Irlanda-Israele, un preparatore irlandese accusa un avversario: "Mi ha sputato"
Nemmeno giocare in campo neutro in Serbia, senza pubblico, è bastato. Anche il secondo round di Nations League fra Irlanda e Israele, terminato 1-1, è stato all’insegna di un clima teso, in campo e non solo. All’intervallo le due squadre sono venute a contatto e, stando all'”Irish Times”, il preparatore atletico degli irlandesi, Damien Doyle, ha accusato un giocatore israeliano di avergli sputato. “Non voglio entrare in questa questione, ma è andata così in queste due partite. C’è stata tensione – ha commentato il ct dei Boys in Green, Heimir Hallgrimsson a ‘Off The Ball’ – Lo sputo? Non l’ho visto. Verrà esaminato, probabilmente come tutto il resto di ciò che è accaduto tra le due squadre. Ho avuto la sensazione che cercassero di intimidirci fin dal calcio d’inizio, ma devo dare molto merito ai giocatori per essere rimasti calmi. Avrebbe potuto essere una partita piena di cartellini gialli e rossi, ma siamo rimasti composti”.
Ma per quale motivo? La questione palestinese, infatti, è molto sentita in Irlanda, dove la popolazione, sin dal sorteggio nel girone con Israele, aveva chiesto a gran voce il boicottaggio della gara. Poi il portiere Gavin Bazunu aveva chiesto e ottenuto l’esclusione dalla gara. Infine sia all’andata che al ritorno ci sono stati diversi momenti di tensione: “All’intervallo ero nello spogliatoio, nella mia stanza, con il mio staff – ha ribattuto dal canto suo il ct israeliano Ran Ben-Shimon – Non ho visto nulla. Quando avrò la possibilità di verificare, vi farò sapere”.
Ben-Shimon ha però messo in chiaro che non c’è stato nessun tipo di “vendetta” nei confronti di Jayson Molumby, che all’andata aveva segnalato all’arbitro i presunti cori razzisti dei tifosi avversari all’indirizzo di due compagni di squadra. “Non c’era nulla di personale contro di lui, non facciamo queste cose, proprio non le facciamo, non siamo persone fatte così – ha chiarito – Non dirò mai a un mio calciatore di giocare in maniera aggressiva contro un avversario. A volte dico ai miei giocatori che bisogna essere aggressivi ma non dirò mai loro di fare male a qualcuno. Questo non è il nostro modo di essere, siamo esseri umani“. All’andata – nel match finito 0-3 in favore della nazionale irlandese – c’erano stati diversi gesti di protesta: i calciatori di Hallgrimsson avevano giocato con il lutto al braccio per le vittime di Gaza, poi avevano abbassato la testa durante l’inno israeliano (gesto ripetuto anche ieri) e infine il capitano dell’Irlanda, Dara O’Shea, non ha stretto la mano al capitano avversario. Ora nuove polemiche.