La frustata di Oriana: "Siete tutti rammolliti". Colloquio immaginario in Paradiso

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Ieri, nel ventesimo anniversario della morte, Il Tempo ha «contattato » lo spirito di Oriana Fallaci, che parla di tutto e tutti: Trump, Meloni Salvini, Vannacci. E sulla minaccia islamica dice: «Vi avevo avvisato»

16 settembre 2026

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Il Paradiso, a quanto pare, tollera il tabacco. Una nuvola di fumo bluastro sta ferma sopra una poltrona più densa, e da quella nuvola esce una voce che ha ancora il raschio di Firenze e l’urgenza di New York. Oriana Fallaci tira una boccata e mi guarda come si guarda un inviato arrivato tardi. «Capezzone. Direttore. Finalmente uno che non arriva in processione. Siediti. Qui non si fa la veglia. Qui si parla».

Il Tempo: Signora, vent’anni. Da lassù ci vede tutti rammolliti?
Fallaci: Rammolliti è una cortesia. Siete fatti di panna montata. Avete scambiato la pietà con la resa, la tolleranza con il suicidio. Io ve l’avevo scritto nella Rabbia e l’Orgoglio, quando ancora fumavo di sotto e mi chiamavano razzista: gli islamisti non vogliono convivere. Vogliono prendere. Vogliono la nostra sottomissione. La parola è quella, nuda: sottomissione. Islam. E voi, invece di difendere la casa, avete messo il tappeto all’ingresso e ci avete scritto welcome. Che schifo, questo Occidente che si scusa di esistere.

Il Tempo: A New York, l’altro giorno, il sindaco Mamdani e la Ocasio-Cortez ridevano mentre leggevano i nomi dei morti dell’11 settembre.
Fallaci: «Li prenderei a borsettate. Tutti e due. Lei soprattutto, quella pazza della Ocasio, politica da reality per ragazzine indignate. Ridevano. Ridevano mentre i nomi scendevano come pietre. Io c’ero, a New York, quando quelle torri divennero polvere e carne. Non è un anniversario: è una ferita. E i due commessi del socialismo da salotto si scambiano sorrisini da cocktail mentre le famiglie piangono. Quel Mamdani lo prenderei a borsettate fino a fargli cadere l’aureola di vittima professionale. Un sindaco di New York che non sa stare in silenzio sui morti di New York non è un sindaco. È un ospite sbagliato a un funerale».

Il Tempo: E Trump? Aveva sperato in lui?
Fallaci: «Avevo sperato. Lo ammetto, e a me costa. Un uomo che dice "basta" mi interessa sempre. Poi lo guardi e scopri il palazzinaro vanitoso, l’impresario di se stesso. Non è un leone: è un cartellone luminoso. Lascerà un vuoto, e nel vuoto entreranno i pessimi Dem, quelli che odiano il proprio Paese perché il Paese non è abbastanza colpevole. L’America ha bisogno di un carattere, non di un marchio. I marchi scadono».

Il Tempo: Musk?
Fallaci: «Musk mi piace. Lasciate stare la ketamina e i tweet da insonne. Quello è rumore. Sotto c’è un uomo che costruisce: razzi, macchine, una rete dove ancora si può dire una frase scomoda. È il Leonardo dei tempi moderni. Un po’ pazzo, un po’ geniale, necessario. Leonardo dipingeva angeli e disegnava macchine da guerra. Musk manda roba su Marte e rompe le scatole ai burocrati. Benedetto sia».

Il Tempo: L’Unione europea?
Fallaci: «Un progetto fallito che con tinua a tenere conferenze sul proprio successo. L’Europa doveva essere civiltà, mercato, orgoglio. È un ufficio. E Ursula? L’hai vista Ursula? Sembra Maria Antonietta dopo la dieta, parrucca sostituita dal powerpoint. "Date loro i regolamenti". Mentre le città si riempiono di paura, lei firma carte. Non è una regina: è una funzionaria con il vizio dell’incoronazione.

Il Tempo: Le destre. Weidel.
Fallaci: «La Weidel mi piace. Deve togliersi di torno qualche nazistello da cantina, quelli che confondono la nazione con il feticcio. Ma lei è un’altra cosa: libertaria, forse persino liberista, amica di Musk, donna che non chiede scusa di pensare. Se non si fa mangiare dai cretini della sua fila, può fare il colpaccio buono».

Il Tempo: L’Italia. Meloni.
Fallaci: «Meloni mi piace. Deve fare un altro giro dopo le elezioni. Ha la stoffa della rockstar: entra, tiene il palco, non si fa intimidire dai sagrestani della sinistra. Ma quattro o cinque ministri, no. I nomi non li dico per carità di Patria. La prossima volta li cambi. Una leader non è un’agenzia di collocamento. O comanda, o viene comandata dalle circostanze. Cacci quei quattro o cinque e gli italiani la applaudiranno».

Il Tempo: Salvini.
Fallaci: «Pasta umana ottima. Deve recuperare lo spirito del Nord, quello antitasse, quello che odia il parassita e rispetta chi si alza all’alba. E non lasciarlo agli oppositori interni, i mollicci che fingono di insidiarlo ma non ne hanno il coraggio. Senza il Nord è uno slogan. Con il Nord è ancora un problema, e i problemi servono».

Il Tempo: Vannacci.
Fallaci: «Mah. Mi era simpatico. Poi ho guardato meglio: ora mi pare più Pagliacci che Vannacci. Se va da solo fa vincere la Schlein, e dovrebbe bastare. Intorno si è messo ragazzotti antisemiti e antiamericani. Li prenderei a ceffoni. Non ha capito il consenso che lo circonda. Alcuni lo votano per la sicurezza, mica per fare la majorette degli antioccidentali. La sicurezza è una cosa seria. Il circo no».

Il Tempo: La televisione?
Fallaci: «Vedo solo comunisti e filoislamici a tutte le ore. Una processione di facce compassionevoli che spiegano perché dobbiamo vergognarci. Hanno sostituito il giornale con il confessionale. Spegnerei. Poi riaccenderei solo per insultarli».

Il Tempo: Conte?
Fallaci: «Lavora per la Cina. Parla come un notaio e intanto saluta Pechino. L’avvocato del popolo è diventato l’avvocato della catena di montaggio altrui».

Il Tempo: Schlein.
Fallaci: «Povera figlia. Deve essere una brava ragazza. Ma pare in pieno Erasmus: zaino, cause, assemblea. La politica non è per lei. La politica è sangue freddo e nemici veri. Lei ha i nemici di cartone. Che resti brava. Che lasci il Palazzo a chi lo sa sporcare».

Il Tempo: Un messaggio per noi del Tempo.
Fallaci: «Bravi. È un giornale vivo, non un bollettino parrocchiale. Date più spesso torto al governo e diventerete perfetti. Continuando a picchiare la sinistra, si capisce. Un giornale che non morde la propria parte è un domestico. Voi non siate domestici. Siate scortesi, precisi, ostinati. E non spegnete mai il registratore».

Tira l’ultima boccata. La nuvola si chiude come una tenda. «Adesso vattene. Diglielo ai vivi: io vi avevo avvisato. Non è colpa mia se avete spento il registratore».