Japan Expo 2026: intervista agli autori di Akane-Banashi
In occasione del Japan Expo 2026 di Parigi, uno dei più importanti eventi europei dedicati alla cultura giapponese, AnimeClick ha partecipato come media partner, seguendo da vicino appuntamenti con protagonisti dell'industria manga e anime.
Tra questi, abbiamo preso parte a un'esclusiva conferenza stampa riservata ai media dedicata ad Akane-Banashi, di Yūki Suenaga e Takamasa Moue.
All'incontro erano presenti gli autori della serie, oltre che a Takaaki Kuwahara, editor di Weekly Shonen Jump, e Kazuki Endo, producer di TV Asahi. Nel corso della conferenza abbiamo approfondito il processo creativo dell'opera, il delicato equilibrio tra tradizione e racconto shonen, la costruzione dei personaggi, le principali influenze artistiche e il ruolo che Akane-Banashi sta ricoprendo nel far riscoprire il rakugo alle nuove generazioni.
Di seguito trovate la trascrizione completa della conferenza stampa.
Il lato shonen e il rispetto della tradizione
Akane-Banashi fa sembrare il rakugo quasi un manga di combattimento, pur rispettando la tradizione. Non avete mai avuto paura che la componente shonen prendesse il sopravvento?
Yuki Suenaga: Non è stato un problema dal punto di vista del genere. Anzi, trasformare questa storia in uno shonen è stata una scelta deliberata, per darle maggiore impatto e trasmettere più pathos durante la lettura.
Takamasa Moue: Il rakugo è un'arte performativa molto antica, profondamente radicata nella tradizione giapponese. Per renderla più coinvolgente e mostrarne il valore anche nel Giappone contemporaneo, abbiamo scelto di raccontarla attraverso il linguaggio dello shonen.
Con quest'opera abbiamo voluto rendere omaggio ai grandi maestri del rakugo del passato, costruendo il mondo di Akane-Banashi senza mai perdere di vista l'importanza di questa tradizione secolare.
La storia di Shibahama occupa un ruolo particolare nel racconto. Come mai avete scelto proprio questa storia rispetto alle tante della tradizione del rakugo?
Suenaga: Anche in Giappone ci sono moltissime persone che non conoscono il rakugo. Per questo ho voluto inserire nella storia alcuni dei racconti più celebri, come Shibahama, Shinigami e Manju, così da far conoscere e apprezzare queste opere a un pubblico sempre più vasto. Shibahama, nonostante il ruolo che ricopre nel manga, è soltanto uno dei tanti racconti che fanno parte del prezioso repertorio di un rakugoka.
Continua a essere raro trovare un manga di Shonen Jump con una protagonista femminile, soprattutto una forte come Akane Ōsaki. Come mai avete fatto questa scelta?
Suenaga: Non credo che oggi sia qualcosa di così eccezionale. Ormai, anche su Shonen Jump, se una storia è interessante, una protagonista femminile di questo calibro viene accolta senza difficoltà. Penso che i lettori di Shonen Jump siano dei veri "gentleman", nel senso che sanno apprezzare una bella storia indipendentemente dal genere del protagonista.
Moue: Da quando disegno ho sempre avuto difficoltà a realizzare personaggi femminili carini e kawaii, ma grazie a questo manga sono riuscito a superare quel limite. Ritengo che Akane sia una protagonista estremamente cool, una delle più stilose mai apparse sulla rivista, e ne sono davvero orgoglioso.
Anche in Francia siamo abituati a classificare i manga in generi ben definiti: commedia romantica, manga sportivo, storia e così via. Akane-Banashi, invece, sembra racchiuderne molti. Come siete arrivati a questa scelta?
Suenaga: Sapevo che una storia incentrata sul rakugo non sarebbe piaciuta a tutti: non è certo un tema universale. Mi sono quindi chiesta quale fosse l'aspetto davvero importante per creare un manga su questo mondo. La risposta era renderlo comprensibile e, soprattutto, interessante per qualsiasi lettore. Dal momento che sarebbe stato pubblicato su Shonen Jump, ho dovuto adattarlo allo stile generale della rivista, affinché anche gli appassionati di shonen potessero ritrovarsi nell'opera.
Tra i tanti manga pubblicati oggi su Jump, Akane-Banashi riesce a distinguersi in modo particolare. Qual è, secondo voi, la ragione di questo successo?
Takaaki Kuwahara: Oggi, tra i manga pubblicati su Jump, Akane-Banashi è probabilmente quello che racconta meglio l'umanità. Affronta temi come il coraggio, l'amore e la gentilezza, che arrivano con forza al lettore. Più che le parole, sono i gesti a parlare: quando un personaggio prova affetto per qualcuno, lo dimostra con le proprie azioni, e questo rende la storia profondamente umana.
Suenaga: Anche le espressioni dei personaggi trasmettono emozioni in modo molto più intenso rispetto a molti altri manga. Prestando attenzione a questi dettagli, l'impatto della lettura diventa ancora più forte.
Moue: Proprio parlando delle espressioni, ci sono momenti in cui non serve nemmeno che un personaggio pronunci una parola per capire ciò che sta provando. Quando Akane è triste, arrabbiata o frustrata, il suo linguaggio del corpo rende queste emozioni ancora più vive.
Dopo tutti questi anni di serializzazione, il vostro modo di raccontare il rakugo è cambiato? C'è qualcosa che oggi fareste diversamente rispetto agli inizi?
Suenaga: Il ritmo richiesto dalla serializzazione su Jump è estremamente impegnativo ed è davvero difficile rispettare costantemente le scadenze. È come correre una gara che non finisce mai. Siamo arrivati fin qui senza cambiare il nostro approccio e, nonostante le difficoltà, oggi non modificheremmo nulla.
Moue: All'inizio della serializzazione le mie capacità come disegnatore non erano ancora quelle di oggi. Quando riguardo i primi capitoli, penso spesso che mi piacerebbe ridisegnare certe scene con l'esperienza che ho acquisito. Allo stesso tempo, però, credo che anche quelle tavole riescano ancora a trasmettere tutta la loro energia. Sono cresciuto insieme a questa storia e, proprio per questo, alla fine non cambierei nulla.
Il processo creativo di una performance di rakugo
Quando scrivete o disegnate una performance di rakugo, partite dalla storia, dalle emozioni o dalle ambientazioni? Come nasce concretamente questo processo creativo?
Suenaga: Prima di tutto scelgo il racconto di rakugo. Successivamente individuo gli elementi che voglio riprendere e solo dopo penso al personaggio che lo interpreterà. A quel punto entrano in gioco due aspetti fondamentali: le emozioni che attraverserà durante la performance e la tecnica che utilizzerà per sorprendere il pubblico. Sono proprio questi elementi a far crescere il personaggio.
Moue: Ci sono tre aspetti fondamentali. Il primo è fare in modo che, nella sceneggiatura, non venga perso nessun elemento importante del racconto. Il secondo è rendere sempre chiaro al lettore ciò che sta accadendo, sia interiormente sia esteriormente al personaggio. Il terzo, infine, è riuscire a rappresentare tutto questo in modo abbastanza cool da lasciare un ricordo duraturo nei lettori.
Il pubblico giovane e le «regole» del rakugo
Essendo il rakugo un'arte tradizionale giapponese, c'era il rischio che non riuscisse a parlare al pubblico giovane di Shonen Jump. Alla fine la scommessa sembra essere stata vinta. Quale impatto pensate abbia oggi il manga nel far conoscere il rakugo alle nuove generazioni? E quale sfida comporta spiegare gradualmente le regole di quest'arte?
Suenaga: Penso che l'impatto sia stato molto significativo. Alla fine si tratta di un manga che parla di un'arte tradizionale, ma che è riuscito a conquistare tantissimi lettori giovani. È stato anche un modo per trasmettere le regole e le tecniche del rakugo.
Più che concentrarci esclusivamente sul suo sistema tradizionale, la nostra priorità era renderlo divertente e coinvolgente. Naturalmente questi aspetti emergono nel corso della storia, ma l'obiettivo principale era creare un manga piacevole da leggere.
Kazuki Endo: Nel mio ruolo mi considero un po' come uno chef, il mio compito è mostrare cosa c'è dentro la pentola e far capire quanto sia buono il piatto, così da invogliare le persone ad assaggiarlo. Allo stesso modo, il nostro obiettivo è presentare il rakugo sotto una luce nuova, facendolo percepire come qualcosa di moderno e attuale.
Acconciature e stile dei personaggi
Sul piano del disegno colpiscono molto le acconciature e lo stile dei personaggi, così giovani e dinamici. Nascono spontaneamente oppure fate ricerche su come i ragazzi si vestono e si pettinano?
Moue: Dipende. A volte facciamo delle ricerche, altre volte traggo ispirazione semplicemente osservando le persone per strada. Mi appunto come si vestono e come portano i capelli, per poi utilizzare queste idee durante la realizzazione dei capitoli. In altri casi mi ispiro ai modelli che vedo sulle riviste o ai manichini nelle vetrine dei negozi, pensando che un determinato stile possa adattarsi perfettamente a un personaggio. In Akane-Banashi ci sono molti personaggi e ognuno di loro possiede un'acconciatura e uno stile ben definiti, perché ciascuno ha gusti e personalità differenti.
Come il progetto è stato presentato a Shonen Jump
Potete raccontarci come avete presentato questo progetto? È stata un'idea di Suenaga, che poi ha coinvolto Kobayashi? Come è nato e come è stato approvato da Shonen Jump?
Suenaga: Per quanto riguarda la nascita di Akane-Banashi, ho avuto l'opportunità di presentare il mio progetto alla redazione di Shonen Jump e tutto è iniziato grazie alla vittoria del Jump Manga Contest. Si tratta di un concorso pensato per aiutare i giovani autori a esordire attraverso Shonen Jump. Inoltre, già prima del contest avevamo entrambi lo stesso editor di riferimento. Dopo avergli raccontato che desideravo realizzare un manga sul rakugo, è stato proprio lui a rendere possibile la collaborazione con il sensei Moue.
Influenze artistiche
Ci sono manga, anime o altre forme d'arte, come il cinema, che hanno influenzato la vostra scrittura e il vostro stile di disegno?
Suenaga: Per quanto riguarda la storia, i manga che ho preso più spesso come punto di riferimento sono stati quelli di Masahito Soda, con Subaru, un'opera dedicata al mondo della danza, e Capeta, incentrato sui go-kart. Sono opere che mi hanno influenzato profondamente. A queste si aggiungono anche Slam Dunk e Blue Giant.
Moue: Per il disegno, invece, ci sono molti manga che mi hanno ispirato. One Piece, Naruto, Bleach, Slam Dunk e Hikaru no Go sono probabilmente le cinque opere che hanno avuto l'influenza maggiore sul mio stile.
Il personaggio in cui si riconoscono di più
Akane-Banashi presenta un cast ricco e molto variegato. C'è un personaggio in cui vi riconoscete particolarmente?
Suenaga: In Akane-Banashi ci sono molti personaggi, ciascuno con una personalità ben distinta. Quello che, più di tutti, ha finito per influenzare me è stata proprio Akane. All'inizio era un personaggio molto difficile da scrivere, perché la sentivo molto distante da me. Tuttavia, capitolo dopo capitolo, ho avuto la sensazione di avvicinarmi sempre di più a lei. Mi ha trasmesso il suo coraggio e la sua determinazione, fino a spingermi a ripetermi: "Ce la farò". È proprio quella forza d'animo, così simile alla sua, ad avermi ispirata.
Moue: Il personaggio in cui mi riconosco di più è Guriko Arakawa. La sua goffaggine mi rispecchia molto. Mi ha sempre colpito il fatto che non si arrenda mai, nonostante le difficoltà, e continui a impegnarsi anche quando viene costantemente lasciato indietro dai suoi senpai.
Tradizione e rinnovamento
Akane-Banashi mette continuamente a confronto la tradizione del rakugo con un contesto moderno. Questa dualità è particolarmente evidente nella protagonista, Akane. Potete raccontarci come avete costruito questo equilibrio?
Moue: Sono cresciuto a Shitamachi, i quartieri popolari e storici di Tokyo, un luogo ricco di fascino che ancora oggi viene considerato molto alla moda dai giovani. È stato proprio questo ambiente a ispirarmi nel fondere elementi tradizionali e moderni. Per questo ho scelto uno stile capace di avvicinare anche i lettori più giovani, sia alla lettura del manga sia ai suoi personaggi.
Il Giappone è conosciuto per opere senza tempo, nate molti anni fa ma ancora oggi amate da generazioni diverse. Pensiamo, ad esempio, a Godzilla o a "Tora-san" (Otoko wa Tsurai yo) (serie di film molto celebre in Giappone). Anche il rakugo appartiene a questa tradizione che si tramanda di generazione in generazione, sebbene oggi sia meno popolare rispetto al passato. Sentite che la vostra opera possa inserirsi in questo percorso di continuità? Con Akane-Banashi pensate di poter riavvicinare generazioni diverse di una stessa famiglia attorno a un elemento così importante della cultura giapponese?
Suenaga:
Sarei davvero felice e onorato se Akane-Banashi riuscisse a diventare un'opera capace di attraversare le generazioni, proprio come accade per Shinta e Akane.