La raccolta fondi in memoria di Giuseppe: “Il nostro dolore ora è ricerca”

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Dalla famiglia di Giuseppe Volpicella 12mila euro destinati ai progetti che studiano nuove strade terapeutiche per i tumori pediatrici aggressivi: “Speriamo possa aiutare altre persone”

Giuseppe Volpicella

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Ascoli Piceno, 28 agosto 2026 – “Sono trascorsi più di tre mesi da quel giorno di maggio in cui la nostra vita si è fermata”.Sono le parole della famiglia Volpicella, dopo la morte di Giuseppe, scomparso a 18 anni a Colli a causa di un glioma diffuso del troncoencefalo, una forma tumorale aggressiva per la quale non esiste ancora una cura. A oltre tre mesi dalla tragica perdita, la famiglia ha voluto esprimere profonda gratitudine per l’incredibile vicinanza ricevuta, rendendo noti i risultati della raccolta fondi promossa in sua memoria. “Abbiamo raccolto ben 12.000 mila euro, di cui 1.000 donati allo Iom di Ascoli Piceno e 11.000 destinati al Progetto Gaia”, spiegano i familiari Tommaso, Rossella e Annamaria. I fondi sosterranno direttamente uno studio scientifico d’avanguardia coordinato dal professor Antonio Scilimati dell’Università di Bari, in stretta collaborazione con la dottoressa Paola Coccia dell’Oncoematologia Pedratrica del Salesi di Ancona e con il professor Ruggiero del Gemelli di Roma. L’iniziativa nasce dal desiderio di trasformare un dolore immenso in un gesto concreto di speranza per il futuro. “Non ci fermeremo qui, perché continueremo a finanziare il progetto di ricerca insieme a quanti vorranno accompagnarci. Per nostro figlio, per quelli che si trovano o che dovessero purtroppo trovarsi nelle stesse condizioni in futuro”, sottolinea la famiglia. Il ricordo di Giuseppe, venuto a mancare alla soglia degli esami di maturità dopo soli sette mesi dalla comparsa della malattia, diventa così una missione di vita. “C’è una domanda che forse era una riflessione, che un giorno Giuseppe ci porse sconfortato: ‘Che senso ha tutto questo?’ È una domanda che da allora vive dentro di noi. Non abbiamo una risposta. Forse non esiste una spiegazione capace di dire perché un figlio debba morire prima dei suoi genitori. Ma possiamo provare a dare un senso a ciò che è accaduto. Possiamo fare in modo che il suo nome continui a camminare. Che il suo ricordo diventi ricerca. Che il nostro dolore possa contribuire, anche solo in minima parte, a salvare un’altra vita. Perché Giuseppe non è soltanto ciò che abbiamo perduto. Giuseppe è ciò che continueremo ad amare. E finché ci sarà qualcuno disposto a cercare una cura, a studiare, a donare, a sperare, il suo nome continuerà a vivere: nei gesti di chi ci è stato vicino, nella ricerca, nel futuro di altri ragazzi. E forse è proprio qui che dobbiamo cercare la risposta alla sua domanda. Per Giuseppe. Per tutti i figli. Perché la vita possa, un giorno, vincere sul dolore”.

Maria Grazia Lappa

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