Lei in ferie, lui ridotto a scheletro. Salvato a Fano in extremis il cane Pongo

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Denunciata la padrona del meticcio di 6 anni: era passato da 42 a 20 chili senza acqua né cibo. Decisivo l’intervento dei volontari di Melampo: “Vi possiamo aiutare, ma non lasciateli morire”

A sinistra, Pongo com’è stato ritrovato; a destra, in che condizioni era quando era stato dato in adozione

A sinistra, Pongo com’è stato ritrovato; a destra, in che condizioni era quando era stato dato in adozione

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Fano (Pesaro), 2 agosto 2026 – Lo hanno salvato in extremis. Pongo era ormai pelle e ossa, solo dentro un appartamento del quartiere Fano 2, senza acqua né cibo e incapace persino di reggersi in piedi. Con le temperature torride di quei giorni, poche altre ore avrebbero potuto essergli fatali. Da 42 a 20 chili in pochi mesi. Un meticcio simil dogo di quasi sei anni trovato con piaghe da decubito, le unghie ripiegate su se stesse e un quadro clinico compatibile con una gravissima malnutrizione.

Per la donna, poco più che trentenne e madre, che lo aveva adottato dal canile comunale attraverso l’associazione Melampo nel novembre 2024, è scattata una denuncia per maltrattamento di animali. Pongo è stato posto sotto sequestro e la presidente di Melampo, Cecilia Tornimbeni, è stata nominata custode giudiziaria. Il recupero risale al 17 luglio scorso ed è avvenuto nell’abitazione della donna, che in quel momento si trovava lontano da casa, in vacanza. Pongo era rimasto solo nell’appartamento, imbrattato dei propri escrementi e ormai troppo debole persino per alzarsi.

A confermare il sequestro e le condizioni del cane è Cecilia Tornimbeni. “All’inizio sembrava andare tutto bene – racconta –. Ricevevamo foto e aggiornamenti. Poi le notizie si sono diradate e, quando abbiamo chiesto nuove immagini, non sono più arrivate. Le risposte erano incoerenti e ci siamo allarmati”. La donna aveva anche contattato l’associazione dicendo di non riuscire più a tenere Pongo. In un giorno e mezzo i volontari avevano trovato una possibile nuova sistemazione, ma la richiesta era stata ritirata. Da qui l’intervento delle guardie ecozoofile, richiesto da Melampo, e il successivo sequestro.

Quando è stato trovato, Pongo era ormai uno scheletro. Senza cure adeguate, era arrivato a bere la propria urina e a nutrirsi delle proprie feci. “Trovandolo con la bocca che odorava di urina – racconta Tornimbeni – avevamo temuto che i reni fossero compromessi”. Trasportato all’ospedale veterinario Fanum Fortunae, è stato sottoposto ad analisi complete, ma non sono emerse cause organiche capaci di spiegare il dimagrimento: l’ipotesi diagnostica principale è quella della grave malnutrizione. Alimentato con piccole dosi somministrate a intervalli frequenti, già pochi giorni dopo Pongo è riuscito nuovamente a mettersi in piedi. Meno di una settimana dopo il ricovero è stato dimesso con oltre tre chili in più: 23,6 contro i 42 dell’adozione.

La notizia del ritrovamento ha sconvolto l’intera squadra di Melampo. “Abbiamo sentito quasi il bisogno fisico di andare a trovarlo in clinica – racconta Tornimbeni, interrompendosi più volte tra le lacrime –. Davanti a quelle immagini molti di noi non lo avrebbero nemmeno riconosciuto”. Per i volontari Pongo era uno degli animali più amati del canile: docile, affettuoso e capace di conquistare chiunque. “Quando affidiamo un cane lo facciamo perché possa avere una vita migliore. Pensare che sia rimasto solo, senza riuscire più ad alzarsi e sentendo che stava morendo, è qualcosa che non riusciamo ad accettare. Non ha vissuto l’atto finale della morte perché siamo arrivati in tempo, ma ha vissuto la fame, la sete, la paura e la solitudine”. Da Melampo arriva anche un appello: chi non riesce più a occuparsi del proprio animale deve chiedere aiuto. “Non possiamo fare pensione, ma possiamo cercare una soluzione. Chiedere aiuto è sempre possibile. Lasciare morire un animale, no”.

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