La svolta sulle armi spaziali supera la fantascienza, tra sistemi anti satellite e proiettili stellari: perché rischiamo un’escalation in orbita
In un film di 007 una delle minacce più pericolose preparata dalla Spectre è un satellite in grado di sparare un raggio laser che può distruggere qualunque bersaglio sulla Terra. Nella letteratura e nel cinema l’elenco delle possibili armi spaziali è pressoché illimitato, con astronavi o satelliti in orbita dotati di ogni genere di missili, compresi quelli nucleari, e quindi bombe, cannoni solari, emettitori di onde e così fino a riempire un arsenale di pura fantasia. Ma tutto questo potrebbe presto non essere più solo argomento di fantascienza. Due giorni fa il governo degli Stati Uniti ha ammesso per la prima volta di avere “armi per il controllo dello spazio” già in orbita attorno alla Terra. Il Pentagono non ha chiarito di che tipo di armamenti si tratti, ma secondo molti esperti non avrebbero nulla a che fare con il repertorio di Guerre Stellari e affini.
Cyberattacchi spaziali
Niente missili spaziali, né cannoni fotonici ma armi non convenzionali che comprendono un’ampia gamma di dispositivi di “counterspace”, quindi tecnologie e sistemi progettati per interferire con i satelliti o strutture a terra, impedirne il funzionamento, degradarne le prestazioni o, nei casi più estremi, distruggerli. Ed è un tipo di arsenale in grado di compiere soprattutto attacchi “non cinetici”, senza distruzione fisica, quindi composto da strumenti per il “jamming”, il disturbo elettronico delle comunicazioni o dei segnali satellitari, o lo “spoofing”, che consiste nel fornire segnali falsi, o altri tipi di cyberattacchi.
Non è escluso però che dell’equipaggiamento americano facciano parte anche armi “cinetiche” che, invece, possono provocare un danno fisico, come un missile o un veicolo volante che intercetta e colpisce un satellite o un altro bersaglio. Insomma potremmo avere a che fare con un arsenale degno di una guerra ibrida.
La questione delle armi spaziali Usa è stata sollevata per la prima volta il 14 settembre in Maryland, al termine della conferenza “Air, Space & Cyber” in cui il segretario americano dell’aeronautica Troy Meink ha dichiarato pubblicamente che gli Stati Uniti dispongono di armamenti già operative nello spazio. “Stiamo aumentando la nostra prontezza di fronte alle minacce esistenti – ha detto – e gli Stati Uniti dispongono ora di armi per il controllo dello spazio in orbita, capaci di difendere le forze congiunte da azioni ostili di un avversario”.
Scopi offensivi e difensivi
Il Pentagono non ha però precisato quali siano questi sistemi, quanti siano, quando siano stati messi in orbita né dove si trovino, mentre una dichiarazione generica della Us Space Force, la forza armata americana per lo spazio istituita nel 2019, ha spiegato che il “controllo dello spazio” comprende mezzi cinetici e non cinetici per influenzare le capacità di un avversario e che tali strumenti possono avere impiego sia offensivo sia difensivo.
Secondo l’analista Victoria Samson, responsabile per lo Spazio, Sicurezza e Stabilità della Secure World Foundation, fondazione senza scopo di lucro per l’uso pacifico dello spazio, intervistata da Al Jazeera, la novità principale della dichiarazione del governo americano sta proprio nella parola “armi”: “È la prima volta che un funzionario ha riconosciuto che un'arma progettata come tale è stata collocata nello spazio”, mentre in precedenza, osserva Samson, si parlava più genericamente di “sistemi con determinate capacità”.
Il rischio di una guerra elettronica
In questi giorni molti esperti sono intervenuti sull’argomento, e l’opinione più diffusa è quella che si tratti di sistemi di guerra elettronica, capaci di disturbare i collegamenti di un satellite. A riguardo Bleddyn Bowen, docente di Astropolitica alla Durham University in Inghilterra, intervenendo alla trasmissione Today di Bbc Radio 4, ha spiegato che “non sappiamo esattamente quale sia il meccanismo dell'arma. Mi aspetterei una sorta di piattaforma di guerra elettronica o di disturbo radio”. Secondo Bowen quindi si tratterebbe di una forma non distruttiva di arma antisatellite, mentre “sarebbe meno probabile un veicolo cinetico di distruzione, cioè un mezzo che rilasci un proiettile capace di colpire e distruggere un satellite”.
Non per questo però le armi spaziali sarebbero meno importanti o pericolose perché i satelliti sono ormai infrastrutture strategiche fondamentali per le attività umane, che garantiscono comunicazioni, navigazione e posizionamento, oltre che funzioni militari di allerta missilistica, osservazione e intelligence. Un conflitto nello spazio potrebbe quindi produrre effetti molto concreti sulla Terra tanto che il think tank per la pace nello spazio Secure World Foundation segnala che 13 Paesi stanno sviluppando capacità di “counterspace” in cinque diverse categorie, tra cui i sistemi co-orbitali, armi antisatellite lanciate da terra, guerra elettronica e attacchi cyber.
Lo spazio è già da tempo un nuovo fronte e, dopo i pionieristici anni del confronto tra Usa e Urss, è ora un terreno di conquista e possibile scontro tra diverse potenze. E dal 2019, la Casa Bianca si presenta a questa sfida con la Us Space Force, la più giovane forza armata statunitense che ha il compito di organizzare, addestrare ed equipaggiare il personale destinato alle operazioni spaziali e proteggere gli interessi americani e alleati nello spazio. Gestisce inoltre capacità legate a comunicazioni satellitari, navigazione e posizionamento, allerta missilistica e sorveglianza dello spazio. Inoltre, tra le sue funzioni ufficiali figura la “space superiority”, la superiorità spaziale che consiste nel proteggere le capacità statunitensi oltre la Terra e, quando necessario, contrastare quelle di un avversario, anche ricorrendo alla guerra orbitale e alla guerra elettromagnetica.
Cosa dicono le norme internazionali
Sulla possibilità di collocazione delle armi spaziali in orbita non c’è un divieto esplicito e generale da parte delle autorità o organizzazioni sovranazionali. Il principale riferimento giuridico è il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 in cui l'articolo IV vieta di mettere in orbita armi nucleari o altre armi di distruzione di massa, oltre a proibire a qualunque Stato di realizzare basi militari, installazioni e fare test di armi sulla Luna e sugli altri corpi celesti. Il trattato, però, non vieta espressamente tutte le armi convenzionali nell'orbita terrestre e, di conseguenza, sistemi antisatellite convenzionali, strumenti di guerra elettronica o altre capacità di “counterspace” non sono automaticamente illegali.
La reazione di Cina e Russia
Dopo la dichiarazione del 14 settembre del segretario Meink sono subito arrivate le reazioni di Pechino e di Mosca. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha chiesto agli Stati Uniti di “smettere di espandere le proprie capacità militari e di prepararsi alla guerra nello spazio”, denunciando la trasformazione dello spazio in un campo di battaglia e il rischio di una corsa agli armamenti. La Russia ha assunto una posizione analoga, con il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov che ha dichiarato: “Riteniamo che lo spazio debba essere libero da qualsiasi arma”, aggiungendo che la Russia auspica “un'ampia mobilitazione internazionale” per lavorare alla completa demilitarizzazione dello spazio.
Parole della diplomazia che però non tolgono i sospetti sulle stesse Cina e Russia di essere estranee allo sviluppo di proprie capacità di “counterspace”. Anzi, un'analisi del Csis, il Centro per gli studi strategici e internazionali, documenta per entrambi i Paesi l’esistenza di programmi di guerra elettronica, jamming, spoofing, cyberattacchi e le armi antisatellite Asat ad ascesa diretta dalla terra. Inoltre la Secure World Foundation segnala azioni co-orbitali e manovre ravvicinate dei satelliti cinesi e russi, mentre altri Paesi, tra cui India, Francia, Regno Unito, Israele, Iran, Giappone, Corea del Sud e Corea del Nord, stanno sviluppando o acquisendo diverse forme di capacità di “counterspace”.
Sono informazioni che confermano come lo spazio sia già diventato un dominio militare per molti Stati e la novità della dichiarazione americana sembra solo quella di aver levato il velo su ciò che per anni era rimasto in gran parte implicito, e solo non confermato ufficialmente. Secondo l’analista Victoria Samson intervistata da Al Jazeera, l'annuncio del 14 settembre potrebbe contribuire a “normalizzare” la presenza di armi nello spazio, con però la preoccupazione che d’ora in avanti si passi a un’accelerazione della proliferazione delle capacità di “counterspace” da parte di tutti quei Paesi che hanno mire anche oltre la Terra.