L'Italia è il secondo Paese al mondo per campi di padel

ROMA – Alle sette del mattino, in molti circoli sportivi italiani, il suono ritmato delle palline contro le pareti di vetro è già il sottofondo dominante. I campi sono prenotati da settimane e chi si presenta senza aver bloccato l’orario in anticipo finisce inevitabilmente in lista d’attesa. Non è solo una moda passeggera: con una media di circa un nuovo campo inaugurato ogni giorno negli ultimi anni, l’Italia oggi è il secondo Paese al mondo per numero di campi da padel, superando l’Argentina e piazzandosi stabilmente alle spalle della sola Spagna.

IL SORPASSO GLOBALE E I NUMERI DEL BOOM

Secondo le ultime analisi del FIP Research and Data Analysis Department, l’Italia ha superato la soglia dei 10.200 campi, un traguardo raggiunto in meno di un decennio. Se la Spagna resta la regina indiscussa con oltre 17.300 strutture e 6 milioni di giocatori, il “modello italiano” ha saputo bruciare le tappe. La crescita è stata alimentata da una riconversione strategica: molti circoli hanno investito nella riconversione di alcuni spazi destinati al tennis, puntando sul padel per ampliare l’offerta sportiva e aumentare la redditività degli impianti.

ROMA TRA LE CAPITALI MONDIALI DEL PADEL

La distribuzione geografica vede il Nord Italia in testa per densità, ma è il Lazio a guidare la classifica regionale con 2.014 campi, circa un quinto del totale nazionale. Roma, in particolare, si è imposta come una delle capitali mondiali della disciplina: con oltre 1.500 campi e 400 club, la Città Eterna è terza a livello globale per numero di impianti, superata solo da Madrid e Barcellona. In provincia, il primato della frequenza spetta a Latina, dove si conta una struttura ogni 2.600 residenti circa.

PERCHÉ TUTTI VOGLIONO GIOCARE?

Il successo non è solo una questione di numeri, ma di accessibilità. Il campo più piccolo rispetto al tennis e le pareti che mantengono la palla quasi sempre in gioco riducono i tempi morti e abbassano drasticamente la soglia d’ingresso per i principianti. A questo si aggiunge la natura intrinsecamente sociale del gioco: si gioca in quattro, trasformando la partita in un evento di networking o in un’occasione di incontro. La spinta dei social network, con scambi spettacolari diventati virali, ha fatto il resto, rendendo il padel uno sport iconico anche per chi non lo pratica.

UN’INDUSTRIA DA UN MILIARDO DI EURO

Oggi il padel non è più solo un passatempo, ma un comparto economico ormai consolidato che genera, insieme al tennis, circa 56.000 posti di lavoro. Secondo le stime di Open Economics, i benefici sociali e l’indotto complessivo in Italia si aggirano intorno a 1,17 miliardi di euro. A testimoniare questa maturità è arrivata anche la nuova norma UNI 12023:2026, il primo standard nazionale che fissa requisiti rigorosi per la sicurezza e la gestione degli impianti, dalla qualità dei vetri all’illuminazione. È il primo passo verso una regolamentazione internazionale ISO, con l’Italia nel ruolo di capofila tecnico.Mentre il settore si professionalizza, la pressione sui campi non accenna a diminuire. Nel 2022 le strutture censite erano meno di 8.000; oggi sono oltre diecimila e la curva di crescita continua a salire. Alle sette del mattino, però, la sfida più difficile resta sempre la stessa: riuscire a trovare un’ora libera per scendere in campo.