La diagnosi precoce di artrite diventa più precisa con l’ecografia

Una nuova ricerca internazionale, pubblicata sulla prestigiosa rivista Lancet Rheumatology, getta le basi per una diagnosi ecografica ancora più precisa delle malattie reumatiche infiammatorie in fase iniziale, colmando un importante gap di conoscenza. La ricerca, condotta nell'ambito del gruppo OMERACT (Outcome Measures in Rheumatology), è stata coordinata dalla Professoressa Maria Antonietta D'Agostino, Ordinario di Reumatologia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore della UOC di Reumatologia di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS, insieme al Professor Andrew Filer, Professore di Reumatologia Traslazionale, Direttore del NIHR Birmingham Biomedical Research Centre e Direttore del Birmingham Tissue Analytics dell’Università di Birmingham (Gran Bretagna). Primo nome dello studio, la professoressa Ilfita Sahbudin, Associata di Reumatologia all’Università di Birmingham.

Lo studio, multicentrico e osservazionale, ha coinvolto 802 soggetti sani, di età compresa tra i 18 e gli 80 anni, reclutati in 20 centri distribuiti in 13 Paesi tra Europa, Sud America, Asia e Medio Oriente. L'obiettivo era colmare una lacuna importante nella pratica ecografica reumatologica: fino a oggi si riteneva infatti che gli individui ‘sani’, cioè senza segni clinici evidenti di malattia infiammatoria articolare, non presentassero alterazioni rilevabili in nessuna articolazione, a qualsiasi età. Un presupposto che questo lavoro dimostra non essere del tutto corretto.

I ricercatori hanno sottoposto i partecipanti a una valutazione ecografica sistematica delle articolazioni delle mani (metacarpo-falangee, interfalangee prossimali), del polso e del piede (metatarso-falangee), misurando tre parametri chiave: l'ipertrofia sinoviale, il segnale Doppler e il versamento sinoviale, secondo le linee guida EULAR e il punteggio EULAR-OMERACT. Su oltre 28.000 articolazioni esaminate, il 13% presentava un'alterazione ecografica di grado superiore a zero, con una prevalenza più marcata a carico delle articolazioni del dorso del piede (prima e seconda articolazione metatarso-falangea).

Il dato più significativo riguarda il segnale Doppler (che denota una vascolarizzazione aumentata, come si osserva nei processi infiammatori): la sua presenza, in qualunque articolazione della mano, del polso o del piede, è sempre indicativa di una condizione patologica, indipendentemente dall'età del paziente. Le soglie di normalità per ipertrofia sinoviale e versamento articolare, invece, variano in base al tipo di articolazione e all'età del soggetto, confermando la necessità di parametri di riferimento specifici.

"Quando facciamo un'ecografia per verificare la presenza di sinovite o artrite, alcune piccole alterazioni della membrana sinoviale possono essere già presenti anche in soggetti sani - spiega la Professoressa D'Agostino -. Per verificare la frequenza di queste alterazioni nella popolazione ‘sana’, abbiamo effettuato un ampio studio ecografico su soggetti di diverse etnie e sesso, valutando le articolazioni dei polsi, delle mani e dei piedi, per individuare quali alterazioni possano essere considerate estremamente specifiche di una patologia infiammatoria all’esordio, tali che la loro presenza indichi con certezza un'artrite, soprattutto in soggetti considerati a rischio (presenza di autoanticorpi o dolore infiammatorio persistente). Ne è risultato che le alterazioni Doppler, cioè l'aumento della vascolarizzazione della membrana sinoviale, configurano sempre una lesione patologica e che la presenza di alterazioni a carico di alcune articolazioni, come le piccole articolazioni delle mani (interfalangee prossimali e metacarpofalangee) vada sempre considerata patologica, a qualsiasi età, anche se il soggetto non ha ancora manifestazioni cliniche”.

“Questo studio conferma che l'ecografia è uno strumento estremamente affidabile, sensibile e specifico – prosegue l’esperta - per formulare una diagnosi precisa di sinovite, indipendentemente dall'età e da altri fattori che possono influenzare il quadro clinico, ed è superiore alla risonanza magnetica, perché può studiare più articolazioni nello stesso momento, alla radiografia o al solo esame clinico."

“I risultati di questo studio – conclude la professoressa D’Agostino - rappresentano un passo avanti ulteriore verso la medicina di precisione applicata all'imaging reumatologico: la definizione di valori di riferimento specifici per articolazione ed età consentirà di distinguere con maggiore accuratezza i normali segni di invecchiamento articolare, o dell’artrosi, dalle prime manifestazioni di una malattia infiammatoria, riducendo il rischio di diagnosi tardive o, al contrario, di sovradiagnosi in soggetti sani”.

“OMERACT – aggiunge il professor Filer - è un’organizzazione internazionale che coordina lo sviluppo di nuovi strumenti di valutazione da utilizzare negli studi clinici e nei trial in reumatologia. La maggior parte delle misure di outcome utilizzate negli studi sull’artrite è stata sviluppata all’interno di questo gruppo di esperti. Il gruppo ecografico dell’OMERACT è all’avanguardia nel creare e validare strumenti che utilizzano l’ecografia articolare. Lo studio su Lancet Rheumatology è la seconda pubblicazione scaturita da questo gruppo, ma rappresenta il più ampio studio internazionale mai realizzato sull’ecografia muscolo-scheletrica e descrive i reperti ecografici in individui sani di tutte le fasce d’età, definendo i range di normalità e pubblicando nuovi atlanti ecografici per le articolazioni del polso e delle dita dei piedi, che posso essere utilizzati come guida da tutti i professionisti che vorranno utilizzare l’ecografia come strumento di diagnosi precoce”.

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