"Io e mia moglie siamo rinati attraverso l'amore. Io perché stavo morendo. Lei perché ha capito ancora di più quanto fosse importante la nostra relazione": parla Vittorio Emanuele Parsi

“Io e mia moglie siamo rinati attraverso l’amore. Io perché stavo morendo. Lei perché ha capito ancora di più quanto fosse importante la nostra relazione”: parla Vittorio Emanuele Parsi

“Siamo rinati attraverso l’amore. Io sono rinato perché stavo morendo, ma lei è rinata perché ha capito quanto fosse importante questa nostra relazione”: così Vittorio Emanuele Parsi a Vanity Fair. Il giornalista Santo Pirrotta ha incontrato il politologo al Festival Il Libro Possibile di Polignano a Mare, dove Parsi ha presentato il suo ultimo libro, Contro gli imperi. La democrazia tra guerra, potere e futuro. La lunga conversazione è stata però anche l’occasione per parlare della sua vita privata e di come sia cambiata dopo il grave problema di salute che lo ha colpito.

Era il 27 dicembre 2023 quando Vittorio Emanuele Parsi, ospite di Una montagna di libri a Cortina, accusò un forte dolore al petto e fu operato per una dissezione aortica. Quell’esperienza, spiega a Vanity Fair, gli ha insegnato “il valore e la grandezza della vita. Ma riconoscere la grandezza della vita significa anche capire che deve essere nutrita da grandi ideali. Dobbiamo fare in modo che questo attraversamento del tempo, in cui non abbiamo scelto di entrare e non sceglieremo di uscire, sia degno di essere vissuto, prima di tutto per noi stessi. Quando vedo tanta rassegnazione mi domando che cosa penseranno di noi le generazioni future, se avremo fallito nel compito di difendere la democrazia”.

A proposito delle parole pronunciate dalla moglie, la giornalista e conduttrice Tiziana Panella, sul loro rinascere insieme, Parsi aggiunge: “Non c’è alcun dubbio. Siamo rinati attraverso l’amore. Può sembrare retorico, ma non lo è. Io sono rinato perché stavo morendo. Lei, invece, è rinata perché ha compreso ancora di più quanto fosse importante la nostra relazione. Non significa che prima non lo sapesse, ma il peso della paura lo ha vissuto interamente lei, giorno dopo giorno, mentre io ero in coma e non ero cosciente. Quando mi sono risvegliato ho semplicemente preso atto di essere vivo ed ero felice. Lei, invece, aveva affrontato ogni giorno con la consapevolezza che avrei potuto non farcela”.

C’è spazio anche per il suo sport del cuore, il rugby: “Non posso più praticarlo, soprattutto per ragioni di età e di condizione fisica, ma continuo a seguirlo con grande passione. Con i miei ex compagni di squadra ci sentiamo ancora, siamo rimasti legati da un’amicizia fraterna. Erano presenti anche al mio matrimonio. Il rugby lascia un segno profondo… Mi ha insegnato la responsabilità e lo spirito di squadra. Ma lo spirito di squadra non è un alibi dietro cui nascondersi per fare meno. Al contrario, è ciò che ti permette di fare fino in fondo la tua parte”.

Ampio spazio, naturalmente, anche ai temi del libro Contro gli imperi. La democrazia tra guerra, potere e futuro. Parsi chiude l’intervista con un messaggio rivolto ai lettori: “La democrazia non si conserva da sola. Va difesa ogni giorno, con responsabilità, partecipazione e coraggio. Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte. Nessuno può cambiare il mondo da solo, ma ciascuno può contribuire a costruire una società più libera, più giusta e più forte. È questo il compito che abbiamo nei confronti delle generazioni che verranno”.

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