Biennale Venezia: l'UE vuole revocare 2 milioni dopo il caso Russia

Proteste e dissensi hanno preceduto l’apertura della Biennale Arte 2026 e manifestazioni e contestazioni l’hanno attraversata anche durante e dopo l’inaugurazione.
Proseguono e si formalizzano oggi gli scontri tra La Biennale di Venezia e l’Unione Europea, con l’annuncio ufficiale di revoca del finanziamento comunitario da due milioni di dollari a seguito della riapertura del Padiglione russo: una vicenda che ha avuto inizio già nei mesi scorsi, con la decisione da parte dell’Istituzione veneziana di riammettere il Padiglione Russia alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte e che aveva portato con sé parecchi scontri a livello europeo e nazionale. La misura, annunciata dalla Commissione europea attraverso l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (EACEA), riguarda una sovvenzione triennale del programma Creative Europe MEDIA destinata alle attività cinematografiche della Biennale – dalla formazione professionale ai mercati audiovisivi, fino allo sviluppo delle tecnologie immersive – e rappresenta uno dei più significativi casi di conflitto tra autonomia delle istituzioni culturali e indirizzo politico europeo dall’inizio della guerra in Ucraina.
«Apprendiamo su X da autorità politiche, e non dalle autorità tecniche preposte, di decisioni assunte in merito al contributo alla Biennale di Venezia dell’European Education and Culture Executive Agency (EACEA)» afferma la Biennale in una nota, specificando «di aver risposto nei termini stabiliti a tutti i punti della terza lettera ricevuta dall’EACEA sul tema, e di attendere da essa una nota tecnica formale per valutare ogni eventuale passo successivo e far valere le proprie ragioni in tutte le sedi competenti. In ogni caso proseguono i programmi interessati, che sono solo in maniera marginale co-finanziati dal contributo sopracitato».
The Commission officially recommends EACEA to terminate the €2 million grant to the Venice Biennale.
This follows a thorough assessment of the replies from the Biennale to justify the re-opening of Russia’s pavillon.
— Henna Virkkunen (@HennaVirkkunen) July 11, 2026
A dare la notizia su X è stata la vicepresidente della Commissione Ue Henna Virkkunen: «La cultura in Europa – finanziata con il denaro dei contribuenti – dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici. Tali valori non vengono rispettati nella Russia odierna», ha sottolineata la commissaria finlandese.
Già a marzo la Commissione europea aveva condannato pubblicamente la scelta della Biennale, sostenendo che una manifestazione sostenuta con fondi dell’Unione dovesse promuovere valori quali democrazia, pluralismo, libertà di espressione e dialogo aperto, principi che Bruxelles ritiene incompatibili con l’attuale contesto politico della Federazione Russa. Contestualmente, ventidue Stati membri avevano sottoscritto una lettera indirizzata al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, chiedendo un ripensamento sulla partecipazione russa. La Commissione aveva quindi avviato la procedura che prevedeva la sospensione o la revoca del contributo economico, concedendo alla Fondazione un termine per presentare le proprie controdeduzioni.
La Biennale, tuttavia, non ha modificato in questi mesi la propria posizione e la linea difesa da Buttafuoco è rimasta quella espressa sin dall’annuncio del ritorno del Padiglione Russia: un’istituzione culturale, secondo il presidente, non dovrebbe trasformarsi in uno strumento di esclusione politica, ma mantenere uno spazio aperto al confronto tra culture, pur nel rispetto delle normative nazionali e internazionali. Una posizione che Bruxelles non ha ritenuto sufficiente; come non è bastato che il Padiglione, formalmente, non sia mai stato aperto al pubblico e la Biennale abbia sempre sostenuto che la sua presenza non violasse le sanzioni europee.

Nel confermare la revoca del finanziamento, il portavoce della Commissione Thomas Regnier ha infatti ribadito che gli eventi culturali sostenuti dai contribuenti europei devono riflettere i valori fondanti dell’Unione e che, nelle condizioni attuali, la partecipazione della Russia risulta incompatibile con tali principi. I due milioni di euro rappresentano infatti soltanto una parte del bilancio complessivo della Fondazione, ma il loro ritiro costituisce un precedente destinato ad alimentare il dibattito sul rapporto tra finanziamento pubblico europeo e autonomia curatoriale.
La controversia, del resto, aveva assunto rapidamente una dimensione geopolitica, in quanto alla protesta dell’Ucraina si erano aggiunte quelle di numerosi governi europei, mentre il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva preso le distanze dalla decisione della Biennale, chiedendo le dimissioni della consigliera MiC. Parallelamente, la stessa governance dell’istituzione veneziana era stata attraversata da forti tensioni, culminate nelle polemiche interne al Consiglio di amministrazione e nelle dimissioni della giuria internazionale della Biennale Arte.