«La caduta? Ci ho riso su Non vedevo l’ora di cantare» Noemi domani a Bortigali  - L'Unione Sarda.it

Musica.

21 agosto 2026 alle 00:34

Estate, palco, Noemi: la formula perfetta per una serata di quelle che non si dimenticano. Dopo la pausa per riprendersi dalla caduta durante un concerto che l’aveva costretta ad annullare la prima tappa sarda a Iglesias, il tour dell’artista romana (Live 2026, prodotto da Friends & Partners) si è rimesso in moto: domani alle 21 Noemi canterà a Bortigali, in piazza del Popolo, nell’ambito dei festeggiamenti per la Festa della Beata Vergine Assunta, con ingresso libero. In scaletta, un mix esplosivo di grandi classici e novità come “Tu cosa fai questa sera”, scritta insieme a Paolo Antonacci e prodotta da Vito Salamanca, in cima alla classifica dei brani più trasmessi in radio nella settimana, secondo EarOne.

Voce potente, energia da vendere e la capacità di creare un contatto diretto col pubblico: gli ingredienti giusti per far ballare – e sognare – tutti. Noemi si racconta tra ironia, rinascita, scrittura e un legame speciale con la Sardegna, che continua a conquistarla concerto dopo concerto.

Il tour è ripartito e i fan non vedevano l’ora. Con che spirito sale di nuovo sul palco dopo la pausa?

«Con tanta gratitudine. Il palco è il luogo in cui mi sento più a casa e, dopo qualche settimana di pausa, c’è sempre quella bella impazienza di ritrovare il pubblico. Ogni concerto è diverso dall’altro, perché cambiano i luoghi, cambiano le persone e cambia anche quello che porto io sul palco. Quest’estate, poi, ha un sapore particolare: il nuovo singolo, “Tu cosa fai questa sera”, è entrato nella scaletta e mi sta regalando emozioni nuove ogni volta».

Anche nei momenti difficili non ha mai perso l’ironia, lo ha dimostrato rispondendo ai fan sui social dopo la recente caduta. Quanto è importante l’ironia nella sua vita?

«È fondamentale: ti permette di ridimensionare le cose senza negarle. Quello che mi è successo non è stato piacevole, però riderci sopra mi ha aiutata a non viverlo solo come un momento difficile. Credo che imparare a sorridere anche delle proprie fragilità sia un modo per fare pace con sé stessi. Nessuno è perfetto, tutti inciampiamo, in tutti i sensi. L’importante è trovare la forza di rialzarsi.

Negli ultimi anni ha raccontato un percorso di grande metamorfosi e consapevolezza personale: quanto la “nuova Noemi” ha cambiato il suo modo di stare sul palco e vivere la musica?

«Credo di essermi liberata da tante aspettative. Oggi salgo sul palco con molta più serenità, senza la necessità di dimostrare qualcosa. Mi interessa raccontare quello che sono, con tutte le mie sfumature. Il nuovo singolo, ad esempio, mi ha permesso di esplorare un lato più istintivo e sensuale senza sentire il bisogno di costruire un personaggio. È una libertà che sento anche dal vivo e che mi fa vivere ogni concerto in modo ancora più autentico».

Lei è una grande interprete ma anche un’autrice: che differenza c’è, a livello emotivo, tra cantare parole nate da lei e vestire i panni di un testo scritto da qualcun altro?

«Sono due emozioni diverse ma non in contrasto. Quando scrivo porto inevitabilmente dentro la canzone una parte molto personale di me, però amo anche interpretare le parole degli altri. È un esercizio di empatia: devi entrare in un’emozione che magari non hai vissuto esattamente in quel modo e farla diventare tua. Ho avuto la fortuna di lavorare con autori straordinari e ogni canzone, anche quando non nasce dalla mia penna, diventa un pezzo del mio percorso».

Due anni fa aveva aperto l’anno nuovo a Nuoro cantando “No potho reposare”, un brano che quest’anno assume un significato ancora più speciale, visto che ricorrono i vent’anni dalla scomparsa di Andrea Parodi. Che legame ha con la Sardegna e con quella canzone, e cosa significa per lei tornare a cantare su quest’isola?

«La Sardegna per me è un luogo che ha un’identità fortissima, capace di custodire e valorizzare la propria cultura con un orgoglio bellissimo. Quando ho cantato “No potho reposare” a Nuoro l’ho fatto con grande rispetto, perché so quanto quel brano rappresenti per i sardi: è una canzone che va oltre la musica, custodisce memoria, appartenenza ed emozione. Tornare oggi in Sardegna mi emoziona molto, perché ogni volta sento un’accoglienza speciale e il desiderio di condividere, oltre alle mie canzoni, anche un piccolo gesto di affetto verso questa terra e la sua storia».

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