La percezione della violenza: quando la paura spinge nelle armerie e riempie i social - IVG.it
Gli episodi di violenza che negli ultimi giorni hanno occupato le pagine della cronaca nazionale colpiscono anche la Liguria. In meno di ventiquattro ore, tra domenica 5 e lunedì 6 luglio, la cronaca locale ha registrato tre episodi gravi, profondamente diversi tra loro.
Sulla spiaggia libera del Prolungamento di Savona, il trentasettenne di origine marocchina Yassine Mirinioui è stato accoltellato a morte da Renato Mastroianni, un cinquantaduenne italiano che viveva di espedienti. Il litigio sarebbe nato dopo un tentativo dell’uomo di rubare nella borsa della vittima. L’aggressore è stato poi arrestato a Milano, dove si è costituito.
Sempre a Savona, in via Mongrifone, il novantottenne Dino Cavallotto spara alla moglie di 86 anni, malata di demenza senile, uccidendola.
Infine a Genova, nella spiaggia di Multedo, un 22enne di origini marocchine è stato preso a pietrate sulla testa da un gruppo di nordafricani ancora non identificati (sono in corso le indagini), per il mero scopo di rubargli lo smartphone.
Tre drammi differenti, avvenuti in pieno giorno, che mettono in evidenza diverse fragilità sociali. Questa sequenza ravvicinata di sangue pare aver innescato un corto circuito immediato nella mente e nei comportamenti dei cittadini.
La corsa all’autodifesa nelle armerie locali
Recentemente le armerie del territorio hanno registrato un picco nelle vendite di dispositivi di difesa personale. Tra queste anche la storica Armeria Tessitore di Savona che, come riportato da IVG.it, negli ultimi giorni ha rilevato un sensibile incremento delle richieste di spray al peperoncino per autodifesa. L’acquisto interesserebbe soprattutto le donne e i frequentatori delle spiagge libere. Questo fatto mostra un cambiamento profondo nelle abitudini locali. Il cittadino sembra avvertire una forte insicurezza negli spazi pubblici: non delega più la propria tutela alle istituzioni che dovrebbero proteggerlo, ma cerca soluzioni private per difendere la propria incolumità.
La psicologia sociale spiega questo fenomeno con il meccanismo dell’allarme sociale. Nella mente dell’individuo si attiva il cosiddetto bias di disponibilità, ossia un errore di valutazione che porta il cervello a calcolare il rischio basandosi solo sulle informazioni più recenti e d’impatto emotivo . La mente cancella o ignora i dati statistici reali e si convince che tre eventi eccezionali rappresentino la normalità del territorio, percependo il pericolo come sistematico e imminente. La bomboletta in tasca diventa così una risposta concreta ad una paura percepita come sempre più vicina.
La piazza virtuale e la cecità dei social
Alla frattura della sicurezza reale si somma la deriva della piazza digitale. Davanti alla morte del trentasettenne straniero a Savona , molti utenti si sono scatenati con commenti disumani e xenofobi sulle bacheche online. Frasi come “uno in meno”, “evidentemente se l’è cercata” (ad evidenza del fatto che molte volte ci si ferma solo al titolo di un articolo), “avete solo da non farli sbarcare” ripetute come mantra sotto i post riguardanti l’omicidio. Alla luce di questo, forse un dato preoccupante non è soltanto la violenza del delitto, ma il modo in cui viene rielaborata online.
Quando gran parte del dibattito si concentra sull’origine della vittima anziché sulla gravità del reato che ha subito, il rischio è quello di normalizzare l’odio e spostare l’attenzione dal reato ai pregiudizi di chi commenta. La cronaca diventa così uno specchio delle paure e delle fratture sociali, più che un’occasione per comprendere il fenomeno. Questa ondata di odio virtuale ha spinto la direzione di IVG a intervenire pubblicamente tramite un video-editoriale, con lo scopo di fermare i “leoni da tastiera”, o perlomeno tentare di farli ragionare .
L’altra faccia della violenza: tra le mura di casa
Il dramma di via Mongrifone ricorda che non tutta la violenza nasce allo stesso modo. Un uomo di 98 anni che uccide tra le mura domestiche la moglie di 86, malata di una grave forma di demenza, tentando poi di togliersi la vita, è una vicenda profondamente diversa dall’omicidio del Prolungamento o dall’aggressione di Multedo. Senza entrare nelle responsabilità del singolo caso, tragedie come questa pongono un interrogativo sul supporto effettivo che ricevono i caregiver più soli e anziani. La decisione della magistratura di disporre la scarcerazione dell’uomo e il suo trasferimento in una RSA, mostra come ogni caso debba essere valutato nel suo contesto.
Guardando oltre la cronaca, tre episodi così diversi ricordano che la violenza non è un fenomeno unico: può nascere da dinamiche criminali, da conflitti improvvisi o da situazioni familiari estremamente complesse.
Pur avendo poco in comune, questi episodi hanno prodotto lo stesso effetto: cambiare il modo in cui molti cittadini percepiscono la sicurezza. C’è chi sceglie di portare con sé uno spray al peperoncino, chi riversa rabbia e pregiudizi sui social e chi rischia di leggere ogni fatto di cronaca con lo stesso metro. È proprio questo il rischio più grande: fermarsi all’emotività senza provare a capire cosa si nasconde dietro ogni vicenda. Perché la violenza esiste, ma non ha sempre lo stesso volto. E comprenderne le diverse origini è il primo passo per evitare che paura e semplificazioni prendano il posto della comprensione.
“Nera-mente” è una rubrica in cui si parla di crimini e non solo, scritta da Alice: clicca qui per leggere tutti gli articoli