L’afa dirotta i turisti in montagna, è boom di presenze. Le località più gettonate della migrazione verticale

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L’osservatorio Jfc: quest’anno gli arrivi sulle cime saranno 80 milioni, il 14,4% in più rispetto allo scorso anno. Sorridono gli operatori locali: il fatturato toccherà i 6,6 miliardi di euro (più 8,2%).

Turisti visitano Breuil Cervinia (Ansa)

Turisti visitano Breuil Cervinia (Ansa)

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Roma, 6 agosto 2026 – Fra l’asfissia del mare ridotto a brodino e un crinale fresco punteggiato di mirtilli, c’è sempre chi sceglie il mare. Ma per quanto tempo ancora? Quanto ci vorrà perché il caldo che avviluppa come domopak i litorali – e ancora viene chiamato anomalo – diventi la normalità mediterranea e sposti la sopravvivenza in quota? I segnali di uno spostamento convinto verso altitudini più amichevoli, almeno in vacanza, già ci sono. L’osservatorio JFC (centro di ricerca e analisi statistica sul turismo in Italia) stima che la montagna estiva quest’anno conterà il 14,4% in più di arrivi rispetto all’anno scorso, e che fra Alpi e appennini il fatturato toccherà i 6,6 miliardi di euro (più 8,25).

Tanti partono, la maggioranza si ferma il tempo di tirare il fiato: alla fine saranno almeno 79 milioni (più 5,8% sul 2025) le presenze-notti trascorse in affitto o in albergo, con la gioia impagabile della copertina. Chi lo ha sempre saputo sorride ma si sente assediato. Chi cerca casa all’ultimo momento fa la figura del fessacchiotto: se ne riparla a metà settembre. La fuga dal caldo per una settimana o anche solo un week end conferma quello che il climatologo Luca Mercalli ha predetto e personalmente anticipato: la migrazione verticale come antidoto al riscaldamento globale. Ne abbiamo un assaggio sfacciato in questi giorni, ma secondo Mercalli le città di pianura e le aree costiere diventeranno sempre meno vivibili a causa delle temperature tropicali e della mancanza d’acqua.

Di qui il suggerimento di una fuga ordinata, alla quale legare se possibile il recupero intelligente dei vecchi borghi abbandonati senza consumare nuovo suolo. L’esempio lo ha dato per primo con la moglie: il trasloco in una grande casa del 1732 nella borgata di Vazon, a 1650 metri in Val di Susa. Molto più di un luogo di vacanza: una strategia di resistenza di fronte ai 40 gradi toccati con disinvoltura tutti gli anni, con prospettive di peggioramento costante. Più dei buoni consigli può però la disperazione e questa estate la direzione è chiara anche per chi senza maschera e boccaglio non si sente in vacanza.

Caldo sulle Alpi, stop allo sci estivo ai piedi del Cervino

Turisti a Cervinia (Ansa)

Le mete gettonate

I santuari del turismo con il blasone come Bormio e Courmayeur accettano di buon grado un lieve imbarbarimento e restano in cima alla lista dei desideri. Buoni piazzamenti anche per Livigno, Breuil-Cervinia e Ponte di Legno. Ma crescono anche le perle nascoste come San Candido e ciascun paese è pronto ad accogliere il suo cliché: se Cortina primeggia con ostinazione nella gamma lusso, Sauris è considerata la destinazione più “rilassante e tranquilla” Moso in Passiria viene percepita come la meta più “green e sostenibile”, Madonna di Campiglio passa per “giovanile e divertente”, Ortisei è perfetta per famiglie con bambini e Roccaraso batte tutti nel rapporto qualità/prezzo.

Così la montagna si segmenta, come il mare, perché pare che siano in pochi ad accontentarsi di un sentiero fra gli abeti. Anche lassù genera diffidenza la pura contemplazione che ridestava lo spirito di Nietzsche e faceva dire a Walter Bonatti: siamo in fondo poca cosa, però parte di un tutto meraviglioso. Bisogna fare, e da fare ce n’è fra sagre, mercatini, concerti, corsi di yoga, tennis, nuoto, bici estrema, tutto pur di non fissare negli occhi una capra che disapprova. E forse va bene così perché a volte le strane idee arrivano da sole e salire sui 3308 metri di roccia di Pizzo Badile non è come fare una gita a Gardaland. La montagna è maestra ma poco indulgente, non consente salti avventati dalla prima alla quinta o da Alassio al Lyskam mentre da chissà dove arrivano le prime nuvole a benedire i prati secchi.

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