Le battaglie di Gillo Pontecorvo in mostra al Museo del Cinema
Nasce dalla donazione che la famiglia ha fatto al Museo Nazionale del Cinema di Torino, la mostra Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l’altra. Fotografie, appunti, sceneggiature, lettere, manifesti, materiali preparatori e filmati vengono esposti a Torino, alcuni inediti e digitalizzati per la prima volta, esattamente a vent’anni dalla scomparsa di Gillo Pontecorvo e a sessant’anni dal Leone d’oro assegnato a La battaglia di Algeri (1966). In mostra si può ammirare anche l’originale del premio veneziano “finora sempre rimasto su un tavolo a casa di mia madre”, come ha raccontato il figlio Simone Pontecorvo, presente assieme al fratello Ludovico in occasione dell’inaugurazione della mostra.
Il titolo dell’esposizione riporta alla mente un recente film di Paul Thomas Anderson e la suggestione non è involontaria. Per omaggiare il celebre regista si parte proprio da Una battaglia dopo l’altra in cui, in una scena, il personaggio interpretato da Leonardo DiCaprio guarda in televisione proprio La battaglia di Algeri di Pontecorvo.
L’esposizione si dipana in 6 macroaree tematiche, le grandi "battaglie" che hanno segnato la vita e il cinema di Gillo Pontecorvo (Resistenza, Genocidio, Autodeterminazione, Colonialismo, Emancipazione, Evoluzione), ognuna caratterizzata da un film e accompagnata da oggetti, fotografie e didascalie, che ripercorrono la vita “quasi da film” del cineasta.
la storia di gillo
Nato a Pisa nel 1919 da una famiglia ebrea, tennista di alto livello negli anni ‘30, Gilberto Pontecorvo, detto Gillo, nel 1938 è costretto a fuggire a Parigi dal fratello in seguito alla promulgazione delle leggi razziali in Italia. Durante la Seconda guerra mondiale partecipa alla Resistenza italiana con il nome di battaglia “Barnaba”.
Dopo la guerra si avvicina al cinema, iniziando a realizzare documentari caratterizzati da una forte attenzione ai temi sociali e politici. Il suo esordio nel lungometraggio avvenne nel 1957 con La grande strada azzurra. Due anni più tardi dirige Kapò, film ambientato in un campo di concentramento nazista, dove emerge il suo interesse per le vicende storiche e per le conseguenze della guerra sugli individui. Nel corso della sua carriera Pontecorvo affronta anche la tematica dell’emancipazione femminile in Giovanna (1956).
La consacrazione arriva nel 1966 con La battaglia di Algeri, considerato il suo capolavoro. Il film racconta la lotta per l'indipendenza dell'Algeria dal dominio francese attraverso uno stile realistico e quasi documentaristico e vince il Leone d’Oro a Venezia. Pontecorvo prosegue il suo percorso cinematografico affrontando anche il tema del colonialismo con Queimada (1969), interpretato da Marlon Brando, e quello della lotta politica nella Spagna franchista con Ogro (1979).
Nel corso della sua carriera, il cineasta ha costruito una rete di collaborazioni artistiche che hanno contribuito in modo decisivo all'originalità del suo cinema.
Fondamentale è stato il sodalizio con Ennio Morricone. La musica era una grande passione di Pontecorvo, che ha sempre affermato come il suo sogno fosse quello di diventare compositore.
Nella sua filmografica, la musica non accompagna semplicemente le immagini, ma spesso ne ispira il ritmo e l’intensità emotiva, si crea così un’ “immagine sonora”.
Altrettanto determinante è stato l'incontro con lo sceneggiatore Franco Solinas, con il quale condivide una visione politica e civile del cinema.
Tra il 1992 e il 1996, Pontecorvo è stato direttore della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e si è trovato di fronte una grande sfida: quella di coinvolgere le nuove generazioni. Accanto ai grandi autori e alle star internazionali, porta in concorso numerose opere prime e giovani registi ancora poco conosciuti. Nasce anche l’iniziativa "Cinemavvenire", concorso rivolto agli studenti delle scuole superiori e delle università, mirato a sviluppare nei ragazzi.
Lungo il percorso espositivo è anche possibile toccare una replica del Leone d’Oro ricevuto dal regista nel 1966. Negli ultimi anni il design del premio è notevolmente cambiato, ammorbidendo e stilizzando la forma.
Pensata con particolare attenzione ai giovani e al pubblico scolastico, la mostra propone un percorso che intreccia cinema, storia e cittadinanza, invitando a riflettere sul valore delle fonti, sulla memoria e sull'attualità delle questioni affrontate dall’autore. Allo stesso tempo offre a tutti i visitatori un'occasione irripetibile per entrare nel cuore dell'archivio di uno dei più grandi registi del Novecento e scoprire, attraverso materiali originali e in larga parte inediti, la genesi di un cinema che continua a interrogare il presente.
La mostra sarà aperta al piano di accoglienza della Mole Antonelliana fino al 5 aprile 2027 ed è allestita secondo i criteri del Design for All, al fine di favorire un’agevole fruizione per tutti i visitatori. All’inizio del percorso espositivo è disponibile l’introduzione della mostra in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e un pannello con mappa orientativa visivo tattile. Inoltre, ogni sezione è accompagnata 2 QR-code: uno permette di accedere all’audiodescrizione e l’altro alla traduzione in LIS del testo.