Irma Testa: «Torno sul ring con più serenità, imparare ancora è bellissimo»
La campionessa di boxe, che mancava dalle gare da due anni, ha vinto una medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo. Ora guarda agli Europei: «Vorrei soprattutto divertirmi. Il mio maestro Roberto Cammarelle? Lo stimo tantissimo»
La nuova versione di Irma Testa, campionessa di razza sempre e comunque. A dispetto della lunga pausa, mancava dalle gare da due anni, il 27 agosto a Taranto è tornata sul ring conquistando la medaglia d’oro (57 kg) ai Giochi del Mediterraneo, di cui è stata portabandiera. Non finisce qui, dietro l’angolo gli Europei di pugilato a Sofia (Bulgaria) dal 16 al 27 settembre.
«Prima di pensare a qualsiasi medaglia, agli Europei vorrei soprattutto divertirmi».
Il concetto rivela il cambiamento della ventottenne campionessa di Torre Annunziata, il divertimento è parte fondamentale della sua rinascita.
Dopo la delusione delle Olimpiadi di Parigi si era fermata, per un anno e mezzo ha indossato i guantoni solo per insegnare la boxe ai più piccoli.
Grazie a loro ho scoperto di essere empatica. Non che io sia musona, anzi, ma sono stata troppo concentrata in passato, credevo di dover riservare tutte le mie energie alla boxe senza sprecare forze in altro, perché l’empatia richiede comunque impegno. Ho capito che adoro contribuire al raggiungimento dei sogni dei bimbi, non per forza obiettivi sportivi, mi piace quando il bambino viene in palestra perché è insicuro, ma poi riesce a fare gruppo, a dire una parola in più. La nuova Irma è molto più leggera e consapevole anche grazie al sorriso dei ragazzini, adesso so che dopo l’agonismo mi aspetta qualcosa di bello: farò l’allenatrice.
Ha dovuto attraversare un travaglio interiore. «Ho dovuto far morire la vecchia Irma», ha confessato.
Prima ero solo focalizzata sulla boxe, essere atleta di alto livello richiedeva tutte le mie attenzioni. Mi sono resa conto che avevo tralasciato la crescita personale, avevo trascurato Irma donna. Durante la lunga pausa dalle gare mi sono dedicata alla famiglia, ai miei momenti, alle passeggiate nella natura con la mia compagna Alessandra e i nostri cani. Adesso sul ring sale una Irma cresciuta.


Un esempio pratico del cambiamento?
Sono sempre stata una grande lavoratrice ma prima ero anche consapevole di far affidamento sul mio talento, cioè sapevo che sul ring qualcosa potevo lasciarla al caso. Quando invece sono rientrata, nel gennaio 2026, mi sono scoperta più seria ma anche molto più rilassata. Negli ultimi nove mesi non ho lasciato nulla al caso ma con una serenità diversa che mi fa molto bene. Mi sono stupita di avere ancora margini di miglioramento, proprio perché combatto da tanti anni non credevo di avere ancora tante cose da imparare, è stato bellissimo scoprirlo.
Merito anche del nuovo maestro Roberto Cammarelle, oro olimpico a Pechino 2008, due titoli mondiali. Un fuoriclasse anche per il fair play. Il riferimento di Londra 2012 quando fu sconfitto in finale da Joshua con un verdetto definito da tutti scandaloso: lui evitò scenate e polemiche, accettando l’argento con grazia e classe.
Roberto è un signore, in tutto. Ci conoscevamo da tanti anni ma allenarci insieme, averlo come mentore, è tutt’altra cosa, ci stiamo scoprendo a vicenda, lo stimo tantissimo. Quando mi dice qualcosa io ancora faccio fatico a credere che un campione come lui possa dedicare il suo tempo ad allenarmi. È appagante.


Quali sono i miglioramenti? C’è una frase che Cammarelle le ripete in allenamento?
Su un’atleta esperta come me è difficile fare cambiamenti, è rischioso togliere automatismi radicati da 20 anni. Però, nel mio caso, piccoli miglioramenti fanno grandi cambiamenti. Roberto mi sta facendo fermare un po’ più sulle gambe, quindi svolazzo molto di meno, ci lavoriamo molto perché è proprio una richiesta del pugilato moderno. Ogni giorno lui mi ripete: Irma, ricordati che stai facendo una cosa che ti piace e non devi dimostrare niente a nessuno. Non è propriamente così, perché so di essere un punto di riferimento, ma sentirmelo dire mi fa bene.


La pioniera, prima italiana a disputare un’Olimpiade a Rio 2016, prima a vincere una medaglia (bronzo Tokyo 2021). Simbolo di libertà e di idee, dal coming out alle prese di posizione sul caso Imane Khelif fino alla richiesta di chiarezza tra due diverse Federazioni che erano in antitesi. Adesso finalmente il pugilato è riunito in un nuovo organismo (World Boxing). Quanta pressione c’è nell’essere Irma Testa?
La pressione l’ho avvertita per la prima storica qualificazione alle Olimpiadi nel 2016, il boom mediatico fu enorme, troppo pesante. Poi ho superato il peso delle aspettative, ho iniziato a combattere per me stessa. Ma c’è un vizio molto italiano che non mi va giù: quando gli atleti vincono vengono sostenuti, quando perdono vengono buttati giù. Cioè, se perdi sembra che non ti sia impegnato, che non lo volevi abbastanza; invece, hai fatto lo stesso percorso di fatica del vincitore, non si considera che tra vittoria e sconfitta spesso la differenza è minima. Siamo tutti bravi a salire sul carro del vincitore, il vero coraggio invece è sostenere gli atleti e le persone anche quando le cose non vanno bene.


Parla da campionessa ma anche da spettatrice?
Seguo tutto lo sport, da spettatrice mi affeziono alle tante storie. Gli atleti meritano rispetto. Il sostegno deve venire prima nelle sconfitte e poi nelle vittorie. Fin da piccola sono appassionata di Formula 1, sono ancora esaltata dall’impresa di Kimi Antonelli a Monza. Lo ammiro come pilota, mi diverte soprattutto vederlo fuori dalla pista, a 20 anni così umile, semplice e scherzoso. Le sue interviste sono un vero spasso.
Adesso tocca a lei, il 17 settembre il primo match. Agli Europei ha vinto due volte, nel 2019 e nel 2022.
Il titolo del 2019 lo porto nel cuore, era la prima medaglia importante nella categoria Elite, quindi nel mondo delle grandi. L’oro del 2022 è stato importante in vista del Mondiale che stava per arrivare, infatti cinque mesi dopo a Nuova Delhi divento campionessa del mondo, fu un anno pazzesco.
Cittadina onoraria di Assisi dove ha sede il Centro Nazionale di Pugilato. Dopo aver lasciato a 14 anni Torre Annunziata, il cuore dell’Umbria è ormai casa.
Assisi mi ha regalato pace e quiete, stare a contatto con la natura quando non mi alleno è un privilegio per riequilibrare mente e corpo. Vivo qui ormai da 15 anni, ma resto napoletana in tutto: puoi togliere un napoletano da Napoli ma non Napoli da un napoletano.
Come osserva il mondo attuale?
È un mondo sottosopra che terrorizza. Non sono una politica, non ho una bacchetta magica, ma da donna soffro molto nel vedere ciò che accade in termini di violenza e sicurezza. In molte zone c’è paura persino ad uscire di casa la sera e rincasare da sole. Sulla questione diritti, invece stiamo facendo tanti passi in avanti e questo va riconosciuto, dobbiamo ringraziare chi ha combattuto prima di noi negli ultimi 50 anni.


Una paura ricorrente?
Ho paura delle malattie, sono ipocondriaca. Chiamo mia sorella Lucia, laureata in Farmacia, ma lei mi fa diagnosi amplificandole, mi cita il male più brutto possibile, è più ipocondriaca di me. Ricevo mail con appuntamenti di visite che non ho mai prenotato. La chiamo: ma sei stata tu? Si Irma, mi avevi detto che avevi mal di gola.
Non rinuncerebbe mai a…?
A scrivere. Ho un diario che devo avere sempre con me. Sono in fila alla Posta? Inganno l’attesa e scrivo. Annoto tutto, quando ho un po’ di confusione scrivere i pensieri nero su bianco mi aiuta a metterli in ordine. A distanza di tempo mi piace rileggere ciò che ho scritto, a volte quasi non mi riconosco ma credo che sia naturale per tutti noi, è l’evoluzione del pensiero.


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