La Nazionale, Mancini e l’occhio di riguardo: storia di fede e malafede

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Quando l’Italia perse contro la Bosnia – nazione numero 61 del ranking Fifa – e saltammo i Mondiali per la terza volta consecutiva, i toni furono decisamente più soft. Il ct Gattuso venne addirittura definito il meno colpevole di tutti. Perché non si sa. Oggi che la Nazionale ha perduto contro il Belgio - numero 8 del ranking - sembra che siamo di fronte a una catastrofe.

Le critiche all'Italia dopo il ko con il Belgio 

Della Nazionale di Mancini leggiamo e ascoltiamo già il peggio possibile. Giusto per fare qualche esempio, Bergomi dice che si aspettava tutt’altro, i giornali di Cairo stanno recitando il de profundis manco avessimo perso contro la Corea. Peraltro con un livore degno di miglior causa. Ma che cosa si aspettavano? Che Mancini rivoluzionasse tutto con la bacchetta magica? La domanda sorge spontanea: in base a quale criterio l’Italia avrebbe dovuto battere il Belgio? Mentre noi eravamo sul divano a guardarli in tv, ai Mondiali il Belgio è arrivato nei quarti di finale e ha perso contro la Spagna per un gol al minuto 88 su papera del portiere. Perché mai in due mesi avremmo dovuto invertire i rapporti di forza? A noi sembra che sia sempre la stessa Italia. Ma non in campo. Fuori. Nelle stanze della politica. Nelle redazioni dei giornali. Nelle voci degli influencer. Dei talent. Nella malafede diffusa. Come diceva Andreotti - uno che capiva anche di calcio - a pensare male si commette peccato ma spesso ci si indovina. E l’impressione è che nei confronti di Mancini sia partita una battaglia che comprende altro.

I 'peccati originali' di Mancini

Il Mancio paga diversi peccati originali. Innanzitutto i soldi arabi: una macchia indelebile che alimenta un’invidia perenne. Ma non è solo questo. Mancini sconta più di ogni altra cosa l’aver cambiato la copertina della Nazionale quando tutto sembrava apparecchiato. C’era Paolo Maldini su quella copertina. Bello e sorridente. Maldini e un’idea di calcio finalmente contemporanea (come se Mancini fosse portatore del vecchio calcio all’italiana). Se fosse stata la Nazionale di Paolino, non avremmo letto tante critiche per il povero Alessandro Romano. Ci avrebbero spiegato che era il prezzo da pagare per far crescere i giovani e avere un futuro migliore.

I tentativi per azzoppare Malagò alla prima curva

E infine c’è Malagò. Era scortato in tribuna da coloro i quali vogliono pugnalarlo: il ministro Abodi e il presidente del Coni Buonfiglio. Quel fermo immagine televisivo sembrava un remake delle Idi di Marzo. Mancini paga anche questo: è l’uomo fortemente voluto da Malagò il presidente della Federcalcio che Coni, governo e pianeti silenziosi stanno provando ad azzoppare alla prima curva. In Italia si fa così. Nelle battaglie fratricide siamo maestri inarrivabili. Non è importante che l’Italia del calcio si risollevi. È fondamentale che non vinca il nostro nemico interno. È questo il quadro generale. Sono le avvertenze che andrebbero lette prima di tuffarsi in qualsiasi commento sulla Nazionale. Il bugiardino del calcio italiano. Altrimenti un ingenuo o un osservatore esterno strabuzzerebbe gli occhi di fronte a tanta acrimonia dopo una sconfitta che qualsiasi persona di buon senso avrebbe preventivato.

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