La campagna vaccinale. Brianza oltre quota 60mila: "La risposta alla resistenza ad alcuni antibiotici"

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L’appello del professor Bonfanti a tutela della fascia di popolazione più fragile "È già ora di sottoporvisi, non sapendo quando l’influenza raggiungerà il picco. E il farmaco fornisce copertura dopo quindici giorni dalla somministrazione".

L’appello del professor Bonfanti a tutela della fascia di popolazione più fragile "È già ora di sottoporvisi, non sapendo quando l’influenza raggiungerà il picco. E il farmaco fornisce copertura dopo quindici giorni dalla somministrazione".

L’appello del professor Bonfanti a tutela della fascia di popolazione più fragile "È già ora di sottoporvisi, non sapendo quando l’influenza raggiungerà il picco. E il farmaco fornisce copertura dopo quindici giorni dalla somministrazione".

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Cosa succede quando un antibiotico non funziona più? E perché, nonostante il vaccino sia disponibile gratis, quasi un anziano lombardo su due non si vaccina contro l’influenza?

Sono due domande molto concrete al centro di Acta Reboot 2026, il congresso dedicato alle malattie infettive tenutosi a Milano nei giorni scorsi, presieduto dal professor Paolo Bonfanti (in foto), direttore della struttura complessa di malattie infettive dell’Irccs San Gerardo e professore ordinario in Malattie infettive e tropicali Università Milano Bicocca. In provincia di Monza e Brianza ad oggi si sono vaccinate 60.785 persone, cioè oltre 5.200 ogni 100mila abitanti. Monza e Brianza è la quarta provincia per somministrazioni. Eppure, come spiega il professor Bonfanti, nella popolazione c’è una resistenza a vaccinarsi, nonostante la prassi sia raccomandata per gli over 65 e per persone affette da diabete, cardiopatie, immunodepressione, bimbi con meno di 5 anni e in Lombardia sia offerta gratis a tutta la popolazione, senza limite d’età. I più giovani non si vaccinano perché pensano di non averne bisogno, gli anziani per vari gradi di scetticismo verso i vaccini (paura di effetti avversi) o per difficiltà logistiche. Ma, come sottolinea il professore, l’epidemia influenzale va arginata sul nascere, perché se si diffonde, raggiunge anche le persone più fragili, con complicanze gravi. "Il vaccino – ricorda il professor Bonfanti – viene erogato anche in farmacie, case di comunità e ospedali e per chi ha difficoltà a muoversi il medico di famiglia va anche a domicilio. I vaccini anti influenzali sono pressoché privi di effetti collaterali. È già il momento di sottoporvisi, non sapendo quando l’influenza raggiungerà il picco. E comunque il farmaco fornisce copertura dopo 15 giorni dalla somministrazione".

La vaccinazione è strettamente legata al tema della resistenza agli antibiotici: il vaccino evita, in molti casi di ricorrere agli antibiotici. Alcuni batteri imparano a ’difendersi’ dagli antibiotici e quindi i farmaci che prima riuscivano a eliminarli diventano meno efficaci. Dopo diversi giorni di febbre e sintomi influenzali pesanti, il medico prescrive l’antibiotico. Nei casi di polmonite batterica come complicanza, la prescrizione è adeguata, ma se resta un virus, si esaurisce da solo con gli antivirali. "I dati della sorveglianza regionale – spiega il medico – mostrano che in Lombardia circa un ceppo su tre di alcuni importanti batteri è resistente agli antibiotici utilizzati comunemente in ospedale. Questo significa che alcune infezioni possono diventare più difficili e più lunghe da curare, soprattutto nelle persone anziane, fragili o già ricoverate. Per questo non basta cercare nuovi antibiotici. È altrettanto importante usare bene quelli che abbiamo, evitando prescrizioni inutili o non appropriate e scegliendo il farmaco giusto quando serve".

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