Io e l’odore di mare. Me lo sento dentro, qui a Rimini tutto è cominciato
Rimini, 2 agosto 2026 – Simona Ventura, 61 anni, giornalista e conduttrice televisiva, originaria di Bentivoglio (Bologna). Giovanni Terzi, 62 anni, giornalista e scrittore milanese. Si sono sposati il 6 luglio 2024 al Grand Hotel di Rimini. Dal 2019 la città malatestiana è il loro luogo del cuore per le vacanze di agosto. Ventura e Terzi, da oggi, intraprendono per il nostro giornale questo loro viaggio a Rimini, la città che li ha uniti. Dall’iniziativa ‘La Terrazza della Dolce vita’ alle vacanze trascorse con figli e genitori. Settimana dopo settimana, sveleranno tutte le bellezze di Rimini fino alla fine dell’estate.
Il racconto
Rimini è la prima città di mare che ho visto in vita mia. Avevo pochi mesi, quindi non è un ricordo che posso raccontare con precisione, però c’è, da qualche parte, in un posto che non è la memoria vera e propria, ma qualcosa di più antico. Un odore, forse. So che suona strano detto così, ma è la cosa più onesta che riesco a dire su Rimini: non la ricordo, me la sento proprio addosso. E questo, con gli anni, non è mai cambiato, anzi si è fatto più forte. Ci sono cresciuto dentro in quella città, ogni estate, fino quasi ai quattordici anni. Le vacanze con i miei, mia madre, mio padre, mio fratello.
Il Grand Hotel, la spiaggia, le giornate che sembravano non finire mai. Poi, crescendo, le prime uscite fuori casa nel senso vero della parola, il primo cinema, la prima discoteca, cose che a quattordici anni ti sembrano enormi e che dopo capisci essere stati solo l’inizio di qualcos’altro. Quando ho conosciuto Simona ho pensato una cosa semplice, quasi banale: volevo che anche lei sentisse quello che sentivo io. Non volevo spiegarglielo, anzi, ad essere sincero non potevo farlo, perché certe cose spiegate perdono qualcosa. Volevo farglielo sentire. E l’unico modo per farlo era portarla lì, dentro quei sapori, dentro quella luce particolare che ha il mare a fine agosto, e a un certo punto chiederle di sposarmi proprio in quel posto, senza pensarci troppo, perché certe decisioni o le prendi di pancia o non le prendi.

Baia Imperiale, anni ’90. La Terrazza“ del Grand Hotel Rimini. Il cinema teatro Fulgor restaurato
Abbiamo fatto una festa piccola, se si può dire piccola con cento coppie di amici selezionati con cura. C’è un pezzo di quella sera che mi torna in mente spesso: la strada dal Grand Hotel alla spiaggia, saranno stati centocinquanta metri, fatti a piedi, con la gente intorno che festeggiava, gente che non conoscevamo neanche, e che per una sera è entrata comunque dentro la nostra storia. A celebrare il matrimonio abbiamo voluto Stefano Bonaccini, un amico vero. Rimini per me non è solo la cartolina che tutti conoscono, il lungomare, la spiaggia. È il Tempio Malatestiano, è il Ponte di Tiberio, è il Teatro Fellini, il Fulgor tornato a nuova vita, il Museo Fellini. È una città che tiene insieme la sua storia romana con quello che sta costruendo adesso, senza che una cosa cancelli l’altra. Gli abitanti stessi, alla fine, sono un pezzo di quel monumento, tanto quanto le pietre. Ecco perché ho scelto Rimini per sposare Simona. Non ho scelto una location, come si dice adesso. Ho scelto di tornare dove tutto per me era già cominciato, e ho voluto farci ricominciare anche noi due. Da allora ogni estate torniamo al Grand Hotel con le nostre famiglie, le stesse vacanze di quando ero bambino, solo con altri nomi seduti al tavolo.