L’Oscar ‘negato’ a Guareschi. Il presunto complotto della Cia contro Peppone e don Camillo

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Stasera su Rai Uno il film "Non muoio nemmeno se mi ammazzano" dedicato allo scrittore. L’aneddoto su alcuni documenti desecretati: "Siamo riusciti a lasciare fuori il ‘Mondo Piccolo’".

Stasera su Rai Uno il film "Non muoio nemmeno se mi ammazzano" dedicato allo scrittore. L’aneddoto su alcuni documenti desecretati: "Siamo riusciti a lasciare fuori il ‘Mondo Piccolo’".

Stasera su Rai Uno il film "Non muoio nemmeno se mi ammazzano" dedicato allo scrittore. L’aneddoto su alcuni documenti desecretati: "Siamo riusciti a lasciare fuori il ‘Mondo Piccolo’".

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Guareschi al centro di un complotto da Oscar ordito dalla Cia? La notizia della fiction "Giovannino Guareschi. Non muoio nemmeno se mi ammazzano", prevista stasera su Rai Uno alle 21, riporta sotto i riflettori un episodio eclatante e in parte ancora avvolto da una fitta caligine che ha le sfumature della cospirazione. Il fatto risalirebbe agli anni ’50 e ha a che fare con il lascito letterario dello scrittore. Un disegno segreto della Cia avrebbe penalizzato il film "Il mondo piccolo di don Camillo", interpretato da Gino Cervi e Fernandel con la regia di Julien Duvivier. L’operazione aveva indirettamente nel mirino Giovannino Guareschi, autore delle storie su cui si basava la pellicola.

"Caro Owen, credo che siamo riusciti a lasciare fuori ‘The Little World of don Camillo…’. È il 1953, quando la macchinazione si nasconde tra le righe di una lettera riconducibile agli ambienti della Cia. La missiva mette in forte discussione "Il mondo piccolo di don Camillo", che sta spopolando nelle sale cinematografiche. Un successo travolgente, che catapulta il film girato nella Bassa reggiana verso la possibile candidatura all’Oscar come migliore titolo straniero. La notizia del complotto, sottolineata da documenti a lungo custoditi negli archivi della Cia e in seguito valutati dallo studioso David Eldridge, una volta desecretati, ha fatto fare un balzo sulla poltrona ai cinefili.

"Nella prima parte del 1953 un esecutivo della Paramount spedì una serie di relazioni alla Cia", ha spiegato David Eldridge in un saggio, aggiungendo come tutto ruotasse attorno a Luigi Luraschi, autore della lettera e referente della Cia per il settore del cinema. "Il mondo piccolo di don Camillo" venne girato da Julien Duvivier nel Reggiano. Nel 1952 don Camillo e Peppone trionfarono al botteghino con un incasso di un miliardo e mezzo di vecchie lire: una cifra incredibile, per l’epoca. Nella versione americana Orson Welles presta la voce al Cristo parlante, che nella chiesa di Brescello conversa con Fernadel-don Camillo. La pellicola pareva avviata a balzare nella lista dei titoli stranieri in corsa per l’Oscar, con buone probabilità di vittoria. Ecco però la misteriosa missiva: "Mi sono mosso contro…", scriveva Luigi Luraschi.

La questione posta in discussione è che il sindaco comunista e l’energico prete di quella cittadina del Belpaese fanno a pugni, è vero; però poi arrivano a un accordo, con tanto di bicchiere di vino a suggellare la cosa. Il fatto della collaborazione non è gradita a certi ambienti americani, secondo cui non può essere tollerata nemmeno nella celluloide: con l’ideologia comunista, non c’è dialogo. E così, parafrasando Manzoni, l’Oscar non s’ha da dare a "Il mondo piccolo di don Camillo".

C’era la Guerra fredda, con i blocchi contrappositi Est-Ovest, la minaccia nucleare, la crisi Urss-Usa, differenti modelli economici e sociali. È proprio vero che può accadere di tutto, quando Peppone e don Camillo strizzano l’occhio a Guareschi: persino una cospirazione che va oltre le più sfrenate fantasie cinematografiche.

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