Lepore e gli haters, opposizioni all’attacco. Già pronto un esposto: "Complotto fantasioso per sviare l’attenzione"

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Da FdI a Lega e Forza Italia, fino a Favia: "La Giunta faccia finalmente autocritica. È sbagliato confondere minacce e reati con un dissenso popolare in crescita"

I volti delle opposizioni: da sinistra Stefano Cavedagna, Matteo Di Benedetto e Nicola Stanzani

I volti delle opposizioni: da sinistra Stefano Cavedagna, Matteo Di Benedetto e Nicola Stanzani

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Un esposto alla Corte dei conti, ma anche una segnalazione al garante della privacy. E la convinzione che, alla base di tutto, manchi la "capacità di autocritica". Il centrodestra, di fronte alla tempesta digitale (o shitstorm per usare un termine caro agli Stati Uniti) che ha investito il sindaco Matteo Lepore non resta a guardare. E, di fronte alla paventata ipotesi di una regia ’allargata’ che indirizzi profili falsi e bot automatizzati per riempire i social di commenti offensivi e fake news, passa al contrattacco. A partire da Fratelli d’Italia, che ha già pronto un esposto: "Lepore ha impiegato soldi pubblici per commissionare il dossier nel quale alimenta fantomatiche teorie del complotto contro la sua persona? – si chiede l’eurodeputato meloniano Stefano Cavedagna –. È pronto un esposto alla Corte dei conti per chiedere una verifica: conoscevamo già la megalomania di Lepore, ma pensare che il presidente Donald Trump abbia messo in piedi una rete per cercare di spodestarlo dal suo ruolo di sindaco, sembra roba da matti".

"Nonostante il sindaco abbia fatto di tutto in questi anni per apparire sul New York Times e sul Washington Post, prima per la Città 30 all’ora, poi con le pipe per il crack e la consegna della Turrita d’oro al sindaco islamista di New York, infine per aver alzato la piazza dei centri sociali – insiste Cavedagna –, credo francamente che il presidente degli Stati Uniti e la rete ‘Maga’ (Make America Great Again; ndr) non abbiano idea di chi sia Lepore e abbiano problemi più importanti da affrontare. Senza bisogno di scomodare attività di controspionaggio, basta farsi un giro per la città e parlare con i cittadini per sapere quello che i bolognesi pensano del sindaco: Lepore scoprirà che il sentimento comune è simile ai commenti che trova sotto il suo profilo Facebook".

Non risparmia le stoccate neppure Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega in Comune: "Quando un Amministratore sbaglia è normale che venga criticato. È la democrazia e, soprattutto, è il funzionamento dei social: se una scelta viene percepita come un errore, i commenti e le condivisioni aumentano. Non servono complotti, bot o fantomatiche regie occulte. Fa sorridere che il sindaco, invece di fare autocritica, preferisca costruire una narrazione da thriller politico: forse dovrebbe semplicemente imparare come funziona l’algoritmo dei social. Se davvero è stato commissionato un dossier a una società esterna, è indispensabile fare piena luce sulle modalità con cui è stato realizzato: occorre sapere quali dati siano stati raccolti, con quale base giuridica, quale fosse l’incarico conferito e come tale attività sia riconducibile alle funzioni istituzionali del Comune".

Sferzate anche da Nicola Stanzani, numero uno di Forza Italia a Palazzo d’Accursio: "Quando si ravvedono ipotesi di reato occorre innanzitutto avere pieno rispetto del lavoro della magistratura e ricordarsi che le responsabilità penali, quando e qualora ve ne siano, sono sempre personali, mai collettive, né tanto meno politiche – incalza l’azzurro –. E questo suggerirebbe di stare alla larga dai pericolosi complottismi che vedono o fingono di vedere regie occulte, suscitando per la verità un po’ di perplessità, se non ilarità. Occorre distinguere nettamente le minacce, un fatto odioso penalmente rilevante, dal fortissimo dissenso popolare sollevatosi a seguito di scelte del sindaco".

Per Giovanni Favia, portavoce della lista ‘Uniti per Bologna’ in vista delle Comunali 2027, chiosa: "Siamo davvero alla follia. Si confonde un dato elementare: oggi chiunque può scrivere da Bologna e risultare collegato da qualsiasi parte del mondo grazie a Vpn (Virtual Private Network; ndr) e ad altri mezzi che tutelano la privacy. Trasformare lo scontento popolare in un presunto complotto internazionale è un’arma di distrazione di massa e un esercizio di vittimismo".

Francesco Moroni

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