L’affondo di Schlein-Conte: «Proteste, Meloni riferisca». Corteo unitario dopo la Cgil

ROMA La richiesta non cambia - «il governo riferisca» - e vale tanto per gli scontri di piazza (con l'ombra di interferenze straniere), quanto per le proteste dei Tir. A chiederlo, di buon mattino, era già stata Elly Schlein, dal Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione organizzato da Coldiretti: «Crosetto ieri ha detto che saremmo di fronte a una guerra ibrida, se il ministro ha delle informazioni sarebbe bene che venisse a darcele in Parlamento». Non che la leader dem neghi che «qualcosa di strano si sta muovendo», al contrario: è lei stessa a puntare l'attenzione, con preoccupazione, sulle convocazioni in rete, con messaggi su Telegram e Whatsapp. E a sottolineare che tutto questo sta avvenendo anche in Spagna, Francia, Italia, «Paesi che vanno al voto».

Istanze, le sue, che si sommano a quelle dirette a Piantedosi da tutto il fronte delle opposizioni, inclusa Azione, che ha chiesto di riferire sugli scontri del fine settimana e sulle modalità di impiego degli agenti. A sera, dagli scanni di Montecitorio, il copione si ripete, ma con un bersaglio diverso: «Chiedo a nome del mio gruppo un'informativa urgente della premier Giorgia Meloni perché venga su quali sono le misure urgenti per il caro carburanti», tuona Giuseppe Conte. Reduce da un nuovo incontro con gli autotrasportatori davanti alla Camera, dopo quello di una settimana fa allo svincolo di Maddaloni. «Non capisco perché Meloni non incontri chi in questo momento è portatore di così tanta sofferenza economica e sociale», incalza lui. La proposta viene raccolta al balzo dalla segretaria dem, Elly Schlein, che si associa: «Io chiedo a Giorgia Meloni di uscire dal palazzo». A ruota, dopo di lei, intervengono pure Angelo Bonelli per Avs e Maria Elena Boschi per Italia viva, tutti dell'idea che, di fronte a un «Paese che si sta fermando», sia necessario un confronto franco a livello parlamentare.

Nessuna risposta agli appelli, almeno per ora. Eccezion fatta per il ministro della Difesa, che spera di essere chiamato a riferire sull'uso dei social da parte di alcuni Paesi: «Vietare TikTok? Va fuori dalle mie competenze, ma se mi chiamano in Parlamento dirò cosa ne penso», ha punto Crosetto. Se informativa non sarà, le opposizioni sono pronte a farsi sentire altrove: in calendario c'è lo sciopero generale indetto dalla Cgil per il 20 novembre. Occasione in cui, in passato, sono scesi in piazza pure i leader del campo largo. Ma non finisce qui. Perché da organizzare c'è pure la mobilitazione unitaria lanciata dal leader di Avs, Nicola Fratoianni, dal palco di "Decidiamo", l'assemblea nazionale del partito: «Una grande manifestazione unitaria, popolare e larga - l'aveva definita - contro il governo della destra». Un invito raccolto nel giro di qualche ora dagli altri esponenti del campo progressista. Ebbene, la data ancora manca, ma l'intenzione è di muoversi sulla scia della piazza della Cgil. Un evento che avrebbe il vantaggio di svolgersi quando il lavoro sul programma di coalizione sarà già avviato e saranno più chiare anche le regole di ingaggio per eventuali primarie. Ma non solo: cadrebbe in coincidenza con il clou dell'esame della manovra alla Camera. Quando sarà chiaro quali interventi l'esecutivo riuscirà a portare a dama e su quali, invece, sarà costretto a fare un passo indietro.

La manifestazione unitaria potrebbe dare un po' di fiato al campo progressista, dopo settimane che si preannunciano foriere di potenziali divisioni. A partire dalla scelta dei meccanismi per i gazebo. Lo stato dell'arte al momento non cambia: il leader M5S vuole una sfida aperta a più candidati, ma il turno unico. Tutt'al contrario della segretaria dem che, in caso di primarie "aperte a tutti", propende sul ballottaggio tra i due nomi più votati. Sul tavolo c'è pure il dossier centrista, con il dilemma quasi amletico: lista unica o due liste? Verso il primo scenario spinge Ernesto Mario Ruffini, leader di Più Uno, pronto già oggi ad alzare il telefono per contattare le altre formazioni: «Rivolgo oggi un appello a tutti i leader dei partiti e dei movimenti che sono fuori dal campo largo: costruiamo insieme l'aggregazione più ampia possibile per far vincere il centrosinistra alle prossime elezioni». Un punto che verrà ribadito, in giornata, anche con Franco Gabrielli, in occasione della presentazione delle proposte programmatiche di Più Uno. Alla costruzione di un gruppo parlamentare vero e proprio continua, invece, a lavorare Riccardo Magi. Prima che la nuova legge elettorale entri in vigore - vale a dire sabato - il leader di Più Europa deve trovare altri due parlamentari (oltre a Della Vedova, Pastorino e Tabacci). Solo così potrà contestare la norma dello Stabilicum che prevede deroghe sulla raccolta delle firme solo per i gruppi costituiti alla data del 31 dicembre 2025. Nel pomeriggio di ieri, dunque, sono proseguite le interlocuzioni di Magi con il Pd e il M5S. Uno spiraglio, confida qualcuno, esiste: «Non succede, ma se succede...».

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