Leone XIV, il nodulo al polmone e la passione per lo sport: palestra, nuoto e tennis anche a settant'anni
Fino a ieri, nulla lasciava presagire che Leone XIV dovesse affrontare un intervento chirurgico. Anzi, a settant'anni compiuti, Robert Francis Prevost ha sempre restituito l'immagine di un Pontefice in ottima forma fisica, dinamico, sportivo, capace di affrontare senza apparente fatica i ritmi spesso massacranti dell'agenda papale. Per questo l'annuncio fatto personalmente all'Angelus, quando ha rivelato che i medici gli hanno individuato un nodulo al polmone e che nei prossimi giorni sarà operato - forse già martedì al Gemelli - ha colto di sorpresa i fedeli e gli stessi ambienti vaticani. Nessun segnale esteriore, nessuna limitazione evidente nei movimenti o negli impegni pubblici aveva lasciato intuire la necessità di un intervento.
La salute del Papa
Nato a Chicago il 14 settembre 1955, Prevost presenta un profilo molto diverso da quello del predecessore Francesco, soprattutto negli ultimi anni del pontificato, segnati da difficoltà motorie e ripetuti ricoveri. Più riservato nel carattere, Leone XIV è sempre stato particolarmente attento alla forma fisica, coltivando abitudini sportive anche durante gli anni trascorsi nella Curia romana. Un rapporto con lo sport coltivato sin da ragazzino che emerge persino da alcuni dettagli del suo abbigliamento informale: il cappellino dei White Sox, la squadra di baseball della sua Chicago, indossato pochi giorni dopo l'elezione, oppure le sneakers intraviste sotto la veste bianca in alcune immagini del documentario Leone a Roma (anche se si riferivano a quando era ancora priore degli agostiniani).
Piccoli particolari che tuttavia hanno contribuito a costruire l'immagine di un Papa poco incline alle formalità fuori dai momenti ufficiali.
La palestra
Quando era cardinale, Prevost frequentava regolarmente una palestra nei pressi di piazza San Pietro, dove si allenava anche tre volte alla settimana. Il suo ex personal trainer, Valerio Masella, ha raccontato di un cliente metodico, abituato a ritagliare uno spazio per l'attività fisica anche nelle giornate più impegnative. «Oggi ho venti minuti, cosa possiamo fare?», chiedeva talvolta appena arrivato. Un approccio pragmatico, fatto di esercizi mirati e costanza, più che di prestazioni atletiche. Alla palestra si aggiungeva la passione per il tennis, sport praticato da anni e al quale il Pontefice continua a dedicarsi quando gli impegni glielo consentono. Anche il nuoto rientra nelle sue abitudini, soprattutto durante i soggiorni estivi a Castel Gandolfo.
Del resto, negli ultimi mesi Leone XIV ha offerto più di una dimostrazione pubblica della propria resistenza fisica. Durante il recente viaggio in Francia ha affrontato un programma particolarmente intenso, tra spostamenti, celebrazioni, incontri istituzionali e discorsi, partecipando a Lourdes anche alla suggestiva processione aux flambeaux. La disinvoltura con cui sale e scende le scalette degli aerei, senza esitazioni o necessità di assistenza, è diventata quasi una caratteristica delle sue trasferte internazionali.
Ma l'episodio forse più eloquente risale alla visita a Lampedusa dello scorso luglio. Davanti alla Porta d'Europa, la grande scultura di Mimmo Paladino affacciata sul Mediterraneo e dedicata ai migranti, il Papa si è reso protagonista di un fuori programma che ha messo alla prova la sua agilità. Sotto un vento fortissimo, mentre il segretario cercava inutilmente di tenere a bada la mantellina bianca sollevata dalle raffiche, Prevost ha affrontato senza difficoltà il terreno accidentato della scogliera, salendo e scendendo tra rocce e dislivelli con passo deciso. Un'immagine assai lontana da quella di un uomo alle prese con problemi di salute evidenti.
L'attività fisica
Anche le vacanze estive a Castel Gandolfo sono trascorse all'insegna dell'attività fisica. Il fratello Luis, che ha condiviso con lui alcuni giorni di riposo, ha raccontato di nuotate in piscina e partite a tennis, alternate naturalmente agli impegni di governo. Perché neppure durante le pause estive Leone XIV ha smesso di seguire i dossier più delicati della Santa Sede, mantenendo un contatto costante con i collaboratori.
Proprio questa apparente normalità rende ancora più inattesa la comunicazione dell'Angelus. Il Papa ha spiegato che il nodulo è stato individuato durante alcuni controlli medici, descrivendolo come circoscritto, in fase iniziale e ben localizzato. Non ha parlato di tumore benigno, né ha fornito elementi sufficienti per stabilirne la natura. La decisione di procedere all'asportazione, presa su consiglio dei sanitari, non permette da sola di formulare una diagnosi. Il fatto che il Pontefice abbia scelto di comunicarla personalmente sembra indicare soprattutto la volontà di evitare indiscrezioni e di affrontare pubblicamente una questione inevitabilmente destinata ad avere ripercussioni sull'agenda pontificia.
C'è infine un elemento biografico che appartiene alla storia personale di Prevost. Sua madre, Mildred, chiamata familiarmente Milly, alla quale era profondamente legato, morì a causa di un tumore quando il futuro Pontefice si trovava in Perù. Un lutto che ha segnato la sua vicenda familiare e che oggi torna inevitabilmente alla memoria, senza tuttavia autorizzare collegamenti clinici con il nodulo appena diagnosticato o ipotesi sulle ragioni dei controlli medici.
Resta il contrasto tra l'immagine pubblica di un Papa energico, abituato a muoversi con agilità e a sostenere programmi impegnativi, e la notizia arrivata improvvisamente dalla finestra del Palazzo Apostolico. Leone XIV ha scelto di non drammatizzare, limitandosi a spiegare quanto necessario e a chiedere ai fedeli di accompagnarlo con la preghiera. Una comunicazione sobria, coerente con il suo carattere riservato, che ha tuttavia ricordato come anche la salute di un Pontefice apparentemente in piena forma possa richiedere attenzione e cure, indipendentemente dall'immagine di vigore restituita dalle apparizioni pubbliche.
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