L’ambasciatore americano: “Il presidente è arrabbiato. Ma non lasciamo la Nato”

Ravenna, 17 luglio 2026 – Lenorme yacht privato dell’ambasciatore americano Tilman J. Fertitta non sfigura al terminal crociere di Ravenna, dove attraccano navi davvero gigantesche. Addobbato con festoni e bandiere americane il Boardwalk, 117 metri, due eliporti (con elicottero) ha un valore di 450 milioni di euro. Ed è l’inusuale mezzo con il quale l’imprenditore con avi siciliani divenuto ambasciatore Usa in Italia e San Marino da maggio 2025 sta conducendo un tour di ’Coastal Diplomacy’ lungo le rive del nostro Paese.

L’ambasciatore americano: “Il presidente è arrabbiato. Ma non lasciamo la Nato”

Ambasciatore Fertitta, cosa ha imparato in questo viaggio?

“Questa di Ravenna, una bellissima città, è l’ottava tappa ufficiale, ma ne ho fatte molte di più. Ogni giorno mi fermo in una città, un paese, incontro istituzioni e imprese. Sono stato in posti dove nessun ambasciatore americano è mai stato. Cosa ho imparato? Che i rapporti fra Stati Uniti e Italia sono forti”.

Lei è stato anche a Cefalù, in Sicilia, dove la sua famiglia ha le radici.

“C’ero stato qualche anno fa, con mio padre, ma è stato diverso. Tornare da ambasciatore è una grande emozione.

A Cefalù lei ha parlato di immigrazione, nello stesso giorno in cui ne aveva parlato Papa Leone. Si concentrò sulla necessità di integrarsi.

“Vede, mio padre nacque nel 1935 in America. La sua famiglia era lì soltanto da alcuni decenni, eppure nessuno parlava una sola parola di italiano. Voglio dire, ora nella mia città, Houston, in Texas, ci sono più tv asiatiche o ispaniche di quelle che ci sono in inglese. Creano le loro città e le loro comunità e non provano nemmeno a esser parte della nostra comunità. Il problema è questo”.

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Tilman J. Fertitta, 69 anni, sul suo yacht ormeggiato al porto di Ravenna

Ci sono controlli stretti sull’immigrazione.

“Credo che sia giusto dire, aspetta, controlliamo chi sei, perché sei qui. Ma io credo che gli immigrati, che sono grandi lavoratori, abbiano reso grande il capitalismo del nostro Paese”.

L’Ice però ha fatto notizia anche qui.

“Non credo che l’Ice abbia a che fare con l’immigrazione, ma non vorrei parlarne”.

Negli Usa c’è una forte polarizzazione politica. Pensa che i partiti dovrebbero collaborare di più?

“Penso che la divisione che abbiamo in America sia davvero deludente. Penso che se si lavorasse assieme di più saremmo una democrazia migliore”.

Ha parlato di quanto siano forti i rapporti fra Stati Uniti e Italia, ma fra i leader dei due Paesi ci sono stati momenti difficili. Lei ha avuto un ruolo nel ricucire i rapporti?

“Certo, ma sono semplicemente due leader che si scambiano battute. Il presidente Trump è un tipo ironico, io lo conosco. Dice certe cose per ottenere un effetto e sa che i media abboccano. Basta leggere Truth Social. Quando dice che deve chiedere un ordine restrittivo e tutti voi vi precipitate sulla notizia, lui lo fa ridendo. Come quando ha detto: ‘Oh, lei mi supplicava per una foto…’. Dice queste cose per far ridere. Certo, è diverso da tutti gli altri presidenti”

Quindi non ci sono problemi?

“Mi creda, se Trump avesse davvero un problema chiamerebbe Meloni e glielo direbbe. Poi se ci chiediamo: è contento della Nato? In questo momento è arrabbiato con tutti i Paesi della Nato perché non gli hanno dato il sostegno che voleva per Epic Fury. Ma in realtà Trump e Meloni si piacciono reciprocamente”.

Sulla Nato, oltre all’Iran, il problema è solo la spesa?

“Gli Stati Uniti sostengono quasi il 60 per cento della spesa della Nato (il dato indica la quota della spesa militare complessiva di tutti i Paesi, ndr). Trump è uno che guarda ai numeri. E non ha paura di irritare gli altri leader. Altri presidenti non hanno avuto lo stesso coraggio”.

Possiamo quindi continuare a contare sull’articolo 5?

“Assolutamente sì. è assurdo pensare il contrario. È l’alleanza militare più longeva della storia. Ormai siamo sposati – ride – . Ma, come in ogni matrimonio, non è sempre tutto perfetto”.

L’anno scorso il vice presidente Vance tenne un discorso molto duro e critico sull’Europa. Era solo una sua posizione politica o il sintomo di un allontamento più profondo?

“Io penso che il vice presidente Vance fosse solo deluso dall’Europa e lo abbia detto. La vorrebbe più decisa sull’immigrazione ma anche più forte su innovazione e tecnologia, vorrebbe un capitalismo più forte”.

Gli Stati Uniti sono stati considerati da molti, a lungo, i leader del mondo libero. Lo sono ancora?

“Certo, oggi più che mai”.

Lei prima ha parlato dell’intervento in Iran.

“É un regime terribile. Giustiziano degli adolescenti perché hanno protestato. Rispetto il fatto che il presidente sia intervenuto. Sperava che il regime crollasse e che la popolazione potesse ribellarsi”.

Questa guerra finirà presto?

“Gli Stati Uniti stanno bombardando pesantemente il regime per portarli al tavolo. Ma loro sono un tipo di persone diverso, non gli interessa”.

E l’Ucraina?

“Spero davvero che questa guerra finisca, stanno morendo così tante persone. Dio solo sa cosa pensa Putin. Credo che lui non dia valore alla vita umana”.