La Fiat Croma di Falcone torna a Palermo, la premier Meloni: "Un'emozione tagliente, la strage di Capaci ha cambiato tutto"
F. V. 13 luglio 2026 19:35
“Un'emozione tagliente”. Sono queste le prime parole che ha pronunciato la premier Giorgia Meloni a Palermo per lo svelamento - al Museo del Presente - dei resti dell'auto su cui viaggiavano Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta il 23 maggio del 1992. La Fiat Croma bianca su cui si trovava il giudice quando oltre 500 chili di tritolo fecero saltare in aria l'autostrada a Capaci si trova su una pedana con sopra un tappeto blu. Durante lo svelamento è stato suonato il silenzio. Ad accoglierla a Palazzo Jung sono stati Maria Falcone, sorella del magistrato, e Vincenzo Di Fresco, consigliere della Fondazione Falcone e presidente del Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
La premier, visibilmente commossa, ha detto come “34 anni fa l'Italia di colpo fu costretta a fare i conti con qualcosa che era spaventoso, ma che era anche un male che fino ad allora moltissimi avevano preferito fingere di non vedere, minimizzare, sottovalutare. Può sembrare assurdo per noi che ne parliamo oggi, ma è così. Non si poteva neanche pronunciare il suo nome. La strage di Capaci ha cambiato tutto, nessuno ha più potuto accampare scuse. Illudersi che il tema non esistesse, che il problema non lo riguardasse, fingere di non sapere o addirittura accettare di esserne complice”.
Per Meloni, “da quel momento era chiaro a tutti che Cosa nostra non era un'invenzione, non era qualcosa di astratto, non era qualcosa di leggendario, era reale ed era disposta a tutto per portare avanti il disegno criminale e sovversivo che aveva immaginato e cioè affermare che era più forte dello Stato, che poteva piegare le istituzioni ai propri biechi interessi, che il suo potere non conosceva limite e che quindi nessuno avrebbe potuto mettersi di traverso. Giovanni Falcone e Francesca Morvillo oggi sono degli eroi, ma erano persone normali che si comportavano come persone normali”.

La premier: “L'emozione è penetrante, di mette di fronte alla storia”
Insieme a Meloni, in questo momento solenne, anche la sorella del giudice assassinato dalla mafia. “Io, come potete immaginare - ha detto commossa la premier - sono una persona abbastanza abituata a parlare in pubblico. Però oggettivamente, anche per una veterana come me, oggi non è facile prendere la parola qui. L'emozione è penetrante, tagliente. Ti mette di fronte alla storia, quella con la S maiuscola, quella che è fatta di carne, di sangue, che è fatta di fatti che cambiano il corso degli eventi, che cambiano la cultura di una nazione, che cambiano il cammino di un popolo, che hanno determinato, è il mio caso, anche la traiettoria della nostra vita, delle nostre scelte”.
La mente così ritorna indietro nel tempo, ben prima di quei tragici giorni del '92. “I giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano due uomini, due amici, due persone con una vita accomunata anche nel loro destino terribile: hanno conosciuto solitudine e isolamento, alimentati talvolta persino da chi avrebbe dovuto aiutarli e sostenerli. Ma, come dimostrano anche le più recenti indagini della Procura di Caltanissetta, emerse anche grazie al lavoro della commissione Antimafia, chi ha tramato nell'ombra è stato sconfitto. Oggi è l'eredità di Falcone e Borsellino a gridare, squarciando il velo di ipocrisia e omertà che per troppo tempo ha accompagnato la loro storia. Il testimone di Giovanni e Paolo non è caduto, è saldo nelle mani delle istituzioni, rappresenta un giuramento che va onorato ogni giorno con i fatti”.
Così il ricordo va a Falcone, “uno dei primi magistrati a portare la mafia in tribunale - puntualizza Meloni - che significa soprattutto darle un nome, che significa processarla, che significa dire che si poteva combattere quel male. Lo ha fatto senza paura, senza paura di fare nomi e cognomi, senza paura di inchiodare i mafiosi alle loro responsabilità, senza paura di denunciare anche la cappa di omertà che aveva fino a quel momento protetto crimini e affari. Sbattere in faccia all'opinione pubblica verità che altrimenti sarebbero state taciute. È evidente che quindi per Cosa nostra il giudice Falcone meritava una punizione esemplare, la più feroce, la più violenta, perché quella punizione doveva essere un monito e doveva essere un messaggio: nessuno poteva sfidare la mafia. Solo che in quel caso Cosa nostra ha fatto un enorme errore di valutazione”.

Una strage per intimidire lo Stato: “Dal dolore è nata una mobilitazione”
Meloni dice senza mezzi termini che “quella strage, che era concepita per intimidire lo Stato e piegare la coscienza degli italiani, produsse l'effetto diametralmente opposto, portò la gente a reagire. Migliaia di cittadini che decisero di non voltarsi più dall'altra parte. E nacque così una nuova consapevolezza civile. La consapevolezza per cui combattere la mafia diventava una responsabilità condivisa. Non era più solo compito delle forze dell'ordine e dei magistrati. Da quel dolore prese forza una mobilitazione che ha cambiato per sempre il rapporto tra gli italiani e la mafia. Non è solo chi ha un grande potere che può condurre grandi imprese, diceva Tolkien. Diceva che sono le piccole mani che cambiano il mondo. E aveva ragione. Sono le piccole azioni quotidiane che fanno la differenza, marcano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. La grande storia nasce allora da questi gesti semplici, è fatta dal coraggio di Giuseppe Costanza (l'autista di Falcone ndr) che testimoniò con la propria vita cosa significa mettersi al servizio del prossimo e rischiare per difenderla, è la tenacia di Tina Montinaro, è la forza di Maria Falcone. Noi non stiamo facendo altro che il nostro dovere”.
La sorella Maria Falcone: “Di fronte a quella macchina bisogna inchinarsi”
Ed è proprio Maria Falcone, a non trattenere l'emozione e la rabbia dicendo che “di fronte a quella macchina bisogna inchinarsi. Vedere quella macchina è stato un dolore dilaniante. Avere qui l'auto su cui morì mio fratello Giovanni non è un segno di sconfitta ma deve essere un segno di rinascita. Non piangiamo ma offriamo ai nostri giovani la possibilità di conoscere una storia recente che tanto dolore ha portato, ma anche tanta voglia di cambiamento”.
Il presidente Schifani: “Non un semplice gesto simbolico, ma un impegno per i nostri giovani”
Alla cerimonia era presente anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani. “Il ritorno a Palermo della macchina su cui viaggiavano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo è la testimonianza viva di una ferita mai rimarginata. Non è un semplice gesto simbolico, ma un atto dovuto verso chi ha sacrificato la propria vita per la legalità. Coltivare la memoria è un impegno per il futuro, per i nostri giovani, perché chi non ha vissuto quegli anni terribili capisca cosa significhi dire no alla mafia, per tutti i cittadini che credono nella libertà e nella giustizia. Come Regione Siciliana abbiamo il dovere di custodire questi luoghi e questi oggetti, perché parlino alle nuove generazioni con la forza della verità. Questo museo rappresenta uno spazio dove il ricordo diventa impegno concreto. Ringrazio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i ministri Nordio e Piantedosi per aver voluto essere presenti a Palermo in una giornata così importante per la nostra comunità. La loro vicinanza conferma quanto il contrasto alla criminalità organizzata sia una priorità condivisa da tutte le istituzioni, a ogni livello”.

Il sindaco Lagalla: “Il dovere della memoria, trasformiamo il ricordo in consapevolezza”
Per il sindaco della Città Metropolitana Roberto Lagalla “la presenza del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni rappresenta un momento di grande valore istituzionale e civile per Palermo e per l’intero Paese. Desidero rivolgerle il mio più sincero ringraziamento per aver voluto prendere parte a un’iniziativa che rinnova il dovere della memoria e testimonia la vicinanza delle istituzioni ai valori della legalità, della giustizia e della lotta alla criminalità organizzata, incarnati dal sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, e di tutte le vittime di mafia”.
Il primo cittadino ha spiegato come “la Città Metropolitana di Palermo ha creduto fin dall’inizio nel progetto della Fondazione Falcone, affiancandola concretamente attraverso la concessione di Palazzo Jung quale sede del Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Una scelta che conferma la volontà del nostro ente di mettere il proprio patrimonio al servizio della memoria, della formazione delle giovani generazioni e della diffusione della cultura della legalità. Il Museo del Presente è oggi un luogo vivo, capace di parlare ai cittadini, agli studenti e ai visitatori provenienti da tutta Italia e dall’estero, trasformando il ricordo in consapevolezza e responsabilità. La cerimonia odierna rafforza ulteriormente il valore di questo spazio e conferma Palermo come capitale della memoria e dell’impegno civile contro ogni forma di mafia. Come Città Metropolitana continueremo a sostenere, insieme alla Fondazione Falcone e a tutte le istituzioni coinvolte, ogni iniziativa che contribuisca a custodire e tramandare l’eredità morale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, affinché il loro esempio continui a indicare la strada della libertà, della giustizia e della democrazia”.
Anche l'ex calciatore rosanero Miccoli allo svelamento della Croma
Al Museo del Presente c'è anche l'ex giocatore del Palermo Fabrizio Miccoli. In passato il calciatore rosanero era stato intercettato mentre offendeva gravemente Falcone. Ma nel novembre 2024, l'ex capitano del Palermo ha incontrato la sorella del giudice e chiesto ufficialmente scusa, ricevendo il perdono per le gravi offese rivolte in passato al magistrato ucciso da Cosa nostra. Il loro incontro ha segnato una svolta nel percorso di redenzione dell'ex calciatore, che ha ribadito la sua commozione e il suo pentimento anche nel 2026 durante le commemorazioni della strage di Capaci.
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