di rinnovare tutti i diritti d’uso fino al 31 dicembre 2037, prorogando alla stessa data anche quelli relativi alla banda 28 GHz. Il rinnovo sarà però subordinato all’assunzione di specifici impegni da parte degli operatori, sia sul fronte degli investimenti destinati a migliorare copertura e qualità dei servizi, sia in materia di accesso alle reti da parte di altri fornitori di reti e servizi.
Uno degli elementi centrali della consultazione riguarda per l’appunto la definizione di obblighi misurabili di copertura e qualità del servizio, accompagnati da indicatori prestazionali pensati per rispondere ai futuri fabbisogni di connettività di cittadini e imprese.
Sul fronte della copertura, spiega Agcom, gli operatori dovranno estendere i servizi wireless a un’ampia quota della popolazione e del territorio nazionale, includendo aree strategiche per la digitalizzazione come zone montane e rurali, infrastrutture di trasporto, località turistiche e parchi nazionali. Gli obiettivi saranno articolati secondo una roadmap con tre milestone di verifica intermedie e finali.
Il nodo delle torri
Tra gli osservatori c’è però chi evidenzia che il provvedimento posto in consultazione da Agcom non prende in considerazione il fatto che rispetto al 2018, l’anno in cui era stata lanciata l’asta precedente, molti operatori telefonici hanno nel frattempo ceduto parte della propria componente infrastrutturale nell’ottica di ridimensionare il debito e focalizzarsi sul core business.
Considerando questa prospettiva, ai fini del rinnovo delle frequenze a condizioni agevolate potrebbe diventare importante, per gli operatori, il fatto di avere contratti validi e di lungo termine per accedere alle torri dove installare i loro apparati attivi.