Laura Chiatti: «Scoprirmi neurodivergente è stato un sollievo. L'Adhd non è una moda: da piccola soffrivo e pensavo di non essere intelligente»

«Sulla carta potremmo pure ‘ordinare’ un uomo come un piatto, scegliendo tutti gli ingredienti che ci piacciono. Ma se poi non scatta quell’emozione dal cuore, la perfezione non serve a nulla», dice Laura Chiatti, che dal 1° ottobre è tornata sul grande schermo con Quasi Vera (regia di Fausto Brizzi). 

La commedia s'interroga sul confine tra virtuale e reale attraverso il personaggio di Vera: un'influencer inesistente che viene considerata la donna perfetta, a tal punto che qualcuno se ne innamora davvero. Intervistata da ioDonna, l'attrice riflette proprio su queste tematiche, dall'amore al rapporto con l'intelligenza artificiale e svelando inoltre come è cambiata la sua vita dopo la diagnosi di neurodivergenza.

L'amore autentico

Riprendendo le dinamiche del film, Laura Chiatti afferma: «Se dovessi realizzare il partner perfetto io, sarebbe l’uomo più bipolare della Terra, di questo ne sono certa, io sono una contraddizione vivente. Ma forse è proprio questo il lato interessante: non può esserci nulla di razionale».

In amore, però, è riuscita a trovare il suo equilibrio: al suo fianco, da ormai 13 anni, c'è Marco Bocci, con cui ha avuto due figli e con cui oggi vive a Perugia. Per l'attrice «condividere la vita con qualcuno è impegnativo, inutile raccontarcela diversamente. Ma l’amore è proprio questo: non trovare una persona che corrisponda sempre ai nostri desideri, ma scegliere di confrontarsi con un essere reale, che può sorprenderci, contraddirci e perfino farci arrabbiare. Un compagno programmato per assecondarci sarebbe più semplice, ma non so se sarebbe altrettanto vivo».

Accettare le proprie contraddizioni

In amore, così come nella vita, essere vera per Laura Chiatti è «riuscire a mostrarmi per quella che sono, senza paura di difendere il mio equilibrio. Con un impegnativo lavoro su me stessa, ho imparato a riconoscere chi mi ama davvero e chi mi considera solo un’opportunità, a guardare la realtà senza addolcirla e, soprattutto, a mettere confini: meno attenuanti agli altri e più meriti a me stessa».

Guardando al passato, afferma che «crescere non significa necessariamente perdere le proprie paure o fragilità. Forse la differenza è che oggi saprei riconoscere meglio quella paura e conviverci, invece di pensare di doverla superare per forza».

La diagnosi di neurodivergenza

Vale lo stesso anche per quelle paure che ha vissuto da bambina e a cui oggi, finalmente, può dare un nome. Nel 2025, infatti, ha scoperto di avere ADHD, quindi dislessia e disgrafia. «Scoprirsi neurodivergente a 42 anni è stato un sollievo.

Dare finalmente un nome a quelle difficoltà mi ha permesso di guardarmi con meno severità e di abbracciare quella bambina che ha vissuto sempre con ingiusti sensi di colpa. Sono arrivata a pensare di non essere intelligente, soffrivo per la paura dei giudizi». Racconta, però, le complicazioni che vive ancora oggi: «Scoprirlo da adulta significa aver passato una vita senza quelle strategie compensative che, se imparate da bambini, possono aiutare moltissimo. Oggi le difficoltà restano e ci convivo ogni giorno».

Ma quel disturbo che a volte l'ha ostacolata, altre è stato un prezioso alleato: «Sul set, quella mente velocissima a volte può trasformarsi anche in una risorsa. Vivo di mappe mentali, di tempi diversi, di geroglifici associati a parole o battute, che mi permettono di costruire una memoria visiva tutta mia, difficilmente comprensibile a chi crede ancora che dichiarare di avere l'ADHD sia una moda».

Il rapporto con l'IA

Tornando sui temi del film, Laura Chiatti riflette anche sul rapporto tra mente umana e intelligenza artificiale. L'attrice riconosce alle nuove tecnologie dei limiti dal punto di vista emotivo e sentimentale: «L’intelligenza artificiale può riprodurre un volto e una voce, ma per fortuna non potrà mai sostituire le emozioni, l’esperienza di una persona reale, la verità di uno sguardo».

E su un eventuale perdita di carriera a causa dell'IA si schiera fermamente: «Creare attori digitali rischia invece di togliere lavoro a quelli in carne e ossa...»


Ultimo aggiornamento: lunedì 12 ottobre 2026, 19:22

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