"Juve, faccio il conservatore: la ricetta se vuoi tornare a vincere è una. Como? Scudetto se..."
13 settembre 2026, 08:03
5
min
Qualcosa di vero. Qualcosa di forte. Qualcosa di più umano, “anche se oggi non è solo l’umanità a mancare”. Massimo Mauro, ospite della festa Fiom-Cgil di Torino, ha parlato di tutto, ma più di tutto del suo calcio. Partendo dai ricordi, certo. Però attraversando pure il vissuto e il testimoniato, con gli occhi di chi, certi contorni, oggi fatica a coglierli un po’ di più. “Posso fare dei nomi per indicare quale sia il mio calcio? - chiede subito - Prima stavamo parlando dei miei tempi, che ormai sono quelli “vecchi”. Dico Palanca, come esempio. E lo dico perché potete immaginare la gioia di poter giocare in Serie A insieme al proprio idolo. Io andavo a vedere Palanca allo stadio quando avevo 14-15 anni. Poi ci ho giocato insieme. È una cosa che augurerei a tutti i bambini: poter arrivare un giorno a giocare insieme al proprio idolo”. Da strabuzzare gli occhi. Ovviamente, subito lucidi.
“È tutto completamente diverso, ora. Abbiamo questo strumento, il telefonino, che è la vera tragedia. Lo è per i grandi, ma soprattutto per i più piccoli. Fanno fatica a capire quanto uno strumento del genere possa condizionare la loro crescita e perfino il loro divertimento. Ed è difficile anche spiegarglielo”. Comunque, aspetti sociologici a parte, l’importante è tornare al gioco, nel senso più puro del termine. “Un’altra cosa che mi piacerebbe molto è che ci preoccupassimo dei pensieri dei bambini che iniziano a fare attività sportiva. Quello è veramente cambiato. Oggi è tutto organizzato. Un bambino arriva a sette anni e ha già la vita organizzata. Secondo me dovremmo spiegare una cosa semplicissima: buttare una palla in mezzo a un campo e far correre i bambini dietro quella palla crea pensieri. Crea fantasia, generosità, la capacità di capire la difficoltà di un compagno. Ti abitua ad affrontare i problemi reali con un’altra testa”.
"Maradona e Platini, la differenza dei più grandi"
Già, ma come si coniuga con i tempi che si vivono? Mauro ripercorre Maradona, che solo qualche settimana fa aveva definito come “il compagno più altruista di tutti”. Spiega il perché: “Vivere tutti i giorni con uno come Diego è stato meraviglioso, sia in campo sia fuori. In campo, la cosa che mi sorprendeva era proprio questa: il più forte di tutti era anche il più generoso di tutti. Diego era sempre a disposizione per risolvere il problema del compagno. Se eri incasinato con la palla, alzavi la testa e lui era lì, disponibile a riceverla. Lo so che uno si aspetterebbe che raccontassi la punizione contro la Juve, un dribbling, un gol. Ma le cose che contano sono queste. Essere il più grande ed essere contemporaneamente il più generoso è qualcosa che quasi non esiste”.
E Platini? “Era un giocatore formidabile, faceva un sacco di gol. C’è una cosa fondamentale nei grandi calciatori: non sbagliavano le grandi partite. Avevano carattere. E Platini era uno di quelli a cui dovevi dare sempre la palla. Una volta raccontava che Manfredonia non gli passò il pallone. Quando l’azione finì gli andò vicino e gli disse: “Perché non me l’hai passata?”. Manfredonia gli rispose: “Avevi l’uomo addosso”. E lui: “Io ho sempre l’uomo addosso. Passami la palla, altrimenti non la vedo mai”. Questo fa capire che tipo di giocatore fosse”. E quanto quell’esempio possa valere, soprattutto per i caratteri ancora da formare: “I giocatori di oggi, se volessero migliorare, dovrebbero guardare i filmati di Platini. Guardare come pensava il calcio e come giocava. Aveva una tecnica di base straordinaria”.
"Como, scudetto se...Juve, faccio il conservatore"
A proposito di straordinario: se si parla di bellezza, non si può non menzionare il Como. “È facile parlare di loro - spiega -. Gioca bene tenendo la palla, sa andare in profondità, sa ripartire in contropiede, sa difendersi. Ha un portiere bravo. Sembra un insieme che funziona indipendentemente dalla situazione tattica che trova in campo. Anche da scudetto? Adesso vediamo. La continuità, a certi livelli, è una delle caratteristiche più importanti”.
Di sicuro, ci vorrà un po’ di tempo in più per la Juve, in totale fase di ricostruzione: “Alla Juventus, prima di ritrovare un ambiente abituato a vincere, ci vorrà parecchio tempo. I danni che sono stati fatti a livello societario sono stati enormi. Quando arrivi al punto di dover vendere giocatori senza poter pensare esclusivamente al miglioramento tecnico della squadra diventa difficile. Quindi, prima di ricreare alla Juve un ambiente vincente, serve tempo”.
Chi può essere, però, la garanzia adesso? “La garanzia deve essere l’idea di ricostruire uno spogliatoio. E qui faccio un po’ il conservatore: uno spogliatoio con una forte identità italiana. Alla Juventus oggi manca un po’ quell’identità che ha sempre avuto. La Juve ha avuto storicamente i giocatori italiani più importanti, perché erano forti. Gli ultimi sono stati Buffon, Chiellini, Bonucci, Marchisio, Pirlo, Barzagli. Erano tutti giocatori della Nazionale e soprattutto erano ragazzi di personalità. Ma non a parole: in campo. Picchiavano tutti ed erano pure i più bravi. La Juventus ha sempre avuto questo”. Toccherà ritrovarlo. Come l’amore per l’azzurro: “Richiamare Mancini? Anche giusto: è stato l’ultimo a vincere. Zola è un top, sul resto si può discutere”.
WHATSAPP TUTTOSPORT: clicca qui e iscriviti ora al nuovo canale, resta aggiornato LIVE
Qualcosa di vero. Qualcosa di forte. Qualcosa di più umano, “anche se oggi non è solo l’umanità a mancare”. Massimo Mauro, ospite della festa Fiom-Cgil di Torino, ha parlato di tutto, ma più di tutto del suo calcio. Partendo dai ricordi, certo. Però attraversando pure il vissuto e il testimoniato, con gli occhi di chi, certi contorni, oggi fatica a coglierli un po’ di più. “Posso fare dei nomi per indicare quale sia il mio calcio? - chiede subito - Prima stavamo parlando dei miei tempi, che ormai sono quelli “vecchi”. Dico Palanca, come esempio. E lo dico perché potete immaginare la gioia di poter giocare in Serie A insieme al proprio idolo. Io andavo a vedere Palanca allo stadio quando avevo 14-15 anni. Poi ci ho giocato insieme. È una cosa che augurerei a tutti i bambini: poter arrivare un giorno a giocare insieme al proprio idolo”. Da strabuzzare gli occhi. Ovviamente, subito lucidi.
“È tutto completamente diverso, ora. Abbiamo questo strumento, il telefonino, che è la vera tragedia. Lo è per i grandi, ma soprattutto per i più piccoli. Fanno fatica a capire quanto uno strumento del genere possa condizionare la loro crescita e perfino il loro divertimento. Ed è difficile anche spiegarglielo”. Comunque, aspetti sociologici a parte, l’importante è tornare al gioco, nel senso più puro del termine. “Un’altra cosa che mi piacerebbe molto è che ci preoccupassimo dei pensieri dei bambini che iniziano a fare attività sportiva. Quello è veramente cambiato. Oggi è tutto organizzato. Un bambino arriva a sette anni e ha già la vita organizzata. Secondo me dovremmo spiegare una cosa semplicissima: buttare una palla in mezzo a un campo e far correre i bambini dietro quella palla crea pensieri. Crea fantasia, generosità, la capacità di capire la difficoltà di un compagno. Ti abitua ad affrontare i problemi reali con un’altra testa”.
"Maradona e Platini, la differenza dei più grandi"
Già, ma come si coniuga con i tempi che si vivono? Mauro ripercorre Maradona, che solo qualche settimana fa aveva definito come “il compagno più altruista di tutti”. Spiega il perché: “Vivere tutti i giorni con uno come Diego è stato meraviglioso, sia in campo sia fuori. In campo, la cosa che mi sorprendeva era proprio questa: il più forte di tutti era anche il più generoso di tutti. Diego era sempre a disposizione per risolvere il problema del compagno. Se eri incasinato con la palla, alzavi la testa e lui era lì, disponibile a riceverla. Lo so che uno si aspetterebbe che raccontassi la punizione contro la Juve, un dribbling, un gol. Ma le cose che contano sono queste. Essere il più grande ed essere contemporaneamente il più generoso è qualcosa che quasi non esiste”.
E Platini? “Era un giocatore formidabile, faceva un sacco di gol. C’è una cosa fondamentale nei grandi calciatori: non sbagliavano le grandi partite. Avevano carattere. E Platini era uno di quelli a cui dovevi dare sempre la palla. Una volta raccontava che Manfredonia non gli passò il pallone. Quando l’azione finì gli andò vicino e gli disse: “Perché non me l’hai passata?”. Manfredonia gli rispose: “Avevi l’uomo addosso”. E lui: “Io ho sempre l’uomo addosso. Passami la palla, altrimenti non la vedo mai”. Questo fa capire che tipo di giocatore fosse”. E quanto quell’esempio possa valere, soprattutto per i caratteri ancora da formare: “I giocatori di oggi, se volessero migliorare, dovrebbero guardare i filmati di Platini. Guardare come pensava il calcio e come giocava. Aveva una tecnica di base straordinaria”.