La diga dei desideri, Vetto muove i primi passi. E gli ambientalisti ricorrono al Tribunale
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Se ne parla da 130 anni, sorgerà nel Reggiano: approvata prima fattibilità. Ma Lipu e Wwf Italia vanno al Tribunale superiore delle acque pubbliche contro gli atti con cui il Commissario di governo Stefano Orlandini ha approvato il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap)

Il vicepremier Matteo Salvini si sta spendendo molto per la diga di Vetto

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Reggio Emilia, 14 luglio 2026 – Sono 130 anni che la diga di Vetto viene promessa, progettata, finanziata, fermata e rilanciata. Più che acqua, sono scorsi fiumi d’inchiostro e polemiche. Ora Lipu e Wwf Italia hanno costruito un nuovo sbarramento all’opera, presentando ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche contro gli atti con cui il Commissario di governo Stefano Orlandini ha approvato il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap) e indicato nell’Appennino tra le province di Reggio e Parma il sito in cui sviluppare l’invaso sul torrente Enza.
Gli ambientalisti chiedono il riesame del procedimento
Lipu e Wwf chiedono l’annullamento degli atti e il riesame del procedimento, denunciando un’alluvione di carenze tecniche, ambientali e procedurali: il Dibattito pubblico e il Docfap non avrebbero garantito un confronto completo. Contestati anche i tempi istruttori troppo brevi, la scarsa considerazione delle osservazioni, la metodologia di comparazione delle alternative, l’incompletezza degli elaborati e i dubbi sulla copertura finanziaria.
Il ricorso insiste sugli impatti su biodiversità, habitat e specie protette della Rete Natura 2000. Le associazioni richiamano gli atti del Docfap, da cui emergerebbero effetti significativi su ecosistemi di alto valore naturalistico, ed evocano il principio europeo Dnsh: “Do no significant harm”, cioè l’obbligo di non arrecare danni ambientali rilevanti.
Della diga si discute da più di un secolo
Non è la prima volta che l’opera si arena. Della diga si discute almeno dal 1897, quando un manifesto lanciò una sottoscrizione per il “Serbatoio d’Enza” per l’agricoltura e a garantire acqua alle generazioni future. Nel frattempo ne sono passate almeno cinque... Dopo l’alluvione del 1972, l’allora ministro dell’Agricoltura Marcora nel 1981 commissionò allo Studio dell’ingegner Claudio Marcello un invaso di circa 100 milioni di metri cubi. Il cantiere partì nell’ottobre 1988, ma fu sospeso nell’agosto 1989. Allora pesarono valutazioni ambientali, dubbi geologici e soprattutto lo scontro politico. Oggi, invece, Governo, Regione, enti locali e le principali forze politiche appaiono allineati. La principale opposizione resta quella ambientalista.
Le siccità del 2017 e del 2022 hanno riaperto il dossier, con il vicepremier Salvini che fa della diga una delle sue bandiere. Nel 2025 il Governo ha nominato Orlandini commissario e il 14 marzo scorso è stato scelto il sito di Vetto, un invaso di almeno 86 milioni di metri cubi e un costo stimato in 519 milioni. Il 13 maggio è partita la gara europea per la prima fase del progetto di fattibilità, finanziata con 3,2 milioni. L’aggiudicazione è prevista entro il 9 novembre. Sempre che, dopo 130 anni, la diga riesca a superare anche questo nuovo sbarramento.
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