La lunga crisi dei bar in Lombardia, chiusi due al giorno: 5mila locali in meno negli ultimi sei anni

  1. Home
  2. Economia
  3. La lunga crisi dei bar in Lombardia, chiusi due al giorno: 5mila locali in meno negli ultimi sei anni

Dal 2019 crollo record in Lombardia: -17,5% di attività. Milano ne ha persi 1.828, in Valtellina il saldo peggiore (-29,1%)

Un caffè al bar (foto di archivio)

Un caffè al bar (foto di archivio)

Google

Ricevi le notizie de Il Giorno su Google

Seguici

Milano – Sempre meno bar sotto casa: in media, in un anno, in Lombardia chiudono 2 al giorno. Lo studio realizzato dall’Ufficio economico Confesercenti su dati Infocamere rileva che, tra il 2019 e il 2025, in Lombardia sono stati chiusi 4.957 bar, un -17,5% che sintetizza l’avanzata della desertificazione anche tra i bar, a ritmi più rapidi di ciò che accade in Italia (-14,2%). Tra le province, Milano perde di più in valore assoluto, -1.828 in sei anni, seguito dalla provincia di Brescia (-672) e Monza (-293). Guardando alla percentuale, è Sondrio a perdere più bar, -29,1%, seguita dalla provincia di Lecco (-20,7%) e Mantova (-18,9%).

"Quando chiude un bar perdiamo un pezzo della nostra quotidianità”

“Una parte importante della cultura italiana è passata proprio dai bar e dai ristoranti – sottolinea Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti Lombardia Orientale –. Quando chiude un bar perdiamo anche un pezzo della nostra quotidianità e della nostra identità. La desertificazione riguarda quindi la possibilità stessa di avere luoghi nei quali una comunità si incontra. Il valore dei pubblici esercizi tiene insieme economia, lavoro e turismo con una dimensione di socialità che dobbiamo preservare. La proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti riguarda anche il mondo della somministrazione”.

QUARESMINI

Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti Lombardia Orientale, una delle aree più colpite dalla crisi

Le cause del trend (e c’entra anche il Covid)

Tra le cause delle chiusure c’è l’aumento dei costi di energia e materie prime, i costi degli affitti, a cui fa da contraltare la perdita di potere d’acquisto delle famiglie che riduce i consumi. Va detto che si parte anche da un’offerta che, negli ultimi decenni, ha visto un aumento considerevole: nel 2006 si registravano in Lombardia circa 21mila bar, che nel 2019 sono diventati 28mila. Nel mezzo ci sono state crisi finanziarie, ma anche gli anni di Covid e del lavoro da remoto, che hanno cambiato le abitudini, i flussi nei centri urbani e le occasioni di consumo. Si potrebbe aggiungere anche il cambiamento climatico: le temperature alte del 2026 hanno, ad esempio, scoraggiato il turismo nei centri storici delle città, impattando anche sull’attività dei bar. Ulteriore elemento è la migrazione delle licenze che molti bar avviano per poter ampliare la propria attività intercettando, ad esempio, l’abitudine a pranzare fuori casa.

L’appello

“Molti bar continuano a rinnovare l’offerta, curare la qualità e cercare nuovi modi per incontrare le esigenze dei clienti – evidenzia Andrea Mattia Maggioni, vicepresidente nazionale Fiepet Confesercenti –. Questa vivacità merita di essere accompagnata: per attività ad alta intensità di lavoro e con scontrini medi contenuti, mantenere l’equilibrio economico richiede oggi un impegno crescente. Dobbiamo creare le condizioni perché nuove imprese possano nascere, quelle esistenti possano innovare e il ricambio generazionale torni a essere possibile”.

© Riproduzione riservata