JilHara: 'Sono convinta delle mie scelte ma non temo di cambiare idea'

L'artsita toscana, che si è fatta conoscere con i singoli Pura Droga e Sexting (condivisa con Elena Romano) tornerà dopo l'estate con un progetto più SouL, Pop e R'n'B. La abbiamo incontrata a Pisa in occasione del Pisa Summer Knights. L'INTERVISTA

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JilHara è il progetto artistico di Gaia Angiolini, cantautrice fiorentina. Cresciuta con la musica come punto di riferimento, ha dedicato gran parte della sua vita allo studio e alla ricerca musicale, sviluppando un linguaggio personale attraverso cui esprimere sé stessa. Le sue canzoni, tra le quali segnalo Pura Droga e Sexting, quest'ultima in condivisione con Elena Romano, nascono in modi diversi: a volte da un’idea testuale, altre da una progressione di accordi al pianoforte o dalla collaborazione con vari producer. Con una voce che intreccia influenze Jazz, R&B, pop ed elettronica, JilHara racconta storie di vita e frammenti di quotidianità. Nei suoi brani emergono esperienze e fragilità personali: un viaggio, una serata andata male, una sbronza di troppo o il desiderio di vivere senza rimpianti. Attraverso la sua scrittura, trasforma momenti imperfetti e situazioni comuni in racconti sinceri, con la speranza di far sentire chi ascolta un po’ meno solo.

Gaia intanto partiamo dalla scelta del nome artistico che JilHara: come è nato e in cosa rappresenta la te cantante?
Nasce in due momenti della mia vita, prima Hara: ero in vacanza con mia mamma in Grecia ed eravamo in un ristorante gestito da un signore ottantenne: mi spiegato il modo di dire Gaia in greco e sono rimasta colpita dal suono. Se dovrò fare la cantante quello sarà il mio nome mi sono promessa. Anni dopo a ballare ho conosciuto una brasiliana di nome Jil, abbiamo parlato dell’idea di apire insieme un canale su YouTube, che per altro non è mai nato, ed è stato l’incontro di una sera ma mi ha lasciato Jil. Due momenti vita stampati in testa e che mi definiscono come artista. JilHara mi rappresenta anche nelle sonorità.

Il tuo progetto musicale nasce a Firenze: parlami del tuo percorso di studi?
Ho frequentato il Conservatorio Jazz a Siena e prima il liceo musicale. Canto da quando avevo sette anni e già avevo quello in mente. Non mi piaceva stare coi bambini alle elementari e quando durante la ricreazione improvvisavo dei mini live mi facevo pagare i biglietti con le foglie. Ero forse una bambina un po’ disagiata.

Ricordi quale è la prima canzone che hai scritto?
In Sicilia, ospite di un amico chitarrista, scrissi strimpellando con la chitarra. Avevo una cotta per lui; quella canzone non è mai uscita e mi sa che non esiste a meno che non sia nascosta in qualche quadernino

Nella tua biografia parli di “sorrisi mai regalati”: oggi ce ne è qualcuno che ti fa male perché non lo hai concesso o qualcuno che hai sprecato?
Forse qualcuno non dato. Quando i miei genitori si sono separati prima di recuperare il rapporto con mio padre c’è voluto del tempo, ero rigida forse caricata anche dalla mamma. Un sorriso in più ci sarebbe stato bene.

Nei tuoi testi si oscilla spesso tra fantasia e realtà: è il tuo modo per tenere la rotta oppure per restare sempre un po’ bambina?
La seconda. Costantemente mi sento una Peter Pan in versione donna. Ho tatuate le ali di Trilly dunque è un tema che ricorre.

Parli anche di non avere rimpianti e di fare le scelte giuste consapevoli che devono essere per il proprio bene: è difficile oggi essere coerenti con se stessi in una società che ci vuole sempre super performanti?
Cerco di non farmi condizionare, essere convinta delle mie scelte. Ma so pure mettermi in discussione e sono pronta a cambiare idea.

In Pura Droga racconti che nasce tra le mura di casa: quanto sono prigione e quanto sono quiete?
Entrambe le cose. Prigione perché a volte vorrei essere libera ma altre amo stare in casa al piano con tutta la libertà del mondo. Vivo con mia mamma, siamo amiche ma capita che se ha ospiti mi senta imprigionata.

Pura Droga è anche il racconto di un amore malato: noto da tempo che è una costante della tua generazione scrivere di relazioni tossiche, difficili, non esclusive. Condividi questa riflessione e come la spieghi dal tuo punto di vista?
La visione dell’amore è cambiata tanto. Molte ragazze vedono il male anche nell’approccio, i ragazzi fanno fatica a corteggiare credo sia anche per quello che si legge, dei tanti casi di molestie. Se poi ci sono in circolazione così tante canzoni che parlano di amori in una ottica negativa è forse perché il brutto ispira di più. In questa canzone parlo del divorzio dei miei.

Se ci pensi Sexting, che hai condiviso con Elena Romano, si ricollega un po’ al discorso precedente: perché è più facile lasciarsi andare virtualmente anche se alla fine in quel “se non mi stringerai intensamente” c’è una richiesta di fisicità.
La relazione online è fine a se stessa, non si conclude nulla, non sai chi c’è realmente dall’altra parte. E poi i sono romantica. Comunque le cose nuove cui sto lavorando sono diverse già dai suoni.

Nella quotidianità sei razionale o istintiva?
Sono diventata istintiva col tempo, prima tenevo le cose dentro e mi facevo del male.

Se avessi la macchina del tempo dove vorresti andare per un giorno? E chi vorresti essere?
Negli anni Settanta, vorrei avere la mia età in quell’epoca e vivere Woodstock. Vorrei poter essere Janis Joplin, che ha realizzato una vera rivoluzione, e poi Amy Winehouse che per me è una dea. Peccato che entrambe abbiano avuto una fine devastante.

Sei brava a cucinare e hai un piatto forte?
Le uova strapazzate. Cucino per sopravvivere. Una volta però ho cucinato il polpo ed è venuto bene.

Quale è il capo di abbigliamento cui non sai dire no? E il tuo armadio è ordinato?
Periodicamente faccio ordine e butto via delle cose, prima conservavo tutto ma poi ho iniziato a creare spazio. Le scarpe sono il mio oggetto di culto e anche gli orecchini con i cerchi.

Cosa puoi raccontarmi delle prossime settimane della tua vita artistica?
Ci saranno novità dopo l’estate, ora scrivo completamente da sola. Forse cambierò qualcosa nella band. Mi sto orientando su uno stile più Soul Pop alla Marvin Gaye. L’obiettivo è cambiare il vestito alle parole attraverso melodie soul e R’n’B.