L’attentato alla Gial: spuntano un cappellino e una scatola di fiammiferi nel capannone distrutto dalle fiamme. Via alle analisi
Una scatola di fiammiferi e un berretto stanno tracciando la direzione dell’inchiesta sull’incendio scoppiato nella notte fra mercoledì e giovedì a Fasano nella sede della Gial. Per risalire al commando che ha appiccato il fuoco in più punti nel capannone di contrada Sant’Angelo distruggendo una 30ina di mezzi addetti alla raccolta dei rifiuti per conto dell’amministrazione comunale, quella scatola di fiammiferi e quel berretto saranno sottoposti ad accertamenti tecnici alla ricerca di impronte digitali e di tracce biologiche. Quest’ultime in particolare sul cappellino in tessuto di colore blu che - hanno stabilito i primi accertamenti dei carabinieri - non appartiene né al custode e tantomeno al personale dipendente della Gial.
La svolta
La scatola di fiammiferi, peraltro, fornisce riscontri ai filmati dell’impianto di videosorveglianza che ha ripreso due gruppi di persone agire l’uno per distrarre il custode simulando un furto e l’altro entrare nel capannone per innescare diversi focolai: si tratti di fiammiferi da barbecue, lunghi e spessi, messi sul mercato per consentire di dare un innesco rapido e robusto rispetto ai modelli da cucina. A conferma che gli autori dell’attentato non abbiano lasciato nulla al caso. Anche la scelta dei fiammiferi è ricaduta sulla tipologia più efficiente per la riuscita dell’attentato. Una scatola di grande dimensioni, persa durante la fuga o gettata via nella certezza di finire divorata dalle fiamme. Di tutto questo si sta occupando la Procura di Brindisi nell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Mauron Gallone per l’ipotesi di reato di danneggiamento a seguito di incendio. In questa prima settimana dall’attentato non sono emersi indizi per prendere in considerazione anche l’ipotesi di reato di tentata estorsione: resta dunque sullo sfondo la recente aggiudicazione della Gial, con la Cogeir Costruzioni e Gestioni di San Vito dei Normanni, per oltre 158 milioni di euro della gara per otto anni del servizio di igiene urbana dell’Aro 3 Brindisi Nord, che comprende Fasano, Ostuni, Cisternino, Carovigno e San Vito dei Normanni.
Le indagini
Cappellino, scatola di fiammiferi e i capannoni con i circa 30 mezzi incendiati restano sotto sequestro. Saranno le consulenze da affidare a un esperto o ai carabinieri del Ris (Reparto investigazioni scientifiche) a stabilire se ci siano tracce riconducibili agli autori: impronte digitali e Dna. Il Ris potrebbe inoltre accertare subito l’eventuale corrispondenza dei dati scientifici nella banca dati nazionale della Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento di pubblica sicurezza. In caso affermativo, la perdita del cappellino e l’abbandono della scatola di fiammiferi potrebbero rivelarsi un errore fatale per i componenti del commando. L’inchiesta sta inoltre verificando se ci siano collegamenti con gli attentati messi a segno nelle sedi della Gial di Gallipoli e Taviano (qui sede centrale), nonché di Manduria e Sava. L’11 luglio e il 3 agosto nel Tarantino, nel Salento negli anni scorsi. In corso l’inchiesta della Procura di Taranto, mentre Lecce ha archiviato. Al momento non ci sono indagati nel fascicolo del pm Gallone ma c’è la certezza di trovarsi di fronte a un gruppo criminale organizzato. La Gial intanto ha affidato all’avvocato Michele Bonsegna il compito di seguire l’esito degli accertamenti.