Leone XIV a Lourdes scuote la Chiesa francese: «Difendere la vita e fare verità sugli abusi»
Il santuario della sofferenza, incastonato tra i Pirenei e capace da oltre un secolo di attirare malati da ogni parte del mondo, abbraccia nella sua immensa spianata una folla di 150 mila persone. Volontari spingono carrozzine, gruppi di fedeli stringono rosari, bambini sono sollevati sulle spalle dei padri. È dentro questa geografia umana della fragilità che Leone XIV torna ad affrontare uno dei temi più controversi della Francia di oggi: il valore della vita davanti alla malattia, alla sofferenza e alla vecchiaia.
A pochi mesi dall'approvazione della legge sull'aiuto a morire, il Papa sceglie proprio Lourdes per ribadire la posizione della Chiesa. «Davanti alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia, la Grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana».
Poi si rivolge direttamente ai malati: «Le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli: sono il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti».
Ma la difesa della dignità della persona obbliga inevitabilmente la Chiesa a guardare anche dentro se stessa. Prima della messa Leone XIV ha incontrato a porte chiuse l'episcopato francese, sottoposto negli ultimi anni a una pressione enorme per la gestione degli abusi sessuali. Il Pontefice li definisce senza attenuanti un «doloroso flagello», riconoscendo tuttavia ai vescovi di avere imboccato una strada difficile fatta di ascolto, verità, giustizia, riparazione e prevenzione.
«Avete adottato misure coraggiose», riconosce, ricordando che alcuni passaggi sono stati «molto difficili» per la Conferenza episcopale. Ma non concede arretramenti: «È opportuno proseguire lungo la strada intrapresa, mantenendo la massima vigilanza».
Il tema riaffiora anche durante la celebrazione. Questa volta Leone non parla soltanto ai vescovi ma dell'intera istituzione: «Per guarire dalle ferite profonde, dalle infedeltà e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno, dobbiamo porci umilmente sotto lo sguardo purificatore del Signore». E aggiunge un principio che pesa particolarmente proprio a Lourdes: «Riconoscere i nostri errori è indispensabile».
Nel pomeriggio il Papa incontrerà, lontano dalle telecamere, sette persone vittime di abusi. Sarà il momento più delicato della giornata, mentre le associazioni francesi continuano a chiedere che all'ascolto seguano percorsi concreti di riparazione e giustizia.
C'è infine una terza questione che attraversa questa tappa e, in realtà, l'intero viaggio: quale posto debba occupare la Chiesa nella Francia della laïcité. Leone XIV rivendica apertamente il diritto dei cattolici a partecipare al dibattito pubblico, senza mettere in discussione la separazione tra Stato e religioni.
Ricorda ai vescovi che la Chiesa ha accompagnato «la lenta costruzione» della nazione francese e resta parte della sua cultura e della sua identità. Per questo, afferma, «la parola della Chiesa ha pieno diritto di esistere nel dibattito pubblico in Francia». Può non essere ascoltata e può non essere seguita, soprattutto sulle questioni più controverse, «ma è necessaria; non ne dubitate!».
Il riferimento al fine vita è esplicito. Leone rende merito ai vescovi per la fermezza mostrata nei recenti dibattiti e li invita a perseverare insieme «a tutte le persone di buona volontà che difendono gli stessi valori».
È la stessa linea tracciata all'Eliseo e poi davanti alla folla degli Champs-Élysées: la laicità non come espulsione della religione dalla sfera pubblica, ma come cornice dentro la quale credenti e istituzioni possono confrontarsi senza confondersi.
Davanti ai vescovi il Papa diventa ancora più netto. La Francia, osserva, vive sotto un regime di laicità «frutto di una storia travagliata, oggi placata», ma l'equilibrio raggiunto non può tradursi in una progressiva marginalizzazione della religione. Per questo chiede «vigilanza» nel difendere la libertà della Chiesa di evangelizzare, educare e praticare pubblicamente il culto.
Nel luogo dove la fragilità umana è esposta senza pudore, Leone XIV ha voluto mettere la Chiesa francese davanti alle sue tre grandi frontiere: difendere la vita senza abbandonare chi soffre, chiedere ascolto alla società dopo avere imparato ad ascoltare le proprie vittime, rivendicare una voce nello spazio pubblico senza trasformarla in privilegio. È forse proprio quest'ultimo equilibrio il più difficile. Perché la credibilità della parola che la Chiesa vuole continuare a pronunciare sulla Francia passa inevitabilmente anche dalla capacità di fare verità sulle ferite aperte al proprio interno.
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