La graduatoria dei tartassati . Irpef, Ferrara a metà classifica: "In media 5mila euro al fisco"

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Secondo la Cgia la nostra provincia è al 52° posto in tutta Italia. Non siamo quelli che versano di più, ma neanche tra quelli che sborsano di meno. Dove si paga tanto, la qualità e la quantità dei servizi è di rango superiore.

La maggior parte dei contribuenti sono dipendenti

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Non è soltanto una questione di dimensioni demografiche. Nella mappa del fisco italiano Ferrara si colloca in una posizione che racconta, almeno in parte, la struttura economica e reddituale del territorio: sono 273.864 i contribuenti Irpef censiti nel Ferrarese, un dato che vale il 52° posto nella graduatoria nazionale. Davanti ci sono 51 province, dietro altre 55. E il confronto con il resto dell’Emilia-Romagna restituisce un’immagine altrettanto significativa: Ferrara è settima su nove province, davanti soltanto a Rimini e Piacenza. I numeri sono contenuti nell’elaborazione dell’Ufficio studi della CGIA su dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze e fanno riferimento al 2024. Nel dettaglio, a Ferrara risultano 147.844 contribuenti con reddito da lavoro dipendente, 106.521 pensionati, 9.938 lavoratori autonomi e 10.722 titolari di redditi da partecipazione. Il totale, appunto, è di 273.864 contribuenti. Il dato acquista consistenza soprattutto se messo in prospettiva regionale. Bologna è un’altra categoria, con 810.592 contribuenti e l’ottavo posto assoluto in Italia. Segue Modena, 552.276 e 21° posto; quindi Reggio Emilia con 406.017, Parma con 352.432, Forlì-Cesena con 316.685 e Ravenna con 313mila. Ferrara, con 273.864, precede di appena 133 contribuenti Rimini, ferma a 273.731. Piacenza, invece, scende a 224.896. La graduatoria, dunque, non va letta semplicemente come una classifica della ricchezza provinciale: misura il numero dei contribuenti Irpef e la loro articolazione per tipologia di reddito. Ma proprio questa scomposizione offre una chiave di lettura interessante. A Ferrara i lavoratori dipendenti rappresentano la componente largamente maggioritaria, mentre i pensionati superano quota 106mila. Gli autonomi sono 9.938, vale a dire poco più del 3,6 per cento del totale provinciale. A livello nazionale, su 42.837.963 contribuenti Irpef, i lavoratori autonomi sono 1.605.705: circa il 3,75 per cento. C’è poi un secondo livello della fotografia scattata dalla CGIA, che riguarda non il numero dei contribuenti ma il modo in cui il prelievo fiscale viene percepito. Per una famiglia-tipo composta da due lavoratori dipendenti e un figlio a carico, l’Ufficio studi calcola per il 2026 un prelievo complessivo di 20.592 euro. Di questi, 13.030 euro, pari al 63,3 per cento, vengono trattenuti "alla fonte" attraverso contributi previdenziali, Irpef e addizionali. Altri 6.676 euro, il 32,4 per cento, sono classificati come tasse "occulte", incorporate nei consumi o in altri esborsi. Soltanto 887 euro, il 4,3 per cento, vengono invece pagati in maniera direttamente consapevole, attraverso bollo auto e Tari. Ed è proprio qui che il rapporto tra contribuenti e fisco cambia prospettiva. La Cgia sottolinea come il meccanismo del sostituto d’imposta renda per il dipendente quasi invisibile una parte consistente del carico tributario: lo Stato incassa, il datore di lavoro trattiene e il lavoratore non vede materialmente transitare quella somma dal proprio conto. Nel caso della famiglia-tipo analizzata, il 95,7 per cento del prelievo complessivo avviene infatti senza un pagamento diretto e percepito come tale. La fotografia ferrarese si inserisce, infine, in un quadro nazionale nel quale il peso fiscale resta elevato. Nel 2025 l’Italia si è attestata al 43,1 per cento del Pil, quinto dato nell’Unione europea: sopra la Germania, al 41,8 per cento, e la Spagna, al 38,1, ma sotto Francia, Danimarca, Belgio e Austria. La media dell’Ue a 27 è stata del 40,7 per cento.

f.d.b.

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