La Turchia ha fatto un passo importante nel processo di pace con il PKK

Il parlamento della Turchia ha approvato lunedì una legge che garantisce delle forme di riabilitazione e protezione legale per migliaia di combattenti del PKK, gruppo militare autonomista curdo. La Turchia, così come gli Stati Uniti e l’Unione Europea, considera il PKK un gruppo terroristico, e combatte da oltre 40 anni una guerra a bassa intensità contro il gruppo, nella quale sono state uccise migliaia di persone.

La legge è il passo più importante fatto finora dallo stato turco nel processo di pacificazione con il PKK, cominciato l’anno scorso quando Abdullah Öcalan, storico leader del PKK in prigione, chiese ai suoi compagni di abbandonare la lotta armata e avviare un processo di pace. Pochi mesi dopo la leadership operativa rispose all’appello annunciando il proprio disarmo, che però sta andando avanti gradualmente e con molte diffidenze.

La legge appena approvata è di fatto il modo per lo stato turco di fare avanzare il processo di pace. È passata a grande maggioranza, 468 a 88, con il voto favorevole tra gli altri dell’AKP, il partito del presidente Recep Tayyip Erdoğan, e di DEM, il principale partito curdo del paese. La legge ha di fatto gli effetti di una grande amnistia, pur non essendo un’amnistia perché è selettiva sui reati e ha numerose clausole di cautela.

Il parlamento turco, 2020 (AP Photo/Burhan Ozbilici, File)

Il parlamento turco, 2020 (AP Photo/Burhan Ozbilici, File)

Anzitutto, non entrerà immediatamente in vigore: il testo prevede che succederà soltanto dopo che il Consiglio di sicurezza nazionale della Turchia avrà appurato che il PKK si sia davvero disarmato. A quel punto, le sentenze a pene detentive di numerosi militanti curdi saranno sospese: si prevede che circa 3.500 persone usciranno di prigione.

Inoltre le indagini in corso contro i militanti curdi saranno sospese dai cinque ai dieci anni, a seconda della gravità del reato. Se in quel periodo di tempo gli indagati non commetteranno nuovi presunti reati, il loro caso sarà definitivamente archiviato. Questo significa che molti miliziani del PKK che vivono da anni in clandestinità o in esilio all’estero potrebbero tornare in Turchia e alla vita pubblica.

Queste concessioni non valgono per i militanti del PKK coinvolti per omicidi internazionali (il PKK commise anche attentati e crimini all’estero) e per i militanti condannati all’ergastolo prima del 2005. Questo escluderebbe lo stesso Öcalan, condannato nel 1999, e altri importanti leader del PKK.

Il vicepresidente turco Cevdet Yılmaz ha definito l’approvazione della legge un «passo storico». Poco prima del voto su ANF, un’agenzia di stampa vicina al PKK, era stato pubblicato un articolo in cui si definiva la legge «un inizio» che però aveva «molte mancanze e problemi». Tra le altre cose, l’articolo su ANF chiedeva maggiori garanzie sul fatto che i militanti curdi che torneranno a integrarsi nella vita pubblica, non subiranno nuove discriminazioni e limitazioni di diritti.