La ricetta di Palladino. "Intensità, tanta fame e una sana competizione. Il Bologna lo voglio così»
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Il tecnico fa il punto a fine sosta: "Stiamo cambiando tanto, ci serve tempo. Devo ridare coraggio e fiducia a questo gruppo, il passato va dimenticato".

Raffaele Palladino, 42 anni: a Lecce sarà la sua seconda partita con il Bologna

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Tessitore di schemi, preparatore atletico e motivatore. In parole povere (e senza scomodare parallelismi blasfemi) è un Raffaele Palladino uno e trino quello che, ancorché orfano di ben undici nazionali, nelle tre settimane della sosta ha cominciato a plasmare il nuovo Bologna. In realtà più che lo spirito santo qui serve la cazzuola, utile per ricostruire muri usciti sbrecciati dal mercato estivo e dalla fulminea, nonché fallimentare, parentesi Tedesco.
"Tutto ciò che è successo prima dobbiamo metterlo da parte", ammoniva ieri il tecnico nella sala stampa di Casteldebole, propenso piuttosto a illustrare la ricetta per ‘cucinare’ domani a Lecce un Bologna capace di strappare i primi pesanti della stagione, quasi indispensabili per rianimare una classifica che oggi mette paura.
"Stiamo cambiando tante cose – dice Palladino – dalle metodologie di allenamento al sistema di gioco. E’ un processo di crescita e serve un po’ di tempo, ma ho trovato nei ragazzi una grande disponibilità oltre che la volontà di uscire da questa situazione". La ricetta di Palladino allora.
Primo ingrediente: l’intensità atletica. "E’ un aspetto su cui abbiamo iniziato a lavorare – dice il tecnico – perché le mie squadre devono correre per novanta minuti e farlo con grande intensità". Poi c’è l’aspetto tecnico tattico: "Stiamo introducendo nuove rotazioni e un nuovo sistema di gioco, come il passaggio alla difesa a tre, che questa squadra può attuare. Comincio a intravedere già più fluidità nella manovra ma serve un po’ di pazienza, perché ogni giorno aggiungiamo un nuovo mattoncino".
I muri, per l’appunto. Che non sono fatti soli di gambe e schemi, ma anche di motivazioni. "E’ compito mio far ritrovare coraggio e fiducia – ammette Palladino – e lo sto facendo cercando di coinvolgere tutti con dialoghi individuali: più parlo con i giocatori e più mi rendo conto se uno ha più bisogno di consigli o di conforto". Palladino confessore dunque: ma anche giudice. "Tutti devono sentirsi importanti e tutti giudicati da me – dice il tecnico –. L’importante è che tra di loro si crei competizione. Devono capire che qui non ci sono undici titolari ma che chi spinge di più in allenamento gioca". E vagamente riecheggiano le parole del primo Mihajlovic, che quando arrivò a Casteldebole chiamò in causa la selezione naturale.
Qui si tratta di selezionare una squadra già in grado di strappare punti al Lecce nella sua tana di via del Mare. "Partita piena di insidie contro una squadra che gioca in casa e che in campionato ha già raccolto due vittorie – ammonisce Palladino –. Sappiamo che incontreremo delle difficoltà ma dovremo uscirne e avere la mentalità di chi vuole tornare da Lecce con dei punti. Le mie squadre devono sempre avere la fame di vincere le partite: ma sono tutte cose che ho già trovato in questo gruppo". In più ha trovato Darmian, rinforzo in corsa indispensabile dopo il ko di Holm. "Matteo è un vincente, che ci porterà esperienza e leadership – garantisce Palladino –. Nonostante fin qui si sia sempre allenato da solo lo ha fatto con grande professionalità e potrebbe essere già a disposizione per domenica". Nati pronti. A Casteldebole ne servono tanti così perché i nuovi muri reggano.
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