«L’ipotesi che una persona che vive qui da tempo non debba dimostrare di sapere l’italiano per me non regge»: il sindaco Marco Schiesaro al bivio
PADOVA - Dal punto di vista politico il sindaco di Cadoneghe non cede di un centimetro. È convinto di avere agito nel modo corretto e da due giorni viaggia tra le televisioni nazionali a ribadire il concetto. Dal punto di vista tecnico e normativo, però, le cose cambiano. Marco Schiesaro ha negato la cittadinanza ad una donna di origini marocchine che non sapeva l’italiano, ma ieri ha scritto alla Prefettura per mettersi a disposizione dicendosi pronto anche a fare marcia indietro qualora i vertici dell’organo del Ministero degli Interni dovessero contestare la sua decisione. Lo ammette lo stesso primo cittadino del Comune a nord di Padova, finito sotto i riflettori per una storia che presenta ancora molti lati da chiarire: «Ho inviato una Pec per chiedere che verifichino l’operato e se siano state rispettate le norme, qualora non fosse così riconvocherò la signora per darle la cittadinanza, ma la mia idea non cambia».
Il Pd due giorni fa ha presentato un esposto alla Prefettura di Padova che ora sta facendo tutte le valutazioni del caso. La situazione è delicata anche per il risvolto politico della vicenda, vista la netta presa di posizione in favore di Schiesaro espressa dal vicepremier Matteo Salvini. La Prefettura potrebbe inviare le carte al ministero dell’Interno chiedendo un parere.
«C’è un vuoto normativo evidente – prosegue Schiesaro –. L’ipotesi che una persona lungo soggiornante non debba dimostrare di sapere l’italiano per me non regge, perché a maggior ragione dovrebbe conoscere la lingua. Se devo tornare indietro lo farò, ma il problema sulla qualità della cittadinanza resta e andrà risolto».
La cittadinanza negata: il sindaco poteva farlo?
Tutto è nato lunedì 21 settembre. Secondo la ricostruzione fornita dallo stesso sindaco, la donna che richiedeva la cittadinanza è apparsa immediatamente in forte difficoltà con la lingua italiana. Per questo ha stoppato la procedura. Poteva farlo? Qui nascono i dubbi. L'iter era stato regolarmente completato negli uffici della Prefettura di Padova. Parliamo di una cittadinanza legata ad un matrimonio: la donna è in Italia da più di 15 anni ed è sposata con un uomo di nazionalità italiana. In questo caso la legge non prevede la necessità di fare una verifica sulle conoscenze linguistiche di chi chiede la cittadinanza. Questo perché chi già possiede un permesso di soggiorno Ue destinato ai “soggiornanti di lungo periodo” dovrebbe aver già superato un test di lingua in precedenza.
Lo scontro politico
Il centrodestra sta con Schiesaro, l’opposizione lo contesta. A tal proposito ieri si è espresso anche il sindaco di Padova, Sergio Giordani: «Si vede che lui è giovane, evidentemente inesperto, visto che spetta al Prefetto dare o rifiutare la cittadinanza italiana, non al sindaco».
«Raccogliere il giuramento di cittadinanza è un atto dovuto da parte di chi svolge funzione di ufficiale di stato civile all'interno dei Comuni – aggiunge l’assessora all’anagrafe del Comune di Padova, Francesca Benciolini –. Si tratta della parte conclusiva e dovuta di un procedimento che non spetta ai Comuni ma alle Prefetture». Da destra incalza Futuro Nazionale: «Schiesaro ha fatto bene a chiedere verifiche. Se una persona con una certificazione B1 non riesce a rispondere a domande elementari in italiano, è necessario capire cosa sia successo». I dubbi dei Vannacciani sono due: «Chi aveva rilasciato all’epoca la certificazione? Quante altre persone potrebbero essere arrivate al termine dell'iter nella stessa situazione?».