Legami opachi con i clan, il Pd sceglie i commissari: «C’è bisogno di legalità»

Il Pd corre ai ripari su Ercolano e Castellammare dopo le scosse telluriche delle ultime settimane. Un cambio di marcia impresso nominando due dirigenti di grande esperienza come commissari per ricostruire le rispettive comunità dem. E, quindi, arriveranno il deputato Arturo Scotto a Castellammare di Stabia, comune amministrato dal centrosinistra ed appena sciolto per infiltrazioni dei clan, e Giorgio Zinno, consigliere regionale ed ex sindaco di San Giorgio a Cremano, ad Ercolano. Un comune, quest’ultimo, guidato negli ultimi anni dal centrosinistra e da poche settimane dalla sindaca dem Antonietta Garzia.

Ma qui, nel comune vesuviano, negli ultimi giorni è scoppiato un caso che ha fatto drizzare le antenne ai dirigenti campani del partito guidati da Piero De Luca. Una festa post elettorale impressa in un video in cui, gomito a gomito, si sono ritrovati due consiglieri comunali ed il segretario cittadino dem ed un pregiudicato per traffico di stupefacenti. «Serve assicurare la continuità dell’azione politica e di rilanciare l’impegno del Pd sui territori interessati, con figure di assoluta autorevolezza e garanzia, nel rispetto dei principi di legalità e trasparenza che rappresentano punti cardine e valori fondanti della nostra comunità.

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Questi commissariamenti – spiega il segretario regionale dem Piero De Luca – non sono un punto di arrivo, ma una scelta volta ad assicurare una ripartenza e un rilancio del lavoro nei circoli. Servono a tutelare il partito». Nessuna decisione invece per Torre Annunziata, altro comune di centrosinistra appena sciolto per infiltrazioni dove rimane in sella il segretario di circolo. Ma è in corso una valutazione delle segreterie metropolitana e regionale per valutare la necessità di procedere a un commissariamento, «anche alla luce del commissariamento del comune», filtra da via Santa Brigida.

I nodi 

La vicenda più emblematica è quella di Castellammare, il fu fortino rosso del Pci. Qui, in 4 anni, l’amministrazione della ex Stalingrado del Sud è stata sciolta, ben due volte, per infiltrazioni della camorra: nel 2022 travolgendo un’amministrazione di centrodestra, qualche giorno fa mandando a casa Luigi Vicinanza, giornalista di lungo corso, a capo di una coalizione larga di centrosinistra. Troppo larga se a pesare sulle ombre, prodromiche allo scioglimento, le liste civiche in cui albergavano personaggi con frequentazioni considerate opache. In mezzo una guerra intestina al Pd: prima le dimissioni di Sandro Ruotolo, europarlamentare ed eletto consigliere comunale proprio come garante della legalità, poi il partito che stacca la spina al civico Vicinanza non appena si insedia la commissione d’accesso.

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Ma d’altronde sono anni che la comunità dem nella cittadina stabiese è flagellata da lotte intestine che non le lasciano pace. Da qui una lunga successione di commissari: l’ultimo a dicembre del 2024, dopo le dimissioni del segretario Peppe Giordano, e la nomina di Francesco Dinacci, ora segretario metropolitano. Il segnale come da anni Castellammare da roccaforte rossa composta da una militanza granitica si sia trasformata in un’eterna lotta tra fazioni dem opposte, incapace di affrontare le sfide di una cittadina uscita con le ossa rotta dalla de-industrializzazione. Sarà compito ora del parlamentare Arturo Scotto garantire la guida politica e riannodare tutti i fili. Parando anche i colpi del centrodestra se proprio per stasera, a Castellammare, i big nazionali di Fdi saranno in piazza per denunciare «”il sistema sinistra”, spesso a trazione Pd, permeato dai poteri criminali».

Altra situazione delicata è quella di Ercolano, dove i dem saranno guidati da Giorgio Zinno. Qui, nei giorni scorsi, è scoppiata una bufera politica per una festa, immortalata sui social. Un classico party post voto per festeggiare la recente vittoria alle elezioni: tra loro i due consiglieri dem Marco Cozzolino e Nancy Scognamiglio ed il segretario cittadino del Pd Antonello Cozzolino assieme ad un pregiudicato per droga. Immediate le autosospensioni dai dem dei tre politici anche se i vertici, questa volta, avevano fatto scattare subito, non appena uscita la notizia della festa, il commissariamento del circolo di Ercolano.