L'ultimo tango di Messi con l'Argentina, la "Pulce" saluta la nazionale con un gol e due assist

Leo Messi e l'Albiceleste in “pista” per l'ultimo Tango, un’ultima volta al Monumental, sugli spalti 85.000 tifosi pronti a salutare il campione. Una serata ricca di emozioni: dalle lacrime sul pullman di Messi,  al sorriso dopo il gol. 

L’ultimo tango di Leo è stato un addio indimenticabile, reso ancora più doloroso dal fatto che fosse la prima partita in nazionale senza suo padre Jorge, venuto a mancare lo scorso agosto. Quella perdita immensa ha reso ancora più pesante il momento in cui Messi ha dovuto salutare per sempre la maglia dell’Argentina.

Contro il Benin, 93° nel ranking FIFA, il campione ha scelto di congedarsi da protagonista assoluto: due assist di pura classe e un rigore trasformato con fredda determinazione — una specialità che, con l’Albiceleste, non è mai stata davvero la sua. L’Argentina ha chiuso 3-0, ma il risultato è stato solo un dettaglio davanti alla grandezza della sera.

Si chiude così un capitolo, un'era iniziata 21 anni fa, insomma un campione leggendario: 208 presenze, 126 gol e 67 assist con la maglia dell'Argentina. La “Pulce” lascia la nazionale non solo come recordman assoluto di presenze e reti, ma come l’uomo che ha cambiato per sempre la storia del calcio argentino. Il discorso d’addio di Messi è stato il cuore emotivo della serata: non una semplice dichiarazione di ritiro, ma una confessione pubblica di gratitudine, dolore e amore per l’Argentina. Parlando al Monumental dopo il 3-0 al Benin, Leo ha detto di andarsene “grato, orgoglioso e in pace”, ma anche che lasciare la nazionale “farà molto male".

La prima immagine che Messi ha evocato è stata quella del padre Jorge, scomparso ad agosto: “La prima cosa a cui penso è mio vecchio”. Per lui, indossare la maglia albiceleste per oltre vent’anni è stato “un onore enorme”, e il discorso è diventato anche un tributo personale al uomo che ha accompagnato la sua intera carriera.

POi la sua storia con la nazionale senza nascondere le ferite: “Anche nei momenti peggiori non ho mai smesso di lottare, di spingere, di dare tutto e di volere essere qui”. È una frase che condensa la sua storia in maglia: dalle delusioni iniziali alle finali perse, fino alla redenzione del Mondiale 2022.

Ha spiegato che non vorrebbe andarsene: “Se dipendesse da me, vorrei restare per tutta la vita, perché giocare per l’Argentina è la cosa più bella che ci sia”. E ha aggiunto di parlare più del solito perché non vuole che quel momento finisca

“Per ottenere le cose più grandi serve un gruppo forte”

Il capitano ha ricordato il Mondiale come la realizzazione di un sogno suo e di un intero paese: tornare campioni del mondo. Ha anche riconosciuto quanto quel torneo, soprattutto la semifinale con l’Inghilterra, aveva consumato fisicamente ed emotivamente la squadra; nonostante ciò, secondo lui, l’Argentina aveva combattuto fino alla fine. Poi ha voluto sottolineare che i successi non sono mai stati merito di un solo uomo: “Per ottenere le cose più grandi serve un gruppo forte”. Ha definito i compagni “guerrieri” disposti a lasciare tutto in campo, sottolineando che nelle difficoltà si scopre davvero la qualità di una squadra.

Dopo il campo le parole quindi, il discorso ha sciolto ogni distanza tra il campione e il tifoso: non parlava il migliore giocatore della storia, ma un capitano riconoscente verso i compagni e un argentino fiero della propria identità. Per questo, più del gol, degli assist o dei record, è rimasto il messaggio di un uomo che ha dato tutto alla sua maglia e che se ne va senza mai smettere di amarla