Legge elettorale, riprende la battaglia (e si annuncia la fiducia)
Oggi, mercoledì 9 settembre, è iniziato l'esame della riforma della legge elettorale al Senato.
Preso atto dell'impossibilità di chiudere i lavori nei tempi previsti, la commissione Affari Costituzionale ha deciso stamattina di andare in aula senza mandato al relatore.
Il testo in esame è dunque quello licenziato alla Camera, senza l'emendamento di maggioranza sulle preferenze approvato dalla commissione di Palazzo Madama e che quindi andrà rivotato in aula.
La legge verrà votata entro il 15 settembre. Le opposizioni hanno presentato 4 questioni pregiudiziali. Ma la maggioranza troverà la quadra su soglia di sbarramento, preferenze e ballottaggio?
La battaglia della legge elettorale, cosa ha detto Maurizio Lupi
Oggi, alla ripresa dei lavori parlamentari per approvare la nuova legge elettorale, ha fatto irruzione nella discussione il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi.
Secondo lui, l'accordo del centrodestra sulle preferenze alla legge elettorale "reggerà":

Questa è una legge elettorale che garantisce la governabilità da una parte, e dall'altra una corretta rappresentanza. Doveva finalmente ridare la possibilità ai cittadini di scegliere i propri deputati e senatori, ed è quello che fa
Intervistato dal direttore dell'Adnkronos Davide Desario per AdnTalks, Lupi ha poi aggiunto:

La legge elettorale farà bene anche all'opposizione perché la cosa più importante è che il giorno dopo le elezioni di sappia chi ha vinto e chi ha perso. Il premio di maggioranza, come accade alle elezioni regionali, sarà dato alla coalizione che prende il 42 o il 41% dei voti, vediamo adesso quello che deciderà il Senato
In ogni caso, il leader di Noi Moderati ha specificato:

Alla Camera, al terzo passaggio, sarà messa la fiducia. C'è già stato un precedente in questo senso
La reazione delle opposizioni
L'annuncio di Lupi che sulla legge elettorale verrà messa la fiducia da parte del governo, dà modo agli esponenti dell'opposizione di attaccare a testa bassa:

“Tutto il percorso di questo provvedimento costituisce un caso da manuale di come non va fatta una riforma istituzionale. Il centrodestra ha deciso di procedere alla modifica del sistema elettorale, vale a dire di una regola essenziale della competizione democratica, nella maniera più sbagliata: a colpi di maggioranza; con blitz continui contro le minoranze; a poca distanza dalle prossime elezioni; con scelte ritagliate sugli interessi della propria parte e finalizzate a svantaggiare la parte avversa
Sono state le parole del senatore Pd Dario Parrini in dichiarazione di voto sulla pregiudiziale di costituzionalità alla riforma delle legge:

L’iniziativa legislativa ora al nostro esame nasce dalla paura di perdere. È caratterizzata da una concentrazione a tal punto ossessiva sulle convenienze di Giorgia Meloni da essere stato ribattezzata, a ragione direi, Melonellum. Sul piano del merito il primo problema da evidenziare riguarda l'entità abnorme del premio di maggioranza. È bene intendersi. Un premio così abnorme non è un premio di maggioranza. È un premio di onnipotenza e di predominio. Non serve per agevolare sensatamente la formazione di un governo stabile. Serve per mettere le mani in solitudine su tutti i più importanti organi di garanzia e controllo, a partire dalla Presidenza della Repubblica
Al Senato, a Parrini ha fatto eco Stefano Patuanelli del Movimento Cinque Stelle:

Promettere agli italiani che potranno scegliere i propri rappresentanti quando la precedenza resta ai nominati significa prenderli in giro. Questa riforma è politicamente sbagliata, presenta a nostro giudizio gravi profili di incostituzionalità e deve essere fermata