La rivolta dei camion, conto salato per i blocchi: «Perdite per 30 milioni»
In Puglia l'emergenza legata ai blocchi dell'autotrasporto non può ancora considerarsi conclusa del tutto. Nonostante i primi segnali di ripresa registrati in altre aree del Mezzogiorno e le misure approvate dal Consiglio dei ministri, sul territorio regionale permangono alcuni presìdi dei tir e difficoltà nella circolazione delle merci, seppure affievolite. Ma le conseguenze sono sempre più evidenti per gli esercizi commerciali, in particolare le perdite del settore alimentare. Un danno economico complessivo che al momento si attesterebbe tra i 20 ei 30 milioni di euro, secondo le prime tempi delle associazioni di categoria regionali.
Bari, in particolare, figura tra le città maggiormente esposte con una rete commerciale che comprende circa 440 negozi di ortofrutta, 240 pescherie, 1.300 ristoranti e 320 distributori di carburante. Una situazione che rischia di compromettere ulteriormente l’equilibrio economico di imprese già sottoposte all’aumento dei costi energetici, dei trasporti e delle materie prime. Moltissimi produttori sono stati costretti a macerare o distruggere raccolti stagionali già pronti (come insalata, zucchine, melanzane, agrumi e pomodori) perché non sono stati ritirati e trasportati in tempo. Nelle stalle il latte fresco non è stato ritirato per giorni. Non potendo essere conferito ai caseifici, i produttori sono stati costretti a gettarlo o a destinarlo all'alimentazione degli animali, azzerandone il valore commerciale.
«I danni sono molto importanti - spiega Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia - molte aziende hanno avuto disdette di ordini perché non sono riusciti a farli partire e i committenti si sono rivolti altrove, parliamo soprattutto di latte, vino e altri prodotti deperibili. Soprattutto sull'ortofrutta che è un prodotto fresco. Molti camion sono stati bloccati, uva da tavola, ma anche ortofrutta in genere che non è riuscita ad arrivare a destinazione». Secondo un’elaborazione di Coldiretti, se l'aumento medio dei prezzi dell'energia e degli input agricoli osservato nella prima metà del 2026 dovesse perdurare verrebbe a mancare dalle tavole una produzione di cereali pari a oltre 230 miliardi di pasti. Dall’avvio della guerra in Iran il prezzo del gasolio agricolo è praticamente raddoppiato. La quotazione media mensile a settembre 2026 (1,561 euro) è stata la più alta registrata, superando il record del giugno 2022 (1,559 euro) legato alle conseguenze dello scoppio della guerra in Ucraina. Per arare un campo di 11 ettari (la dimensione media di un’azienda agricola italiana) un agricoltore spende oggi circa 600 euro in più rispetto al febbraio scorso. Impennata anche per i fertilizzanti, che sono arrivati a superare gli 800 euro a tonnellata, così come per i materiali.
«Adesso la situazione si sta cominciando a sbloccare – ha aggiunto Cavallo - penso che a breve si dovrebbe in qualche maniera normalizzare il tutto. Però è sempre molto complicato in queste situazioni avere delle certezze. Oltre al blocco abbiamo anche subito l’aumento esponenziale del prezzo del gasolio, ci sono stati momenti in cui non se ne trovava perché hanno bloccato le raffinerie. I carburanti sono arrivati a singhiozzo e ci sono state molte speculazioni in tal senso. Gli allevamenti, per esempio, oltre a non aver ritirato il latte in alcuni giorni, hanno subito anche il problema dei mangimi che non sono arrivati perché le navi non sono riuscite a sbarcare. Mi auguro che la situazione un po’ alla volta rientri».
Una situazione incerta anche per Raffaella Altamura, presidente di Confesercenti Puglia: «Comprendiamo le ragioni della protesta, ma non possiamo lasciare che a pagarne le conseguenze siano ancora una volta le piccole imprese e le famiglie. Le misure approvate dal Governo devono tradursi rapidamente in risultati». Confesercenti Puglia richiama l'attenzione sulla situazione delle attività di prossimità che continuano a registrare ritardi nelle consegne, riduzione degli assortimenti e difficoltà nel reperimento di prodotti freschi e deperibili. «Non è da sottovalutare nemmeno l’aumento esponenziale dei prodotti nei mercati generali della frutta e del pesce. C’è poco prodotto a un prezzo molto alto. La priorità – conclude Altamura – è evitare che una crisi nata dall'aumento dei costi del carburante si trasformi in una nuova emergenza per il commercio e per i consumatori. Difendere il diritto a protestare e garantire il diritto a lavorare non sono obiettivi incompatibili. È responsabilità delle istituzioni creare le condizioni perché entrambi siano rispettati». Da non sottovalutare, per le sue conseguenze sul fatturato degli esercizi commerciali, è il clima di tensione legato alle manifestazioni che si terranno oggi, a cominciare dal capoluogo pugliese. Dove molti negozi, anche a causa dell’allarme di possibili scontri e saccheggi emerso nelle scorse ore, hanno deciso per precauzione di tenere le saracinesche abbassate, nonostante il weekend e il fatto che la Prefettura non abbia chiesto la chiusura preventiva per ragioni di sicurezza.
«Ho parlato con alcuni commercianti della città – spiega Altamura – e questo clima di tensione li ha spinti a decidere di restare chiusi, nonostante il sabato e la domenica siano dei giorni centrali per le vendite dei negozi non alimentari, con una conseguente perdita economica. È un danno non ancora quantificabile che si andrà ad aggiungere a quelli già realizzati negli scorsi giorni a causa dei blocchi dell’autotrasporto».