Le prime corse coi robotaxi a Londra

Da questa settimana chi si vuole spostare attraverso le intricate e trafficate strade di Londra può prendere un taxi che si guida da solo (robotaxi), gestito dalla società inglese Wayve in collaborazione con la statunitense Uber. È il primo esperimento di questo genere in una città di grandi dimensioni in Europa, famosa per le strade strette e congestionate, il traffico imprevedibile e l’enorme quantità di pedoni, ciclisti e altri veicoli.

Il robotaxi sarà proposto tramite l’app di Uber quando si seleziona una corsa, ma le probabilità di provarlo saranno comunque basse. Al momento è previsto l’impiego di appena 15 veicoli a guida autonoma su oltre 100mila auto che fanno servizio taxi e noleggio con conducente a Londra. A bordo dell’auto i passeggeri troveranno inoltre un autista, incaricato di intervenire e prendere i comandi nel caso di emergenze o particolari imprevisti. Nel Regno Unito sono state approvate nuove norme per consentire in futuro l’uso di veicoli completamente autonomi, ma il sistema di autorizzazione non è ancora attivo.

Londra è famosa per i suoi taxi neri e soprattutto per “the Knowledge”, il difficilissimo test che devono superare i tassisti per ottenere la loro licenza. Consiste nel districarsi tra le vie della città (molte delle quali preservano ancora l’antico impianto medievale) dimostrando di conoscere a memoria circa 260 chilometri quadrati dell’area urbana. Il test era nato ben prima dello sviluppo dei navigatori satellitari e ancora oggi è considerato essenziale, proprio per affrontare il traffico e non causare rallentamenti.

Anche le automobili di Wayve sono in genere nere, ma sono un po’ diverse dal classico “cab” londinese. Sono delle Ford Mustang elettriche, modificate per integrare i sistemi di guida autonoma. A differenza delle concorrenti, come Waymo (Google) e Baidu che stanno testando i robotaxi da qualche tempo senza passeggeri sempre a Londra, le auto di Wayve fanno quasi esclusivamente affidamento su un sistema di intelligenza artificiale per decidere i percorsi e gli spostamenti da una strada all’altra.

Il metodo tradizionale, seguito soprattutto da Waymo, combina sistemi di intelligenza artificiale con mappe molto dettagliate e con una grande quantità di dati raccolti ripetendo i test sulle stesse strade. Wayve punta invece su un approccio più generalista, nel quale un modello di AI impara a guidare in contesti diversi senza dover costruire per ciascuna città una mappa estremamente dettagliata.

Waymo e le altre società offrono già servizi robotaxi in diverse città degli Stati Uniti, in Cina e negli Emirati Arabi Uniti. In Europa la presenza di questi veicoli è meno comune, sia per le limitazioni di legge sia per la struttura più complessa delle reti stradali cittadine. Un test è stato attivato di recente a Zagabria, in Croazia.

Wayve ha potuto iniziare i propri test con autista di sicurezza e passeggeri grazie a un permesso di Transport for London, l’ente che si occupa di regolamentare i trasporti nella città. Per poter avere robotaxi, o più in generale veicoli che si guidano da soli senza conducente di sicurezza, dovranno invece intervenire il governo e l’equivalente della nostra Motorizzazione. È improbabile che le regole siano cambiate già quest’anno, ma le società interessante stanno facendo pressioni per ottenere i permessi entro la fine del 2027 in modo da offrire i loro servizi senza particolari vincoli.

Nei prossimi mesi Wayve proseguirà intanto lo sviluppo di veicoli più economici e meno ingombranti delle Mustang, basati sulle Nissan Leaf. Saranno sempre automobili elettriche e il minor costo dovrebbe consentire di ampliare velocemente la flotta.

Wayve esiste da poco meno di dieci anni ed era iniziata come un progetto all’interno dell’Università di Cambridge. Da allora ha ricevuto ingenti investimenti soprattutto da parte di Uber, alla ricerca di una società per sviluppare i sistemi di guida autonoma e fare concorrenza a Google e a Lyft, altra grande società di auto con conducente. Nell’ultimo anno Wayve ha concordato collaborazioni con alcuni dei più grandi produttori di automobili in difficoltà con la transizione verso i veicoli elettrici e a guida autonoma, come Mercedes-Benz e Stellantis.