"La Juve ha l'obbligo, deve farlo: non ci sono scuse! L'Italia era una follia, vi ricordate?"

"Questo Cagliari mi ha sorpreso: non siamo abituati a vederlo così in alto. I bianconeri? Aspettando Yildiz, Spalletti è il fuoriclasse"

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Vent’anni, venire fuori dal Nacional di Montevideo, e sbarcare a Cagliari: “Una locura”. Daniel Fonseca lo definisce così, dall’altra parte del mondo, mentre sorride immergendosi tra i ricordi. I programmi per questa sera sono già fatti: guarderà i rossoblù contro la Juve. È la partita del cuore. Perché in Sardegna è diventato uomo, nella prima esperienza lontano da casa; perché a Torino è diventato grande, negli anni della maturità e nella città che gli ha dato la dimensione ricercata a lungo, tra Napoli e Roma: quella di una carriera di livello assoluto. “E poi non era mica facile, ricorda che razza di talenti c’erano in Italia in quel periodo?”, domanda. Come si fa a dimenticarli.

Daniel Fonseca, ma il Cagliari così in alto l’ha sorpresa? “Devo dire di sì: questo Cagliari è stato davvero sorprendente. E l’avvio è stato positivo sopra ogni aspettativa”. Fa un po’ effetto, no? “Beh, non la vediamo spesso tra le prime. Perciò sono molto contento: è una squadra a cui voglio bene, è una città che mi ha accolto meravigliosamente. E sono contento che il calcio e la squadra lì si stiano sviluppando in questo modo”. E per la Juve che momento è? “Ha degli uomini di grande qualità. Poi i bianconeri hanno un asso nella manica, in particolare per questi momenti...”. Di chi parla? “Del mister, di Spalletti. Per me è un grandissimo allenatore: sa esaltare i singoli come pochi e la squadra mi sembra asempre più in crescita”.

"Juve, puoi arrivare tra le prime"

Quanto potenziale c’è? “Ce n’è abbastanza per stare tra le prime. Faccio il tifo per mister Spalletti e per la Juventus, che resta nel cuore”. Che ricordi ha del suo periodo a Cagliari? “Un periodo meraviglioso, davvero. Sono arrivato in Sardegna a soli vent’anni: ero giovane, era la mia prima volta all’estero, andavo via dall’Uruguay senza sapere cosa mi sarebbe aspettato”. Poi era una Serie A di assoluto livello. “Quant’è stato affascinante: era una follia arrivare in Italia a quell’età lì. Nel campionato in cui c’erano tutti i fenomeni del mondo, ognuno in Serie A. Ricordo che la stampa mi aveva accolto in maniera incredibile, poi è diventata dura per i risultati”. Non riusciva a fare gol. “Diciassette partite senza segnare, sì. Ma Claudio Ranieri ha sempre avuto fiducia, vedeva qualcosa di diverso in quel ragazzo. E alla fine è andata bene”.

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