“Io, bimba ‘riccionese’. Rimini era una nemica, poi mi ha incantata”
Rimini, 2 agosto 2026 – Simona Ventura, 61 anni, giornalista e conduttrice televisiva, originaria di Bentivoglio (Bologna). Giovanni Terzi, 62 anni, giornalista e scrittore milanese. Si sono sposati il 6 luglio 2024 al Grand Hotel di Rimini. Dal 2019 la città malatestiana è il loro luogo del cuore per le vacanze di agosto. Ventura e Terzi, da oggi, intraprendono per il nostro giornale questo loro viaggio a Rimini, la città che li ha uniti. Dall’iniziativa ‘La Terrazza della Dolce vita’ alle vacanze trascorse con figli e genitori. Settimana dopo settimana, sveleranno tutte le bellezze di Rimini fino alla fine dell’estate.
Il racconto
Io Rimini, da bambina, la consideravo quasi una nemica. Mi sembrava lontana, misteriosa, quasi ostile. Ero riccionese, e a Riccione si sceglie sempre da che parte stare: o di qua o di là. Ho passato lì nove anni della mia infanzia, dai 3 ai 12 anni, perché mia madre affittava ogni estate una dépendance di quella che era stata la villa di Claretta Petacci, accanto all’hotel Carlton, e sono cresciuta con i ragazzini del posto e con il figlio dei proprietari del Carlton.
Ero riccionese dentro, non una turista di passaggio: ricordo che un’estate mangiai un’anguria gelata da uno di quei frigoriferi giganti e finii dritta in ospedale. Da allora cocomeri, angurie e i loro “cugini” cetrioli e meloni non li voglio vedere neanche dipinti. Poi sono arrivati gli anni Duemila e, con loro, il lavoro: gli anni d’oro delle discoteche romagnole, il Paradiso, la Baia Imperiale, il Prince, il Pineta di Chicco Cangini a Milano Marittima. Lì si viveva la notte dal vivo, e la popolarità, al tempo, si costruiva incontrando davvero le persone. Oggi invece, con il digitale quella voglia si è un po’ spenta. La vera svolta nel mio rapporto con Rimini è arrivata nel 2019, grazie a Giovanni.

Simona Ventura e Giovanni Terzi il giorno del loro matrimonio celebrato il 6 luglio 2024 a Rimini. Una festa con 100 coppie di amici tra Grand Hotel e spiaggia
Lui al Grand Hotel aveva passato tutta la vita, e quando ci sono tornata dopo tanto tempo, ne sono rimasta incantata: un’atmosfera antica e calda, ma allo stesso tempo moderna. Da quel momento non ci siamo più spostati dalla Romagna, e agosto per noi è diventato sinonimo di quel posto. Nel 2020 Paola Batani ci ha chiesto una mano per far ripartire la comunicazione del Grand Hotel dopo la chiusura per il Covid: è nata così ‘La Terrazza della Dolce Vita’, pochi amici all’inizio, poi la scoperta che le persone, uscite da mesi di solitudine, avevano davvero bisogno di rivedersi dal vivo.
Oggi siamo alla settima edizione, che cresce di anno in anno. Il Grand Hotel è diventato negli anni il ritrovo dei nostri figli, di mia madre e di mio padre e quei quindici giorni ad agosto, si preparano per mesi, con mia madre che sceglie i vestiti con largo anticipo. I ricordi lì dentro sono tanti, e sposarci proprio a Rimini ci è sembrato naturale, non una scelta scenografica, perché per noi significa casa, significa famiglia. Eravamo più di mille invitati, e abbiamo diviso il matrimonio in due: una festa a Milano e, a Rimini, cento coppie di amici al Grand Hotel. Oggi, quando guardo Rimini, non vedo più il posto ostile che vedevo da bambina: la vedo quasi come la Miami d’Italia, tra sport, danza, yoga e cultura, ed è lì che io e Giovanni pensiamo di tornare in pensione, magari a settant’anni, per passare il testimone a chi vorrà portare avanti quello che abbiamo costruito. Che la città un tempo nemica sia diventata la mia casa è una delle cose più belle che la vita potesse regalarmi.